Questione casa e PSC. Ancora qualche dato ed un invito a sviluppare un progetto ad hoc

La seconda indagine sulle condizioni economiche e sociali delle famiglie modenesi (ICESMo2; vedi) realizzata da un’équipe di ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, sotto la direzione di Paolo Bosi, ci offre alcuni dati che consentono di comprendere meglio la “questione abitativa” anche nel territorio dell’Unione Terre di Castelli. Questi dati sono pertanto utili per comprendere meglio un tema – quello dell’edilizia “sociale” (social housing) – di grande importanza anche nella definizione del Piano Strutturale interComunale (PSC). Come abbiamo visto i dati oggi disponibili consentono di stimare in circa il 5-6% i nuclei familiari in situazione di grave difficoltà abitativa (vedi). Solo l’1% dei nuclei familiari ha risolto, oggi, il problema grazie all’accesso alle cosiddette “case popolari” (ERP). Un altro 4-5%, tuttavia, beneficia di contributi pubblici (contributi per l’affitto). Sappiamo, tuttavia, che l’area del “disagio” non si ferma qui, visto che una parte consistente di quel 20% di famiglie che vivono in affitto sono a rischio di povertà (almeno “relativa”). E visto anche che pure una quota non insignificante di nuovi proprietari, avendo contratto un mutuo che nel corso degli ultimi 2 anni ha visto un incremento considerevole dell’importo della rata, si trova oggi in difficoltà economica, per via dell’incremento dei tassi di interesse (ma anche per il comportamento delle banche italiane, vedi l’articolo di Fabrizio Ghisellini su LaVoce.info). Per inciso è bene prestare attenzione a quanto va affermando Pier Luigi Bersani, ora ministro ombra del PD, con la sua critica al governo oggi in carica per non aver dato attuazione alle norme sulla portabilità dei mutui (a costo zero), visto che solo l’incremento della concorrenza tra istituti bancari sembra in grado di offrire una chances al cittadino-consumatore di difendere i propri interessi economici (vedi). Il primo dato riguarda il “ciclo di vita” dell’affitto. Un numero significativo di giovani famiglie inizia infatti con un alloggio in affitto (il 33,9% nel territorio dell’Unione, secondo i dati ICESMo2), per poi passare progressivamente all’alloggio in proprietà. Questo almeno se interpretiamo in modo “dinamico” i dati relativi alla fotografia scattata nel 2006. Gli individui in affitto con età del capofamiglia inferiore o pari a 40 anni sono il 33,9%; se invece l’età del capofamiglia è compresa tra 41 e 59 anni la percentuale scende al 17,2%. Per capofamiglia di 60 o più anni la quota in affitto è l’8,8%. Sarebbe certamente interessante seguire le “traiettorie” delle diverse coorti generazionali, per vedere se davvero, come diversi sintomi segnalano a livello nazionale, anche da noi si riduce la percentuale dei giovani nuclei familiari in grado di migliorare (o almeno mantenere) le condizioni abitative (ed il reddito) rispetto alle famiglie di provenienza (i genitori). In ogni caso è importante che questa traiettoria – dall’affitto alla proprietà – possa avvenire almeno nella stessa misura anche in futuro, visto che l’accesso ad una casa di proprietà segna, in genere, un significativo miglioramento della condizione economica del nucleo familiare. Anche se, per effetto del caro-mutui (che significa anche aumento dell’importo ed allungamento del mutuo), il condizionale è d’obbligo. Di nuovo l’indagine ICESMo2 evidenzia con chiarezza che il rischio di povertà è fortemente correlato con il titolo di godimento dell’abitazione. “Nel complesso della provincia di Modena, più del 50% delle persone che vivono in affitto sono povere [in senso relativo, ovvero con reddito familiare equivalente inferiore al 60% del reddito mediano in provincia], contro solo il 5% di chi vive in proprietà.” La zona di Vignola si distingue per una condizione un po’ migliore delle famiglie in affitto (“solo” il 42% di queste sono “povere”). Assai più grave è la situazione nel distretto di Sassuolo (65% delle famiglie in affitto è in condizione di “povertà relativa”) ed anche a Modena città (54%) (vedi grafico seguente).

ICESMo2)

Diffusione della povertà per tipo di godimento dell

Tuttavia a Vignola il “peso” dell’affitto risulta più elevato, anche rispetto a Modena e Sassuolo, per le famiglie più “povere” (quelle, tra le famiglie in affitto, del primo quintile di reddito disponibile equivalente). Nel loro caso, infatti, l’affitto incide per il 35% del reddito familiare (reddito disponibile equivalente). Nella realtà vignolese si tratta di circa 400 famiglie (su circa 9.900 famiglie residenti). I dati confermano dunque il peso che il fattore casa ha nel determinare la disuguaglianza economica anche nel nostro territorio. Con alcuni elementi aggravanti, visto che la difficoltà per entrare in possesso dell’abitazione risulta maggiore per gli immigrati (sia italiani: gli immigrati dal Sud Italia; sia stranieri), in quanto più difficilmente possono contare sul trasferimento di capitale utilizzabile dalle precedenti generazioni. Diversi segnali, tuttavia, sembrano indicare un aggravamento delle condizioni economiche anche di parte dei “ceti medi” e dunque risulta opportuno pensare a politiche abitative in grado di allargare il target rispetto alla sola fascia della “povertà”. Ciò significa necessariamente politiche abitative differenziate. Sino ad oggi tanto l’Unione Terre di Castelli, quanto i singoli comuni si sono mossi timidamente nei confronti di questo settore (che ha scontato l’assenza di politiche nazionali di rilievo). Nel 2006 è stato attivato il progetto “affitto sicuro”, volto a facilitare l’accesso al mercato privato della locazione per nuclei familiari economicamente fragili (nel frattempo altri comuni istituivano agenzie per la casa con compiti più ampi). Ma ad oggi sono assistite solo 17 famiglie. Sul versante della Regione Emilia-Romagna si segnala il programma “3000 alloggi” (vedi) con una dotazione complessiva di 146 milioni di euro (in proporzione assai più del “piano casa” a cui sta mettendo mano il governo). Ma se rapportiamo i 2.449 alloggi finanziabili a livello regionale al peso dell’Unione (in termini di popolazione residente), otteniamo 40 alloggi (teorici) in più. E’ dunque importante l’obiettivo, enucleato sia nel PTCP, sia nel PSC di potenziare la dotazione di “alloggi sociali”. E’ ugualmente importante il richiamo alle potenzialità insite nella pianificazione urbanistica per contribuire a realizzare e mettere a disposizione una dotazione significativa di tali alloggi (vedi le pp.66-67 della Relazione socioeconomica QC01). Occorre tuttavia un progetto compiuto sull’edilizia sociale – progetto che ad oggi non c’é. Un progetto che precisi i target e le modalità operative (auspicabilmente differenziate). Questo soprattutto se si vuole accrescere le chances che gli obiettivi della pianificazione siano effettivamente realizzati nei tempi previsti. E che le soluzioni che si metteranno in campo possano risultare effettivamente efficaci. Le esperienze degli anni recenti (non troppo brillanti) e la difficoltà del compito suggeriscono di investire in “intelligenza”.

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