Il PSC e un’agricoltura da “manutenere”. Ma come?

Il quadro conoscitivo del Piano Strutturale interComunale (PSC) dell’Unione Terre di Castelli è composto da diverse relazioni. Il documento QC01 (Relazione socioeconomica), datato giugno 2008, è stato redatto da Nomisma. In questo post si presenta una sintesi della parte relativa alla struttura produttiva agricolea (cap. 6). Qui il testo del capitolo in pdf (vedi).

1.538 aziende agricole distribuite su 9.034 ettari (ha) di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) (dati Censimento 2000). Erano 1.873 dieci anni prima (con 10.092 ha). Secondo i dati dell’ultimo censimento agricolo (2000) nel territorio si concentra il 10,45% delle aziende agricole provinciali, per un’incidenza del 6,59% della SAU provinciale. A Vignola le aziende sono 443 (il 28,8% delle aziende agricole dell’Unione), la SAU 1.275 ha (il 14,1% della SAU dell’Unione). Il 90% delle aziende agricole dell’Unione usa manodopera esclusivamente o prevalentemente di tipo familiare, a testimonianza delle ridotte dimensioni. Il numero complessivo degli addetti del comparto agricolo è di 5.129 unità nell’Unione (1.402 a Vignola; pari al 27,3% dell’Unione).
Anche dal punto di vista agricolo il territorio dell’Unione non esibisce un modello omogeneo per quanto riguarda le principali coltivazioni: prevalgono le coltivazioni legnose (alberi da frutto e/o vite) a Vignola (61,82% della SAU) e Savignano (52,02%); prevalgono invece i seminativi a Castelnuovo (81,86% della SAU), Spilamberto (62,99%) e Castelvetro (59,11%). Castevetro è tuttavia l’unico comune in cui dal 1990 al 2000 aumentano le coltivazioni legnose (plausibilmente vite): +3,53%. Negli altri comuni cresce invece la superficie a seminativi. Per quanto riguarda la zootecnia si registra una riduzione del numero dei capi (tra il 1982 ed il 2000) delle principali specie allevate: suini e bovini. In particolare i suini passano da 80.671 a 42.484 (-47,3). I bovini da 20.323 a 12.048 (-40,7%). Cresce invece nel tempo il numero medio di capi per azienda (da 32 a 62 per i bovini, da 243 a 924 i suini). Ecco una tabella riepilogativa: vedi.
Il confronto con il censimento 1990 evidenzia una riduzione sia del numero delle aziende, sia della SAU. Riduzione particolarmente accentuata proprio per Vignola: -16,4% di aziende (da 530 a 443), -17,6% di SAU (da 1.548 a 1.275 ha). Solo a Castelnuovo la contrazione è più forte. Un trend di riduzione che continua anche negli anni più recenti: 1.237 sono le aziende agricole registrate nel 2006 all’anagrafe regionale. Nel periodo 1982-2006 la riduzione del numero delle aziende è del 40,5% nell’Unione, del 35,7% a Vignola.

Aziende per classe di Superficie Agraria Utilizzata (SAU) - Censimento 2000

Aziende per classe di Superficie Agraria Utilizzata (SAU) – Censimento 2000

I dati evidenziano una progressiva contrazione ed involuzione del settore:

  • Tra 1990 e 2000 la percentuale delle aziende agricole che usa solo manodopera familiare è cresciuta: dal 76,7% all’83,5% nell’Unione (dal 74,0% all’87,4% a Vignola). Aumenta ancora di più la percentuale della SAU condotta solo con manodopera familiare: dal 54,4% al 60,4% nell’Unione, ma dal 55,2% all’80,5% a Vignola.
  • Le dimensioni medie delle aziende sono particolarmente contenute: 5,87 ha a livello di Unione, 2,88 ha a Vignola. A Vignola il 35,6% delle aziende ha meno di 1 ettaro; il 57,7% meno di 2 (rispettivamente 21,7% e 40,3% a livello di Unione).
  • Età media del conduttore pari a 60 anni (dato 2006).
  • Diffusione dell’agricoltura biologica contenuta: 31 aziende nel 2005 (su circa 1.300!) è localizzata nei comuni dell’Unione. Si tratta del 7% delle aziende modenesi che praticano agricoltura biologica). Stando al confronto tra 2005 e 2004 le aziende con produzione biologica sono in calo sia in termini di numero (da 34 a 31), sia in termini di SAU (da 388 a 310).

Il comparto frutticolo registra da tempo segnali negativi (p.117). Le “strategie” messe in campo di recente per cercare di supportare il comparto sono l’avvio del processo per la richiesta del marchio DOP per la ciliegia di Vignola ed il progetto di tutela della biodiversità con il “presidio” slow food relativo alla “Moretta” di Vignola. Ugualmente negativi i segnali per il comparto vinicolo, testimoniato, ad esempio, dall’aumento del prodotto commercializzato come IGT anziché come DOC per via dei minori costi di iscrizione” (p.118). Bene invece il comparto cerealicolo che partecipa ad una dinamica di crescita dei prezzi trainata dai processi di globalizzazione (p.118). La riduzione del numero dei capi allevati, sia bovini che suini, testimonia della ridotta rilevanza del comparto. Rialzi dei prezzi dei mangini e norme sull’impatto ambientale hanno portato ad una contrazione del comparto. Processo che è andato di pari passo con un “allungamento della filiera”, ovvero un maggior ricorso all’import di carni: Modena è la 9a provincia per importazione di animali vivi nel 2006, mentre era 19ma nel 1999.
L’indagine conoscitiva ha raccolto, in generale, la percezione di difficoltà crescenti del settore agricolo. L’invecchiamento dei conduttori non sembra aprire la strada neppure a sostituzione con manodopera “extracomunitaria”, visti gli elevati investimenti necessari per avviare un’azienda agricola. Ad oggi risulta anche decisamente contenuta la diversificazione delle attività, nonostante questo fosse un obiettivo del “piano delle strategie” 1994 (vedi). “L’affiancamento di attività ricettive o di ristorazione, di trasformazione o di tipo didattico, alle tradizionali attività agricole è una strategia di integrazione del reddito che può avvalersi in un territorio come quello dell’Unione di numerose tipicità – dall’aceto balsamico alla produzione vinicola, casearia oltre che negli insaccati – e rappresenta sicuramente un’opportunità per le aziende.” (pp.119-120) Solo che i casi di diversificazione risultano ad oggi (2006) “una trentina” su 1.237 aziende (dunque pari al 2,5% circa). Dati relativi alla provincia intera evidenziano “lo scarso utilizzo dei fondi destinati all’insediamento dei giovani agricoltori”, ma anche “un buon assorbimento dei finanziamenti concessi per la diversificazione delle attività agricole ed affini.” Per concludere. Le informazioni sul settore agricolo presenti nei documenti del quadro conoscitivo non sono certo rassicuranti. Esse non consentono neppure di delineare una strategia di rafforzamento o almeno di mantenimento. Cosa a cui, in ogni caso, occorrerà mettere mano.

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