PSC. Approvato il Documento Preliminare. Proviamo a fare il punto

Con la delibera n.90 del 15 ottobre 2008 la Giunta dell’Unione Terre di Castelli ha approvato il Documento Preliminare (e relativi allegati tecnici: Quadro conoscitivo e Valsat) del Piano Strutturale interComunale (PSC) dei cinque comuni dell’Unione: Castelnuovo Rangone, Castelvetro, Savignano, Spilamberto e Vignola. Giunge così al termine una prima fase di lavoro di oltre un anno in cui i tecnici, seguendo le indicazioni degli amministratori, hanno redatto gli apparati tecnici del PSC ed il primo documento “politico” di indirizzo. Il 10 settembre 2008, con deliberazione n. 73, la Giunta dell’Unione aveva approvato “tecnicamente” i documenti di piano. Quindi è seguita una discussione nelle Giunte Municipali e relativa approvazione e, di nuovo, l’approvazione (definitiva) nella Giunta dell’Unione. Il Documento Preliminare, un documento pubblico a partire dalla prima approvazione in Giunta, è stato quindi oggetto di discussione anche all’interno del Partito Democratico (una discussione che ha offerto suggerimenti per alcuni aggiustamenti). Ora può aprirsi la Conferenza di Pianificazione (che lavorerà per un tempo stimato di 3-6 mesi). Quindi l’adozione da parte dei Consigli comunali, sperabilmente prima del termine della legislatura. Il Documento Preliminare – un testo di 250 pagine – è oggi disponibile nel sito web del PSC (un sito ancora scarno, in verità!).  L’importanza del Documento Preliminare non va sopravvalutata (potrà essere modificato a seguito dei lavori della Conferenza di Pianificazione), ma neppure sminuita: è infatti il primo documento ufficiale dove le cinque amministrazioni comunali enunciano le linee guida dello sviluppo del territorio e delle “attività” sociali ed economiche che contiene. Conviene dunque prenderlo seriamente. Una lettura “critica” – di questo ne sono convinto – è il modo migliore per “assimilarlo”.
[1] Una prima questione di rilievo riguarda gli assunti demografici (e, soprattutto, gli “assunti” di crescita demografica). Il Documento Preliminare “fa propria” una previsione di crescita della popolazione del territorio dell’Unione di poco superiore al 22% in quindici anni (al 2023) (vedi le pp. 43 e seguenti). Si tratta di una assunzione discutibile e metodologicamente non corretta. Per un semplice motivo. Non è corretto prendere l’andamento storico (di crescita demografica) degli ultimi dieci anni e proiettarlo nel futuro, come se questo fosse un destino di questo territorio. E’ vero che la popolazione dell’Unione è destinata a crescere (per la pressione dei processi migratori), ma il “quanto crescere” non è affatto indipendente dalle scelte delle amministrazioni comunali (per una discussione più articolata vedi). Il “quanto crescere” dipende, infatti, anche da quante unità abitative sono state “previste” dai vigenti strumenti di pianificazione urbanistica (i PRG). E da quelli in fase di definizione (il PSC, appunto). Quanto crescere è dunque anche una decisione politica e come tale va trattata (cioè assunta). Sarebbe bene liberare definitivamente il Documento Preliminare da una terminologia e da ragionamenti che inducono a pensare che sia all’opera solo il fato!

Attuali "case popolari" in via Raffaello Sanzio. Ora servono interventi nuovi per l'edilizia sociale

Attuali"case popolari" in via R.Sanzio. Ora servono interventi nuovi per l'edilizia sociale

