Conflitti urbani 2. Villa Braglia e la trasformazione della città

Non c’è bisogno di leggersi l’ultimo libro di Miguel Benasayag e Angélique Del Rey (Elogio del conflitto, Feltrinelli, Milano, 2008, € 16,00; vedi) per giungere a riconoscere che i conflitti sono elementi ineliminabili della vita e che di molti conflitti non esiste possibilità di “risoluzione”, ovvero di “composizione” consensuale. Conflitto inteso qui come “contenzioso”, ovvero “lite” che supera la soglia della pura informalità (e viene ad essere formalizzata, tradotta in azione di protesta istituzionale od in azione giuridica). Il tema, lo abbiamo già ricordato nella precedente riflessione sul caso di “piazzetta Braglia” (vedi), è tutt’altro che nuovo.

Il cantiere per il rifacimento della piazzetta davanti a Villa Braglia (foto del 17 agosto 2008)

Il cantiere per il rifacimento della piazzetta davanti a Villa Braglia (foto del 17 agosto 2008)

Già nel 1989, sulla Annual Review of Sociology, L.M.Friedman aveva richiamato l’attenzione sull’escalation delle liti (e dunque del ricorso ai tribunali o ad altre forme di “composizione” o “intermediazione”) nelle società contemporanee (vedi il saggio “Litigation and Society”, pp.17-29). Anche (o forse soprattutto) le piccole cause, nate in ambito familiare, tra parenti, o di vicinato sono progressivamente cresciute negli anni, accrescendo il lavoro del giudice di pace, del difensore civico (che oltre ai casi di contenzioso con l’amministrazione comunale ha allargato il proprio raggio d’azione ai casi di contenzioso tra privati) e suggerendo, a qualche amministrazione od ente, l’opportunità di istituire nuove figure come il “mediatore di conflitti” (vedi). Non c’è dunque da stupirsi se anche l’azione dell’amministrazione nella trasformazione della città suscita, oltre ad auspicabili consensi, anche nuovi conflitti. Della singolarità dell’esperienza dell’intervento di qualificazione del tratto di Piazza Corso italia antistante Villa Braglia e dei relativi “conflitti” ho già riferito (vedi). Ho avuto di recente occasione di parlare con Maria Grazia Grandi e Andrea Benedetti, referenti del comitato “La vera Vignola” che in queste settimane ha criticato e cercato di contrastare – in modo assolutamente civile – l’intervento di riqualificazione di “piazzetta Braglia” (chiamiamola così per comodità) realizzato dal Comune di Vignola. La pedonalizzazione della piazza è apprezzata. L’allontanamento dei parcheggi (conseguenza della pedonalizzazione) è “tollerato”, anche se qui si evidenzia un primo “costo” di cui residenti ed esercenti sono “gravati”. Ma gli aspetti più criticati sono tre: (1) la “scomparsa” dell’ombra (conseguenza dell’eliminazione degli alberi esistenti – sostituiti con tre lecci monumentali, ma spostati sul fronte opposto a Villa Braglia e dunque in posizione meno centrale e meno in grado, anche quando saranno cresciuti, di produrre ombra, visto l’orientamento della piazza); (2) l’obbligo per tutti di entrare ed uscire da via Borgovecchio (con un oggettivo elemento di difficoltà per chi esce, visto che si immette in via al Panaro in salita a pochi metri dal semaforo con via Cesare Battisti); (3) le modalità di informazione e “relazione” tra l’amministrazione comunale ed i cittadini interessati dall’intervento (si lamenta un preavviso troppo breve ed una mancanza di coinvolgimento nella “messa a punto” del progetto, in ogni caso modificato dopo la richiesta in tal senso della Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio). Episodi di questo tipo interrogano chiunque, come me, ricopra il ruolo di amministratore. Precisiamo anche che il Consiglio Comunale non ha competenze sull’intervento e sul progetto una volta che lo ha inserito nel Piano triennale delle opere (approvato con il Bilancio di Previsione). Per questo motivo la richiesta del Comitato di tenere sul tema un consiglio comunale “in seduta aperta” non poteva essere accolta. Esperienze di “conflitto” di questo genere, causate da un intervento di riqualificazione, debbono comunque far interrogare chi ha ruoli nell’amministrazione. Di nuovo, per parte mia, vorrei fare tre osservazioni.

Villa Braglia ed il cantiere nella piazza. Vista la sua durata, non si può fare davvero nulla per mitigarlo? (foto del 17 agosto 2008)

[1] Prendiamo atto del fatto che la trasformazione viene valutata sulla base di punti di vista differenti e di interessi differenti. E che gli interessi degli uni (l’amministrazione) sono razionali quanto gli interessi degli altri (il Comitato). Ma sono interessi e punti di vista divergenti, non (interamente) componibili. L’elemento del “refrigerio” (poco o tanto che sia) prodotto dall’ombra dei vecchi alberi – i famigerati alianto – sarà probabilmente perso per sempre. Possiamo anche dire che il valore di quell’ombra è rilevante (solo) nei mesi di luglio e agosto (o poco più). Però questa “visione” non è componibile con quella del progetto. Occorre cioè riconoscere che il conflitto c’è, non è (interamente) componibile, non implica che qualcuno sia più razionale di qualcun altro. Semplicemente l’amministrazione si ritiene in dovere di procedere con la riqualificazione di piazzetta Braglia, ritenendo di offrire in tal modo un beneficio tangibile sia ai cittadini tutti, ma anche (almeno per alcune cose) per residenti ed esercenti della piazza. E se vuole realizzare l’intervento è tenuta ad ottemperare le prescrizioni della Soprintendenza.

