PSC. Contrastare la diffusione urbana e tutelare il paesaggio (scelta politica di fondo n.3)

Il quadro conoscitivo del Piano Strutturale interComunale (PSC) dell’Unione Terre di Castelli è composto da diverse relazioni. Il documento QC01 (Relazione socioeconomica), datato giugno 2008, è stato redatto da Nomisma. In questo post si presenta una sintesi della parte relativa alla distribuzione della popolazione sul territorio (cap. 2.5), ovvero alla crescita del territorio urbanizzato e della dispersione insediativa (sprawl suburbano).

La provincia di Modena (e dunque anche il territorio dell’Unione Terre di Castelli) partecipa ad un processo che ha caratterizzato fin qui la parte economicamente più sviluppata del Nord Italia (p.27). Si tratta di un processo di diffusione del tessuto urbano e, precisamente: (1) crescita del territorio urbanizzato; (2) crescita della dispersione insediativa (crescono le unità abitative in zona agricola senza alcun legame con l’attività agricola); (3) crescita dei fenomeni di “conurbazione”, ovvero di “saldatura” degli aggregati abitativi (pensiamo alla “saldatura” tra Formica di Savignano e Vignola). La crescita dell’urbano è il fenomeno principale di questi ultimi decenni. Nella provincia di Modena il territorio “urbanizzato” è passato da 85,7 kmq del 1976 ai 196,94 kmq del 2003 (+129,8%). Guardiamo cosa succede a Vignola: il territorio “urbanizzato” passa da 3,27 kmq del 1976 a 3,98 del 1986, ma l’urbanizzazione “pianificata” (con il PRG approvato nel 2001) giunge ora fino a 5,53 kmq (+68,9% rispetto al 1976). In ogni caso, nel periodo 1976-2003, il tasso di crescita del territorio urbanizzato di Vignola risulta significativamente inferiore al dato provinciale (cfr. Provincia di Modena-Area programmazione e pianificazione territoriale, Sviluppo urbano e previsioni urbanistiche in provincia di Modena attraverso i Piani Regolatori Generali dei Comuni 1986-2003, aprile 2005). Occorre tuttavia considerare non solo la crescita del territorio urbanizzato in valore assoluto, ma anche in rapporto al territorio complessivo disponibile. E’ noto che con i suoi 22,9 kmq di territorio il Comune di Vignola si colloca tra quelli di più limitate dimensioni (nel territorio dell’Unione solo Castelnuovo è più piccolo, con 22,59 kmq). Secondo i dati della Provincia di Modena (relativi al 1996) il Comune di Vignola risulta essere al quarto posto (sui 47 comuni della provincia; dopo solo a Fiorano, Sassuolo e Modena) in termini di percentuale del territorio sottratto all’uso agricolo o extra-urbano (con un valore pari al 20,3% del territorio “sottratto”; 4,63 kmq in valore assoluto). Un dato che si riflette anche in un’elevata densità abitativa: 1.003,5 abitanti per kmq (contro una media dell’Unione di 448,1 e della provincia di Modena di 248,0). A livello regionale (su 341 comuni) Vignola si colloca al 10° posto per densità abitativa. Veniamo però a tre questioni specifiche, a cui si riferiscono diverse opzioni, dunque diverse possibilità di decisione politica.
[1] Territorio contenuto e, dunque, alta densità abitativa. Una situazione di questo tipo rende opportuno un maggiore sviluppo in altezza dell’edilizia residenziale. In effetti già oggi l’edilizia residenziale a Vignola si caratterizza per un maggiore sviluppo in altezza rispetto agli altri comuni dell’Unione: a Vignola il 18% degli edifici abitativi è composto da oltre 4 piani fuori terra (Relazione socio-economica, p.46). Può anche essere che in passato siano state altre le ragioni che hanno spinto ad una situazione di questo tipo. La situazione odierna suggerisce, in ogni caso, di assumere consapevolmente l’orientamento ad un maggiore sviluppo in altezza per l’edilizia residenziale, segnando in tal modo una importante discontinuità con la filosofia di fondo del PRG adottato nel 1998 (che fissa una soglia massima piuttosto bassa, 13,50 m, per l’edilizia residenziale). Un maggiore sviluppo in altezza (specie negli