[2] Per intenderci. Il Documento Preliminare del PSC assume che Vignola arrivi a 28.350 residenti al 2023. Afferma che tale dato è in linea con le previsioni della Provincia e della Regione. Ma queste previsioni sono calcolate con un metodo grossolano: prendendo i trend storici e proiettandoli nel futuro. Noi sappiamo però che la crescita demografica di un comune (dunque anche della Vignola degli ultimi 10-15 anni) ha due componenti: (1) c’è una componente di “densificazione” della popolazione (es. quando una unità abitativa è lasciata libera da una famiglia di italiani – dimensioni medie: 2,5 persone – ed è occupata da una famiglia di stranieri – dimensioni medie: 4 persone); (2) ma c’è anche una componente legata all’aggiunta di unità abitative, ovvero alla crescita del territorio urbanizzato (300 alloggi alle Coorti + 100 alloggi di edilizia convenzionata; un PRG approvato nel 2001 che prevede 800 unità abitative in più). Mentre la componente (1), di “densificazione” della popolazione residente, non può essere controllata dall’amministrazione comunale, la componente (2), realizzazione di nuova edilizia residenziale, discende chiaramente dalle politiche urbanistiche. La componente (1) ci dice che Vignola è destinata comunque ad una crescita demografica (che pure è possibile stimare), in conseguenza di una pressione migratoria scatenata dal buon andamento dell’economia di questo pezzo di Emilia. Manovrando la componente (2) possiamo decidere, con una certa approssimazione, a quale valore di crescita demografica far giungere Vignola nei prossimi anni. Per questo dico che l’assumere 28.350 residenti al 2023 è comunque una decisione politica! Ed è una decisione che deve riuscire a comporre nel modo più armonico possibile diverse esigenze: il finanziamento della città pubblica (scuole, impianti sportivi, aree verdi e altri servizi pubblici) e la realizzazione di quote di edilizia “sociale” (sul tema vedi1 e vedi2), ma anche (ebbene sì) la tutela di un territorio già intensamente insediato (Vignola è il 10° comune, dei 341 dell’Emilia-Romagna, per densità abitativa!) ed anche più attenzione alla “sostenibilità ambientale” (traffico, inquinamento, ecc.), alla “sostenibilità sociale” (la capacità di integrazione degli immigrati), alla qualità della vita. L’impressione è che in un contesto, come quello della provincia di Modena, in cui si “accetta” una prospettiva di “crescita” (con punte più forti a Modena e Castelfranco Emilia) sia salutare, per il nostro territorio, cercare di crescere (dal punto di vista demografico ed insediativo) meno della media provinciale. E’ una garanzia in più di salvaguardia di questo territorio (e del relativo paesaggio) che, ancora oggi, è un elemento di valore certamente in ambito provinciale (pensiamo al distretto delle ceramiche ed ai territori attraversati dalla via Emilia).
[3] Dove la filosofia del Documento Preliminare è assolutamente condivisibile è relativamente alla “densificazione” e “compattazione” della città. Impedire un ulteriore consumo di territorio. Limitare la crescita alle aree già compromesse, ovvero già edificate. Ovvero puntare alla riqualificazione di aree oggi degradate o non congrue (insediamenti produttivi circondati da aree residenziali). Ed in queste aree sfruttare maggiormente il fattore altezza. Insomma possiamo pensare di far crescere (un po’) in altezza un certo numero di edifici se in questo modo possiamo evitare di consumare ulteriore territorio. Ugualmente importante è il rafforzamento della tutela delle zone agricole – per evitare che “villettopoli” si trasferisca in campagna. Il tema è trattato alle pp.66-72. Il documento riconosce che la capacità di tutela è risultata differenziata dal punto di vista territoriale: più alta a Castelnuovo Rangone, assai più bassa a Vignola e Savignano sul Panaro (vedi il confronto tra le norme di tutela del territorio rurale a pag.71). Ma imbocca la strada di un innalzamento generalizzato della salvaguardia delle aree agricole.

