Dialogo e semafori. Una nota di Maurizio Montanari

Ricevo da Maurizio Montanari questo testo che legge la vicenda T-Red dal punto di vista della comunicazione tra amministrazione comunale e cittadini. Il tema è di grande interesse e merita una doverosa riflessione.

”Non le lotte o le discussioni devono impaurire, ma l’ignavia e l’unaminità dei consensi.” (Luigi Einaudi)

Stavo per scrivere due righe nel merito della mirabile vicenda dei due criminali che inseguono un uomo che ha rubato biscotti, lo accoppano gridando “negro ti ammazziamo”, mentre la stampa governativa proclama che “non si tratta di un aggressione razzista”. Insomma, di queste facezie del tempo della Destra mi interessavo, quando sono uscito a prendere un caffè. “Eccoli! Ladri, tutti uguali! Rubano tutto! In galera! Non li voto!” A cosa si riferivano le diffusissime voci dei Vignolesi che si potevano udire dal percorso sole sino al bar (che non cito per non fare pubblicità)? Ma è ovvio, allo scandalo dei T-Red, alle indagini che hanno coinvolto un appartenente al corpo di polizia municipale, alle dichiarazioni del sindaco. A tutto il can can mediatico germinato attorno a questa vicenda di respiro nazionale. Dunque poiché il tempo è cambiato, e viviamo in un tempo destro, eccoci qua, a gridare che chi ci governa localmente “se ne infischia, ruba, è compromesso e quant’altro”. Non mi soffermo certo sulla questione giudiziaria, sulla quale noi tutti abbiamo da attendere che le indagini giungano a conclusione. E nemmeno sulla modalità facilona di dare addosso al primo che compare in copertina, pur di trovare un canale di sfogo alle proprie insoddisfazioni. Però qualcosa non torna. Se è vero che il tempo destro si alimenta di qualunquismo, di colpe facilmente distribuite e di insulti a prezzo di dozzina, non era davvero possibile prevenire almeno questa bolla di scontento? Spesso si dimentica una regola aurea per la città, e per il paese. Vale a dire che il percepito è politicamente equivalente al reale. Questo significa che se un malcontento si genera attorno ad una questione, fondato o infondato che sia, bisogna trattarne. Bisogna dialettizzarlo, discuterlo, farlo circolare. E non trattare gli argomenti alla stregua di pezzi di marmo calati dall’alto. Facciamo l’esempio dei T-Red. Non toccherò la questione giallo sì, giallo no. Tempo troppo breve, tempo troppo lungo. Io che di multe, ne ho pigliata una clamorosa. Passato con un rosso talmente flagrante che il giorno che ho pagato l’ammenda speravo che l’ufficiale non ci desse dentro con i commenti. Ma il rumore montava. Molti, moltissimi cittadini, iniziavano a lagnarsi. Chi sosteneva che il giallo era mal tarato, chi contestava il posizionamento di questi T-Red. Chi lamentava che la cifra da sborsare era troppo alta. Insomma, una questione. Ecco, lì qualcosa dell’ordine della comunicazione è mancato. E non intendo dire che chi ha voluto questi T-Red avrebbe dovuto scendere tra la popolazione e, colmo di grazia, dire “viste le proteste, eliminiamo il marchingegno!” Sarebbe stato il populismo più becero e dozzinale. Ma anche l’opposto, cioè l’assenza di qualsiasi parola, è suonato come un capriccio. Quando il rumore di fondo è tanto alto, c’è qualcosa che si muove. Che circola, il corpo sociale vuole dire qualcosa. Forse protestare, forse dialogare. Ed è esattamente in quel momento che il politico deve prendersi ogni possibile rischio, e mostrare così la caratura dell’amminstratore che si sporca le mani. Parlare alle gente, spiegare la necessità di questi aggeggi. Mostrare la loro incidenza nella diminuzione degli incidenti. Accettare proposte, rivedere le proprie convinzioni. Insomma dialogare. E rettificare. Ecco quale era il da farsi. Non per cambiare le regole (le leggi si rispettano), ma per mostrare che sono uno strumento attorno al quale si può discutere. Il risultato è che quando mancano le spiegazioni, il primo che cavalca il malcontento vince il banco. Non a caso la Lega Nord, utilizzando un approccio assolutamente acritico e farcito con slogan (via il T-Red!) raccolse le firme di tutti quei cittadini che, colpiti un po’ nel collo, scelsero di firmare per chi, con argomenti certo non condivisibili, diceva almeno qualcosa nel merito. Oggi il fare di tutta l’erba un fascio è una conseguenza logica. Per molti, hainoi, dietro a questa vicenda si nasconde una verità lampante: era un truffa. Mentre, in realtà, sarebbe bene non trarre conclusioni affrettate.