interventi di riqualificazione urbana) dovrebbe pertanto essere abbinato alla decisione di impedire (o di contenere in modo rigoroso) un ulteriore consumo del territorio per funzioni residenziali. Le dichiarazioni dei sindaci dell’Unione vanno in questa direzione: “basta con il consumo del territorio per uso residenziale” (dichiarazione resa alla stampa dopo la presentazione del documento preliminare del PSC al Consiglio dell’Unione nella seduta del 22 luglio). Ed ancora: “piuttosto che favorire nuovi insediamenti, riqualificheremo quelle aree oggi incompatibili con il tessuto urbano” (es. edilizia per attività produttive che è stata progressivamente inglobata dalla crescita della città). Per verificare come questo principio generale è declinato operativamente non resta che attendere il Documento preliminare, che plausibilmente verrà “rilasciato” a metà settembre (e che dovrà essere oggetto di una articolata discussione pubblica). Ad oggi sul sito web del PSC manca ancora la documentazione del “quadro conoscitivo”.
[2] Un secondo obiettivo, già individuato con chiarezza nel Piano delle strategie del 2006, è quello della “tutela della campagna”. Riportiamo ancora le dichiarazioni dei Sindaci: “la campagna è l’elemento qualificante del nostro territorio”. L’orizzonte strategico in cui si colloca il PSC è, in effetti, quello tratteggiato nel 2006 dallo Studio Agoraa (vedi). La campagna come “punto di forza da rilanciare, insieme all’agricoltura e al turismo sostenibile” (questa e le altre affermazioni sono tratte dalle dichiarazioni riprese da L’Informazione di Modena del 26 luglio 2008). Il Piano delle strategie del 2006 ha scelto un nome molto (troppo?) enfatico per questo obiettivo: fare del territorio dell’Unione il “Parco europeo dell’ospitalità” (vedi). Si parla di un “pezzo di Toscana” in Emilia, da difendere e valorizzare. Ad onor del vero, occorre ricordare che gli stessi obiettivi erano già delineati in modo chiaro nel documento del 1994 relativo alle scelte strategiche preliminari al “vecchio” PRG (vedi). Vediamo comunque qual è la situazione. A Vignola, al censimento del 2001, la popolazione residente, risultava così distribuita: il 93,2% nell’unico “centro abitato”, l’1,3% in “nuclei abitati” (es. Tavernelle, ecc.), il 5,5% in case sparse (1.163 abitanti). Sarebbe interessante un confronto di questi dati con quelli dei censimenti precedenti, anche se, probabilmente, il confronto più significativo sarà con i dati del censimento 2011. Sappiamo infatti che, specie negli ultimi 10-15 anni, si è manifestato un fenomeno che i tecnici chiamano di “diffusione” (sprawl) urbana, ovvero di progressiva urbanizzazione del territorio agricolo. Lo riconosce il Documento preliminare del PSC, proprio relativamente alla realtà di Vignola: “nei vent’anni intercorsi dal 1987 al 2007 sono stati realizzati in territorio rurale circa 700 nuovi fabbricati a fronte dei 1300 preesistenti con oltre 100.000 mq di superficie coperta che si sono aggiunti ai 200.000 mq preesistenti. Questo mentre dal censimento agricolo del 1990 a quello del 2000 le aziende agricole si riducevano in numero da 530 a 440.” (p.19 del Documento preliminare – Sintesi, distribuito in occasione del Consiglio dell’Unione, 22 luglio 2008). E’ facile riconoscere l’aspetto negativo di questo processo. La disseminazione di unità abitative, senza alcun collegamento con l’attività agricola, nel territorio agricolo introduce un modello di consumo di risorse (territorio, ma non solo; pensiamo all’esigenza di “diffondere” le reti o alle esigenze aggiuntive di mobilità con mezzi privati) che non è né generalizzabile, né sostenibile. Bisogna anche riconoscere le “ragioni” che stanno dietro a questa pressione: si tratta di ragioni di “qualità dell’abitare” e di “qualità della vita”. “Villettopoli”, per usare un’espressione di Pier Luigi Cervellati (L’arte di curare la città, Il Mulino, Bologna, 2000; vedi), si diffonde anche in campagna.

