Gelmini: in suo favore non si trovano (buoni) argomenti

Nei giorni scorsi due studiosi autorevoli sono intervenuti sulla stampa in difesa del ministro Gelmini e della sua “riforma” della scuola elementare. Si Tratta di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera del 28 settembre (vedi) e Luca Ricolfi su La Stampa del 25 settembre (vedi). Panebianco, docente di scienza politica, esponente liberale, critico da tempo della sinistra, anche in questa occasione critica il Partito Democratico perché – a suo dire – si è accodato alla posizione della Cgil: “il Partito Democratico preferisce ripercorrere l’antica sponda: quella della «mobilitazione», della sponsorizzazione dei sindacati, anche quando questi difendono posizioni indifendibili.” Ricolfi, sociologo acuto e critico in modo “bipartisan” (ha documentato minuziosamente  il non rispetto del “contratto con gli italiani” del governo Berlusconi 2001-2006, vedi; ma ha anche criticato lo snobismo e la pretesa di superiorità morale della “sinistra”, vedi) difende i provvedimenti della Gelmini, osservando che non è affatto vero che la scuola elementare va bene, visto che negli ordini scolastici superiori gli studenti si rivelano “ignoranti” e questo andrebbe imputato anche ad un deficit di preparazione che avviene anche all’inizio del percorso scolastico.

Vignetta di Altan, da La Repubblica

Vignetta di Altan, da La Repubblica

La forza di una argomentazione si misura nella capacità di resistere alle critiche che le vengono rivolte. Il confronto con Panebianco e Ricolfi consente dunque di mettere in luce la validità degli argomenti che sorreggono il giudizio negativo espresso da molti nei confronti dei provvedimenti del ministro Gelmini. Questo è quello che proverò ad argomentare. Partiamo da Luca Ricolfi – persona che peraltro stimo, proprio per la sua assenza di partigianeria. E però in questa occasione prende un abbaglio. Vediamo perché. Afferma Ricolfi: “Se la scuola elementare italiana fosse così ben congegnata come ripetono i suoi paladini, forse non osserveremmo quotidianamente quel che invece osserviamo. E cioè che sia nelle scuole medie sia (incredibilmente) all’università tantissimi ragazzi, oltre a fare errori di grammatica e ortografia con cui un tempo nessuno avrebbe preso la licenza elementare, non sanno organizzare un discorso né a voce né per iscritto, non sono in grado di progettare una tesi o una tesina, non conoscono il significato esatto delle parole, fanno sistematicamente errori logici, non sanno spiegare un concetto né costruire un’argomentazione, insomma non capiscono e non riescono a farsi capire se non in situazioni ultra-semplici”. Supponiamo per un attimo che la responsabilità di tutto ciò sia effettivamente della scuola elementare. Che cosa ne consegue? Forse che per risolvere questi problemi la corretta soluzione è il maestro unico, una riduzione dell’orario scolastico (24 ore di orario “ordinario”), ed un aumento del numero di alunni per classe (un numero che il ministro vuole portare a 30, contro i 25 attuali)? Luca Ricolfi potrebbe anche aver ragione ad evidenziare che anche la scuola elementare può e deve migliorare di qualità. Ma se fosse onesto dovrebbe riconoscere che i provvedimenti del ministro Gelmini non hanno nulla a che fare con questo obiettivo, anzi, contribuiscono ad un impoverimento della scuola elementare, ad un suo abbassamento di qualità. Non si vede infatti come maestro unico, riduzione dell’orario della didattica, aumento del rapporto alunni/insegnanti possano contribuire a migliorare la qualità della didattica. Ma Anche Angelo Panebianco si fa trascinare dalla foga nel valutare il tasso di riformismo del PD. Egli giunge alla conclusione un po’ affrettata che, poiché il PD è contrario ai provvedimenti del ministro Gelmini, questo significa che sia in difesa dello status quo nella scuola. Perché si debbono fare ragionamenti così grossolani? Perché non riconoscere semplicemente che i provvedimenti del ministro Gelmini sono assolutamente inadeguati rispetto all’obiettivo di qualificazione della scuola? E che, anzi, tali provvedimenti (come risulta oggi evidente a tutti coloro che hanno seguito lo sviluppo della vicenda tra agosto e settembre) rispondono essenzialmente all’obiettivo di spendere meno e, per questo, non potranno contribuire al miglioramento della qualità della didattica? Insomma i “buoni argomenti” non si inventano e, come risulta oggi estremamente chiaro, a sostegno dei provvedimenti della Gelmini non ci sono argomenti “buoni”. Anzi, le informazioni più recenti inducono ulteriori preoccupazioni. Classi più ampie alla scuola dell’infanzia (pure a fronte dell’abbassamento dell’età di ingresso: 2,5 anni) (vedi). Classi più numerose anche negli ordini scolastici superiori (vedi). Tutti provvedimenti che non porteranno ad una maggiore qualità della didattica. Inoltre – ultima “chicca” – si prospetta l’abolizione della gratuità per tutti dei libri di testo alle elementari. La motivazione? “Distribuire meglio le risorse” – risponde il ministro Gelmini su Il Giornale del 2 ottobre (vedi). Peccato che questo argomento non sia credibile in bocca ad un esponente del governo che ha cancellato l’Ici anche per i nuclei familiari più ricchi. Perché per i libri di testo (spesa complessiva dello Stato: 65 milioni di euro) dovrebbe valere quello che non vale per l’Ici (circa 3 miliardi di euro)? Perché il “test sui mezzi” dovrebbe essere introdotto per i libri di testo e non per l’Ici? A questa domanda il ministro Gelmini ed il governo Berlusconi non sono in grado di dare una risposta razionale. Una ulteriore prova del fatto che il principale obiettivo dei provvedimenti del ministro dell’Istruzione è quello di risparmiare sulla spesa e, dunque, di soddisfare le richieste del ministro dell’Economia Tremonti. E’ davvero possibile pensare che le cose non stiano così? Insomma, alla fine risultano davvero molto, ma molto più convincenti le considerazioni di esponenti del PD come Pierluigi Castagnetti, senatore, che su Europa del 2 ottobre ha ricordato, sinteticamente, ma con grande chiarezza, le ragioni della critica ai provvedimenti del ministro Gelmini (vedi).