La recinzione del cantiere per il rifacimento della piazzetta davanti a Villa Braglia (foto del 17 agosto 2008)

La recinzione del cantiere per il rifacimento della piazzetta davanti a Villa Braglia (foto del 17 agosto 2008)

[2] Ma riconoscere questo non vuol dire che anche l’azione dell’amministrazione comunale non possa essere migliorata, tanto nelle modalità di informazione e di “relazione” con gli interessati, quanto nella gestione dell’intervento (ed anche nelle modalità di coinvolgimento). Era possibile informare in anticipo i cittadini interessati (anche correndo il rischio di una anticipazione delle proteste)? Forse sì. Era possibile coinvolgere residenti ed esercenti nella messa a punto di alcune soluzioni progettuali che potessero amplificare i benefici o minimizzare alcuni costi che questo gruppo di cittadini è chiamato a sostenere? Forse sì. Tanto per fare un esempio concreto. Il cantiere durerà per parecchi mesi ed in tal modo costituisce indubbiamente un ostacolo alla normale attività commerciale. Non era proprio possibile realizzare una “scenografia urbana” provvisoria a copertura del cantiere, così da attenuare l’impatto dis-estetico od anche limitare la “fuoriuscita” della polvere dal cantiere? Certamente sì. Si trattava di spendere qualche migliaio di euro (non c’era bisogno di scomodare Mimmo Palladino) su una spesa complessiva di 1,3 milioni di euro. Forse di questo non dovrebbe occuparsi un assessore ai lavori pubblici? Anche nel tentativo di dimostrare concretamente che, pur non accogliendo molte delle istanze sollevate dal Comitato, l’amministrazione è comunque attenta ai costi indotti dal proprio intervento di riqualificazione e miglioramento.

Scenografie urbane per rendere meno impattante il cantiere davanti a Villa Braglia?

Scenografie urbane per rendere meno impattante il cantiere davanti a Villa Braglia?

[3] Ultima questione, la “partecipazione”. Proprio in questi giorni Renzo Piano, forse l’architetto italiano internazionalmente più riconosciuto, ha rilasciato una breve intervista su La Stampa (vedi) dove parla del rapporto tra architetti e cittadini-utenti. Egli traccia una visione che dovrebbe stimolare ogni amministrazione a riflettere sulla propria prassi di trasformazione e riqualificazione urbana. Piano riconosce che “la discussione è essenziale. Meglio se è decisa, dura, perfino irritante. Ma un architetto deve saper modificare il proprio progetto.” Ed ancora: “L’architettura è l’arte di tutti. Ed è un’arte «imposta», perché a differenza della musica e della letteratura, per fare un esempio, cambia la vita di tutti. Anche di chi non se ne interessa. Quindi il mio consiglio è la partecipazione. Bisogna far sentire la propria voce a chi progetta.E’ bene, al tempo stesso, riconoscere che la partecipazione (urbanistica “partecipata”) ha anche dei “contro”. Ma forse un’amministrazione comunale che vuole trasformare (intensamente) la città – tanto da aver coniato lo slogan “Vignola città cantiere” – non ne può fare a meno. Ma di questo riparleremo presto.

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4 Responses to Conflitti urbani 2. Villa Braglia e la trasformazione della città

  1. maurizio ha detto:

    Intervengo brevemente per dire la mia, in quanto semiresidente in piazza braglia, luogo nel quale lavoro.
    E’ la classica situazione nella quale nessuno ha la ragione in pungo, se mai situazione simile esista. Conosco le persone che vi lavorano, e mi pare che le loro critiche siano fondate. Ho personalmente apprezzato il lavoro, avendo visto il progetto sul giornalino di Vignola, e l’ho appoggiato. Credo che la riqualficazione sia valida, e inserisca quel pò di “bello” che spesso cerchiamo, vogliamo, sogniamo, ma per il quale non sempre siamo disposti a pagare un prezzo.
    Anche per me ci sono stati disagi innumerevoli, ma non insormontabili. Capisco che chi, a differenza mia, ha una attività commerciale ne abbia risentito dal punto di vista economico. Dal mio punto di vista sarebbe opportuno non lasciare a metà l’opera. Mi spiego: la grande casa gialli che sta in foto, ha bisogno assoluto di essere riqualificata, essendo parte integrante di quell’unicum chiamato piazza Braglia. Ma non si può caricare l’intero prezzo sui proprietari. Il Comune potrebbe pensare ad una soluzione in tal senso.

    P.S non sono un proprietario, ma un libero professionista in affitto.

    Maurizio

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Caro Maurizio, come spero sia chiaro dai due post relativi al tema il motivo di interesse della vicenda sta, per me, nelle “resistenze” ad un intervento di riqualificazione e miglioramento. E’ evidente che in questa situazione, come spesso avviene, costi e benefici si distribuiscono in modo asimmetrico. Se un’amministrazione è consapevole di questo fa il possibile per ridurre questa asimmetria, fa il possibile per preparare “culturalmente” il terreno su tutta la città (abbiamo bisogno di rafforzare messaggi del tipo: meno auto in centro, ecc.), fa il possibile per ascoltare i coinvolti. Anch’io sono fermamente convinto che il progetto sia bello e davvero migliorativo. Penso tuttavia che bisognerebbe provare ad aumentare il grado di coinvolgimento delle persone (residenti ed esercenti) direttamente interessati. Pur sapendo che alla fine, anche laddove non si raggiunga il consenso di tutti (probabilmente mai possibile), l’amministrazione deve decidere ed andare avanti.
    Andrea Paltrinieri

  3. […] Villa Braglia e le proteste insorte ho scritto due post, entrambi nell’agosto 2008: vedi1 e vedi2. In entrambi i casi il tema di fondo è la gestione del conflitto nella riqualificazione della […]

  4. clicke here ha detto:

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