nuova costruzione residenziale

Basse di Vignola: nuova costruzione residenziale

E’ opportuno riconoscere, con grande trasparenza, che la nostra capacità di tutela del territorio agricolo è stata sin qui insoddisfacente. Basta girare per la campagna dei comuni dell’Unione Terre di Castelli per accertarsene. Occorre anche riconoscere che questo non è un fenomeno locale: caratterizza una larga porzione del territorio dell’Emilia-Romagna (e, più in generale, dei paesi del mondo occidentale). E’ bene dunque definire norme più stringenti e promuovere interventi per arrestare questo processo e magari invertire rotta, ovvero trasferire superficie edificata dalla campagna alla città. Ed in effetti il PSC ha proprio questo come obiettivo, prefigurando soluzioni innovative come il trasferimento dei titoli edificatori. Ma bisognerà anche cercare di “intercettare” il bisogno di una più alta qualità della vita (che è sotteso all’urbanizzazione della campagna), provando a ripensare, ad esempio, l’inserimento della campagna nella città (cfr. Donadieu P., Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio della città, Donzelli, Roma, 2006; vedi). Obiettivo realistico? Utopia o provocazione? E come fare? Promuovendo una nuova generazione di “cittadini-contadini”? Promuovendo una nuova diffusione di orti urbani (rispondendo, in tal modo, ad una crescente – ma quanto? – domanda di auto-produzione)? Il tema è decisivo. Occorre anche qui “produrre intelligenza”, ovvero ricercare soluzioni innovative (ma realisticamente efficaci).

a fianco costruzione di una nuova casa colonica

Oratorio settecentesco di Collecchio (Spilamberto) con i caratteristici cipressi: a fianco costruzione di una nuova casa colonica

[3] Tutelare e valorizzare la campagna significa però anche salvaguardare il paesaggio come uno dei “valori” più importanti per questo territorio, specie se si vuole giocare la carta dello sviluppo economico aggiuntivo legato al “turismo sostenibile”. Significa anche salvaguardare l’identità del territorio – identità fisica (il fiume, i canali, il paesaggio agrario), ma anche identità edilizia. Identità delle tipologie abitative significa trovare il modo per evitare l’insediamento di unità abitative con funzioni, ma anche “stili” impropri. Purtroppo di esempi negativi ce ne sono. Occorre però riconoscere, in ogni caso, che il livello di tutela realizzato in questi anni, per quanto insufficiente, è probabilmente superiore a quello di altri territori. La capacità di identificare modalità operative in grado di innalzare la qualità del territorio agricolo sarà, in ogni caso, un elemento decisivo di questo PSC. Potrà essere fatto senza ridare nuovo slancio all’agricoltura? Od all’offerta di strutture e servizi per il turismo ambientale da connettere alle attività agricole? Difficile pensarlo. Ma questo è il tema del prossimo capitolo.

2 Responses to PSC. Contrastare la diffusione urbana e tutelare il paesaggio (scelta politica di fondo n.3)

  1. Maria Elena ha detto:

    Ho letto tardivamente l’articolo e, desidererei sapere chi lo ha scritto.
    E’ possibilie?

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Maria Elena, tutti gli articoli sono firmati. In questo caso l’autore sono io.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: