Minori stranieri a scuola. Lavoriamo per il futuro di tutti!

La crescita della presenza di immigrati stranieri si è tradotta, soprattutto negli ultimi anni, in una crescente presenza anche di minori stranieri. Si tratta della cosiddetta “seconda generazione”, ovvero dei figli di immigrati stranieri giunti nel nostro paese con pochi anni di vita oppure nati in Italia. Nel 2006 erano, in Italia, più di 585mila (cresciuti del 65% negli ultimi 5 anni). I minori frequentanti una scuola, nell’anno scolastico 2007/2008, erano invece poco più di 501mila (+109% rispetto a 5 anni prima). Come ricorda un’indagine del Censis, del gennaio 2008, “il fenomeno più nuovo riguarda però l’aumento degli stranieri nel segmento formativo più elevato, rappresentato dalla scuola secondaria superiore, che nel 2002/2003 contava circa 34.000 studenti e cinque anni dopo 102.829.” (Censis, Vissuti ed esiti della scolarizzazione dei minori di origine immigrata in Italia. Sintesi dei risultati, Roma, gennaio 2008, p.1; vedi) L’Emilia-Romagna è la regione che vede la percentuale più alta di minori stranieri tra la popolazione scolastica (10,7%) (vedi), anche se, in valore assoluto, il primato va alla Lombardia, seguita dal Veneto. Per facilitare l’inserimento scolastico dei minori stranieri, per “recuperare” diffusi handicap linguistici e per promuovere il riconoscimento delle differenze culturali (progetti “intercultura”) le istituzioni scolastiche, spesso con il supporto ed il finanziamento degli enti locali, hanno attivato negli anni diversi progetti ad hoc. Il Censis evidenzia, tuttavia, una certa “fragilità” dovuta all’incertezza delle risorse, quasi che lo stato italiano ritenga che il problema sia destinato a risolversi nel breve periodo. Ed in effetti, ma non si vuole aprire qui un nuovo fronte polemico, nei ragionamenti del ministro Gelmini non c’è traccia dell’esigenza di rafforzare programmi (e risorse) per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri. Eppure vi sono segnali che suggeriscono di non trascurare il problema, come, ad esempio, il fatto che gli studenti stranieri hanno, molto più frequentemente di quelli italiani, un’età anagrafica maggiore di quella prevista dall’ordinamento scolastico per la classe frequentata (vedi l’articolo di Corrado Bonifazi su Neodemos.it). Oppure vista la tendenza ad incanalare la “carriera scolastica” in direzione degli istituti professionali e tecnici con il risultato, in alcune realtà, di risultare una sorta di “ghetti” scolastici. Problemi si riscontrano anche sul versante delle famiglie, visto che “i giudizi negativi nei confronti dei rapporti con i genitori italiani aumentano nella scuola secondaria superiore, laddove il 23,2% delle famiglie immigrate si dichiara del tutto insoddisfatta contro il 14,0% registrato nella scuola primaria.” (Censis, 2008, p.47) In ogni caso diverse indagini evidenziano che i figli di immigrati stranieri soffrono di un netto differenziale in termini di rendimento scolastico rispetto ai “nativi” italiani – e ciò anche a prescindere dalle determinanti socio-economiche (vedi l’articolo di Anna Di Bartolomeo su Neodemos.it).

Adrian Paci (Home to go, 2001) tratta il tema dell'uomo errante

Adrian Paci, albanese, con Home to go (2001) tratta il tema dell'uomo errante

Qual è la situazione a Vignola? Presso il circolo didattico di Vignola (scuola dell’infanzia e scuola elementare) risultano 303 alunni di nazionalità straniera (su 1.615), pari al 18,6% del totale. Presso la scuola media L.A.Muratori gli alunni stranieri sono 138 su 676, pari al 20,4% (entrambi i dati si riferiscono a marzo 2008). E’ plausibile che la minore presenza percentuale degli alunni stranieri presso le scuole del circolo didattico sia dovuto anche al minore tasso d’iscrizione presso la scuola dell’infanzia (una pratica, in realtà, da sostenere il più possibile, così da favorire un precoce apprendimento della lingua italiana che più tardi, alla scuola elementare, va a vantaggio dell’alunno e della sua classe). La presenza di alunni stranieri si riscontra anche nelle scuole medie superiori, anche se in modo vistosamente differenziato. Sono infatti 70 all’Istituto A.Paradisi (su 1.206 alunni), pari al 5,8%. E già qui si trovano differenziazioni ulteriori: 19 sono iscritti al Liceo (3,2%), 51 all’Istituto Tecnico Commerciale (8,4%). Ma è soprattutto all’Istituto P.Levi che si registra la più alta concentrazione: 211 alunni stranieri su un totale di 1.012 (pari al 20,8%). Ed anche qui le differenze interne sono significative con i due indirizzi professionali, quello industriale e quello commerciale-turistico, che vedono gli alunni stranieri pari rispettivamente al 44,1% ed al 24,3%. Solo 3 su 137 (2,2%), invece, gli alunni stranieri all’Istituto professionale per l’agricoltura “L.Spallanzani”, sede di Vignola (dati relativi all’anno scolastico 2007/2008).