Intanto, è notizia di queste ore (vedi), anche Cisl e Uil si dichiarano pronte, dopo il deciso pronunciamento della Cgil, allo sciopero generale del settore scuola se il governo non andrà a modificare i provvedimenti sulla scuola elementare (AP, 5 ottobre 2008).

2 Responses to Gelmini: in suo favore non si trovano (buoni) argomenti

  1. jessy ha detto:

    Io penso che questa riforma indetta dalla Gelmini sia un passo avanti contro la mala istruzione! Ma secondo voi è giusto che un bambino di 6-10 anni debba avere ben 5 maestri diversi se non 6 se contiamo anche quello di lingue?secondo me tutto ciò è uno spreco di risorse, perchè invece di avere un maestro che sia competente a fare tutte le materie c’è ne siano altri 5 che nel frattempo si prendono gli stipendi mensili e non insegnano niente di più e niente di difficile che un maestro unico possa fare!Ma vi pare giusto inoltre che una maestra solo per fare quelle 4 ore la mattina prenda i suoi 1200 euro per insegnare appunto delle cose che anche solo una persona potrebbe fare? non siamo alle medie o alle superiori qui, ma parliamo di scuola elementare.. e se ricordate bene, diversi anni fa, nelle scuole elementari c’era il maestro unico, adesso da un pò di tempo hanno cambiato le cose, ovviamente perchè così è meglio.. tanti maestri in più che se ne vanno con uno stipendio!!! e tutti che fanno i maestri… A CARICO DELLO STATO! ma che faccia bene la Gelmini… sono super favorevole!

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Cara Jessy, nel tuo commento fai un po’ di confusione tra due aspetti che invece è bene distinguere. Il primo aspetto concerne l’efficacia della didattica. Io non ho ancora trovato qualcuno che sappia spiegare per quale motivo la qualità della didattica dovrebbe migliorare passando da tre maestri/e al “maestro unico”. Mi sembra evidente che la divisione del lavoro, consentendo una maggiore specializzazione, renda più probabile una didattica più competente ed efficace. Detto questo siamo liberi di discutere se i maestre debbano essere tre, quattro o cinque. Od anche se non risulti opportuno impedire un eccesso di figure insegnanti nella classe. Il secondo aspetto che tu citi è quello dei costi. Con l’organizzazione delle classi a moduli è previsto un (limitato) numero di ore di compresenza in classe. Sono ore che possono essere impiegate in modo flessibile, per organizzare una didattica più personalizzata così da rispondere al meglio alle esigenze del gruppo-classe (sostegno agli alunni in ritardo con gli apprendimenti, potenziamento dell’insegnamento linguistico per gli alunni stranieri, ecc.). Possiamo anche discutere della congruenza di questo “pacchetto” di ore rispetto ai bisogni didattici. Ma l’operazione della Gelmini è un’altra cosa: si parte dai tagli imposti da Tremonti alla spesa statale per l’istruzione. Il compito affidato al ministro Gelmini è quello di travare il modo (il più indolore possibile?) per concretizzare questi tagli. Se ricostruisci l’intera vicenda, sviluppatasi in agosto, la cosa diventa chiara. Se ti leggi gli interventi al dibattito (in modo “imparziale”, come ho provato a fare io pur essendo “uomo di partito”) ti convinci che l’operazione del Governo è di quelle che faranno “male” alla scuola, nel senso che ne abbasseranno la qualità. Ciao
    Andrea Paltrinieri

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