All’armi! Una riflessione di Maurizio Montanari

La retorica è forse l’arte alla quale appellarsi per cercare di capire il vantaggio che la destra dimostra nei sondaggi, proprio per evitare di arrendersi all’evidenza del vecchio adagio: una nazione ha i governanti che si merita. Prestiamo attenzione all’ultima grande opera mediatica messa in piedi con clangore di spade dagli organi governativi (un bel mucchio, direi). Fase uno: C’è bisogno di sicurezza! Perbacco! Ovvio, si tocca un tasto dolente. Nessuno mai oserebbe affermare che viviamo meglio insicuri e con criminali per le strade. Fase due: ci vogliono i soldati per le strade! Le divise tra la gente! Pezzo da novanta lanciato nella quiete del mezzogiorno delle famiglie italiane. Da quel momento in poi la discussine si è volutamente polarizzata tra chi sosteneva che c’era bisogno di soldati per le strade, utili ad affermare la presenza della legge e la forza dello stato. E nessuna controparte, se non creata. Infatti la famosa sinistra che “non vuole sicurezza e osteggia la legge” non c’è stata. Perché nessuno di sinistra di buon senso ha mai detto: “no, ci vuole meno sicurezza”. Badate, la discussione non ha seguito più i binari logici, ma solo quelli del sensazionalismo. Ha cioè imboccato un estremo innegabile, arte retorica, portandolo avanti a gran voce come ovvietà non contrastabile. La logica è quella del “meglio la grandine che vi rovina la casa e sfascia l’automobile, o il sole caldo e tiepido?” Posta così la discussione non può che portare ad una risposta certa, perché appunto è polarizzata in tal senso. Questa affermazione non tratta delle infittite strade percorribili tra i due estremi  dalla pioggia, al vento, al sole torrido, ecc.), ma, appunto, non volendo essere discussa, tiene conto solo dell’estremo. Così l’abilità del Governo è consistita proprio nel affermare questo tipo di logica, quella cioè dell’iperbole che non fa i conti col reale. Vale a dire: impossibilità di reperire i soldati. Difficoltà di sovrapposizione con forze dell’ordine (che giustamente si sono indignate) che questi compiti già li assolvono, e che si sono visti ridurre i denari da questa finanziaria. Impraticabilità di dispiegare militari come utili all’ordine pubblico perchè non formati, e dunque, bisongosi di un collega carabiniere o poliziotto che gli facesse da guida.

Il governo ha battuto in modo pervicace questa strada per molto tempo, ponendo alla popolazione un’unica scelta possibile: “vuoi la delinquenza libera e selvaggia o i militari per le strade?”. Ovviamente l’opinione pubblica si è progressivamente spostata e cementata sulla secondo opinione. I telegiornali hanno riportato fior di sondaggi. Il ministro apposito si è detto soddisfatto dell’orientamento del popolo. Ha deriso la sinistra che invece lavorava per l’altra opzione. E alla fine il cittadino, che ha assisto ad un solo e reiterato spettacolo virtuale, si è sentito rassicurato dalla scelta del governo. Ma il tutto fa a meno di un dato reale: non è vero! I soldati non ci sono. Nessuno ne ha mai visto uno in città piccole, medie o grandi. Tutti, proprio tutti, lo possono constatare. Salvo, forse, in alcune città campione, si è trattato solo di un esercizio di convincimento basato su intuizioni, portate come verità, senza alcun fondamento. La realtà incontrovertibile è che il dato non è vero. Non è vero a Modena, a Bologna, a Firenze. A Milano, a Catania. A Vignola, al Bettolino. A Savignano. Ma ormai il gioco della propaganda aveva avuto il suo corso. L’idea di un gooveno che si batte strenuamente per la sicurezza contro la debosciata sinistra che chiude gli occhi sul crimine era passata. E a nessuno, potenza dei media, viene più in mente di vedere se esiste corrispondenza tra il virtuale ed il reale.

Maurizio Montanari mi ha trasmesso questo post. Il tema è rilevante e dunque merita una riflessione, almeno per chiunque si interroghi sul significato del termine “democrazia” nella società contemporanea. Sappiamo da tempo – almeno dai lavori di Max Weber e Joseph A.Schumpeter – che c’è uno scarto tra teoria e realtà della democrazia. Oggi, inoltre, assistiamo (perplessi ed incapaci di comprendere) a fenomeni “nuovi”, almeno per l’intensità con cui si dispiegano. “Armi di distrazione di massa” le ha chiamate Pierluigi Bersani, ministro ombra del Partito Democratico. “Emergenza ballismo” ha allertato un giovane del PD. In effetti i primi mesi del governo Berlusconi hanno evidenziato l’esistenza di un corto circuito tra politica “populista” (una politica che “semplifica” i propri messaggi e le proprie decisioni e confronta i propri atti non con la realtà, ma con l’effetto che producono sull’opinione pubblica, usando a tal fine i sondaggi), sistema dei mass media e “sentimento” popolare. Proprio con riferimento a ciò si è aperta, su La Repubblica, una discussione sul “format” della politica – avviata da Edmondo Berselli – su cui bisognerà ritornare (AP).

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