Uno dei nuovi interventi di edilizia residenziale a Vignola

Uno dei nuovi interventi di edilizia residenziale a Vignola

[4] Il Documento Preliminare assume l’esigenza “di una strategia di politica industriale non difensiva che assuma l’obiettivo di conservare la vocazione manifatturiera dell’Unione, qualificandone la presenza e innovandone la struttura” (p.110). A tal fine individua tre direttrici di lavoro: (1) la qualificazione delle attività produttive esistenti; (2) lo sviluppo di nuove filiere ad elevato valore aggiunto; (3) la valorizzazione di capitale umano qualificato. Gli ultimi due punti trovano espressione nel progetto del “Parco Scientifico Tecnologico” dell’ex-SIPE – un progetto che dovrà essere chiarito entro la fine del 2008 (incubatore di spin off di secondo livello che il Tecnopolo modenese prevede di localizzare in quell’area; e poi cos’altro?). Inoltre il documento prevede la realizzazione di un insediamento produttivo sovracomunale (con le caratteristiche dell’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata – APEA), plausibilmente da collocarsi a Nord della Pedemontana (seguendo i ragionamenti, condivisibili, del Piano delle strategie del 2006 sulla partizione del territorio effettuata dal nuovo asse viario), anche al fine di dare occupazione a 1.700 addetti. Anche qui occorre osservare che non esiste nessun meccanismo automatico che debba far discendere la previsione di insediamenti produttivi da una stima della crescita demografica (come fa invece il Documento Preliminare). Potrebbe essere preferibile mantenere un (relativo) squilibrio tra offerta di residenza ed offerta di occupazione. Così è stato in effetti sino ad ora ed anzi questo – il basso consumo di territorio per insediamenti produttivi ed il basso impatto dell’industria – è stato riconosciuto come un “pregio” del territorio vignolese. L’impressione è che fino a quando non verrà dischiuso il contenuto del “progetto PST-SIPE” questa sezione sia destinata a rimanere un po’ indeterminata.
[5] Ultima considerazione. C’è, a mio modo di vedere, un elemento di fragilità nel nesso (assai debole) tra il Documento Preliminare del PSC (del 2008) ed il Piano delle Strategie adottato dall’Unione Terre di Castelli (nel 2006). Chi si prendesse la briga di leggere e confrontare i due documenti scoprirebbe che tratteggiano scenari significativamente diversi. Il Piano delle Strategie 2006 individua come mission di questo territorio quello che definisce il “Parco europeo dell’ospitalità”: un sistema ricettivo, ricreativo, culturale in grado di intercettare una quota di flussi turistici anche internazionali (vedi). L’obiettivo individuato era il seguente: “valorizzazione dei beni culturali e naturali … per creare un sistema integrato di qualità attraverso il quale competere con altri territori per essere visibili all’interno degli scenari nazionali ed internazionali nell’offerta di turismo.” (p.IV) Il Documento preliminare, invece, scarta sostanzialmente questa prospettiva, affermando: “Per il territorio dell’Unione non si può sicuramente parlare di una vera e propria economia turistica riconoscibile nella attuale configurazione economica e neppure è ipotizzabile credibilmente nello scenario di prospettiva.” (p.114) Esso, invece, mette al centro dello sviluppo economico non solo attuale, ma anche futuro, l’industria manifatturiera. Si parla della “centralità della presenza manifatturiera nella identità territoriale dell’area di Vignola” (p.19). Mentre l’indicazione è a ricercare uno sviluppo ancora (più) trainato da un’industria vocata all’export, non certo dai consumi interni (p.25; p.109). Si prospetta “una strategia di politica industriale non difensiva che assuma l’obiettivo di conservare la vocazione manifatturiera dell’Unione” (p.110). L’impressione è che il Piano delle Strategie del 2006, con la sua enfasi sulla “confezione” del territorio e sul marketing territoriale (e paesaggistico), abbia trascurato elementi assai importanti. L’assenza di ragionamenti articolati sulla struttura economica dell’area vignolese e la sua evoluzione la si paga oggi che dal piano delle strategie si dovrebbe far discendere una quota non trascurabile di obiettivi per la pianificazione territoriale (PSC). Ad esempio risalta chiaramente la debolezza delle “strategie” relative all’attività agricola, da tempo il settore economico più sofferente (vedi). Ne consegue una vaghezza nella definizione degli strumenti di potenziamento della redditività e di ricambio generazionale, senza i quali, però, il settore è destinato a lento e progressivo declino.
[6] Ci sarebbe in realtà ancora da dire sul tema della partecipazione, del coinvolgimento della città in questo processo di pianificazione, di “disegno” del futuro della città e del suo territorio. Ma ho già scritto sull’argomento di recente (vedi).

2 Responses to PSC. Approvato il Documento Preliminare. Proviamo a fare il punto

  1. Marcello ha detto:

    Mi sembra molto grave la superficialità nelle previsioni demografiche e non solo del DP. Sarà opportuno leggere il documento e analizzarlo con calma per ulteriori analisi

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Come ho provato ad argomentare sia nelle discussioni fatte nel PD sul PSC, sia su questo blog (e come dirò anche in Commissione consiliare, convocata per mercoledì 5 novembre, ore 19 in municipio – a proposito: le sedute sono pubbliche, chi è interessato può partecipare) l’assunzione degli scenari demografici realizzati su scala più ampia del territorio di riferimento (dunque su scala provinciale o regionale) implica un doppio errore, metodologico e politico. Che il numero dei residenti sia destinato a crescere è un fatto. Che debba crescere del 22% in 5 anni (previsione per il territorio dell’Unione nel suo complesso) è invece anche una decisione politica. Ed è per sostenere o confutare questa decisione che occorre produrre argomenti. In ogni caso la discussione (pubblica) inizia ora.

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