Babele (Mauro Biani 2004)

Babele (Mauro Biani 2004)

In questo post Maurizio Montanari tratta della vicenda dei T-Red con un particolare angolo visuale: quello della capacità di un’amministrazione comunale di comunicare ai propri cittadini e di motivare le proprie scelte. Questione decisamente impegnativa e, per questo, di grande interesse. Impegnativa perché oggi è difficile comunicare per tutti, figuriamoci per le istituzioni! Come ha ricordato diversi anni fa Herbert Simon, premio Nobel per l’economia, la ricchezza delle informazioni produce scarsità di attenzione. Oggi ogni comunicazione (dunque anche quella delle istituzioni) avviene in un ambiente ricchissimo di comunicazioni, di messaggi. Si trova dunque a competere con mille altri messaggi di mille altri enti, imprese, realtà associative. Ed il ricorso ai mass media implica il sottostare alle regole di notiziabilità ed alla distorsione conseguente al trattamento della “notizia” sulla stampa o sugli altri media. Però, proprio per fronteggiare questi ostacoli, un’amministrazione ha bisogno di inventarsi nuove modalità di comunicazione. Sulla sicurezza stradale, sul controllo del rispetto delle regole (per garantire a tutti più sicurezza), sull’importanza di comportamenti “civili” è indubbiamente auspicabile più comunicazione, una comunicazione con nuove modalità, un nuovo impegno comunicativo. Non certo pensando di convincere tutti. Però segnalando, in tal modo, la rilevanza dell’argomento. E segnalando che tutta la “comunità” vignolese, se vuole mantenere alta la propria qualità della vita, ha bisogno di modificare i propri comportamenti: ad esempio usando meno l’automobile e, quando la si deve usare, usandola in modo più “civile” (dunque rendendo superflui i T-red).

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3 Responses to Dialogo e semafori. Una nota di Maurizio Montanari

  1. Marcello ha detto:

    Quello che mi sorprende è l’assoluta mancanza di comunicati stampa sul sito del Comune per fare chiarezza sulla vicenda, mentre nello scorso dicembre ci furono ben 2 comunicati riportanti dati sulle infrazioni e sugli incidenti.
    Mi chiedo se sia cambiato qualcosa da allora sugli impianti installati

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Hai ragione, Marcello. Proprio perché l’amministrazione comunale ha agito correttamente nella vicenda (di questo, avendo avuto informazioni, ne sono assolutamente convinto) dovrebbe puntare a contrastare le “chiacchiere” di strada con ogni mezzo possibile: dalla stampa al sito web. Purtroppo il sito web del Comune di Vignola sviluppa soprattutto una funzione di informazione turistica e culturale, tralasciando l’informazione e la discussione sull’attualità. Inclusi i “temi caldi”. Ciao
    Andrea Paltrinieri

  3. Marcello ha detto:

    eppure non sempre è così, visto che a certe polemiche sulla stampa si è data risposta; sarebbe opportuno più in generale, e non solo a Vignola, che qualcuno in giunta avesse una responsabilità politica sulla gestione del sito Web e sulla comunicazione delle attività al di fuori di quelle puramente istituzionali

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