Presenza (in percentuale) di alunni stranieri nei diversi indirizzi dell'istruzione superiore di Vignola

Presenza (in percentuale) di alunni stranieri nei diversi indirizzi dell'istruzione superiore di Vignola

Tendenza alla “ghettizzazione” o, per usare un termine più corretto, ad una concentrazione “anomala”? Sembra proprio di sì. Ed a questo dato occorre aggiungere quello di una età maggiore rispetto a quella prevista per la classe frequentata: così per il 60% degli stranieri all’Istituto Paradisi e per il 76,4% all’Istituto Levi. Sono dati che debbono fare riflettere sull’effettiva capacità della principale istituzione – la scuola – che, per quella fascia d’età, dovrebbe esercitare una primaria funzione di integrazione. Dati che fanno pensare che mancano solidi e diffusi programmi ed iniziative di sostegno al percorso scolastico degli alunni stranieri (magari non solo per loro), che evidentemente esibiscono una sovrapposizione di difficoltà linguistica e difficoltà sociale. E’ preoccupante, però, anche l’assenza di un sistema informativo che consenta di monitorare il fenomeno e, producendo tali dati, inviti le istituzioni scolastiche e gli enti locali a potenziare le azioni di contrasto delle difficoltà di inserimento e di carriera scolastica (magari con potenziate risorse statali!). Il fenomeno non va infatti sottovalutato potendo innescare fenomeni ancora più preoccupanti. Gli stranieri giunti da adulti in Italia si adattano senza grandi problemi anche ai lavori più umili (tollerando occupazioni non coerenti anche con titoli di studio elevati), risultando comunque gratificati economicamente (in rapporto al paese di origine). Le seconde generazioni, invece, maturano le stesse aspettative dei loro coetani italiani e dunque sono meno in grado di tollerare un esito di “confinamento” in occupazioni di basso profilo. E la scuola, che pure dovrebbe contrastare questi processi offrendo chances di carriera (innanzitutto scolastica) senza significative differenze tra alunni italiani e stranieri, in realtà riesce a fare abbastanza poco (o comunque meno di quello che dovrebbe). In ogni caso le “seconde generazioni” aspirano a svolgere lavori migliori di quelli svolti dai loro genitori, come evidenzia anche un’indagine svolta sui minori stranieri in Lombardia (vedi il saggio di Patrizia Farina e Laura Terzera in Stranieri in Italia. Trent’anni dopo; vedi).

Distribuzione per indirizzo scolastico degli stranieri frequentanti gli istituti di istruzione superiore di Vignola (totale 281 alunni stranieri)

Distribuzione per indirizzo scolastico degli stranieri frequentanti gli istituti di istruzione superiore di Vignola (totale 281 alunni stranieri)

Vi è tuttavia un secondo fattore che dovrebbe essere monitorato ai fini della valutazione dell’integrazione sociale: il grado di “chiusura” nel gruppo etnico. L’impressione è che, mentre negli ordini scolastici inferiori prevalgano reti amicali aperte, indifferenziate, con il passaggio all’adolescenza ed agli ordini scolastici superiori non sia più così e si accentui la chiusura delle reti amicali sul gruppo etnico. Un processo che, se confermato, porterebbe a percorsi che configurano una sorta di “auto-reclusione” sociale e riducono, in tal modo, le chances di mobilità sociale. Un processo, dunque, che andrebbe anch’esso contrastato, magari con iniziative extra-scolastiche, tipo la promozione della pratica sportiva o di attività di gruppo “misto”. Sono rimasto colpito, ad esempio, nel frequentare i tornei di scacchi per ragazzi (accompagnando mio figlio di 8 anni) dalla presenza molto elevata di ragazzi stranieri, delle più diverse nazionalità. Più sport, più associazionismo, più … tornei di scacchi per tutti per favorire una più solida integrazione, dunque!

I dati relativi alla presenza di alunni stranieri nelle scuole di Vignola sono tratti da materiale prodotto nell’ambito del Forum dei cittadini stranieri dell’Unione Terre di Castelli e dalla risposta ad una interrogazione avanzata dal sottoscritto al Presidente dell’Unione.

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