PSC, PTCP …

Martedì 22 luglio il Consiglio provinciale ha adottato il PTCP. Lo stesso giorno al Consiglio dell’Unione Terre di Castelli è stato presentato il documento preliminare del PSC intercomunale. Sigle astruse ai più. Ma la posta in gioco è il futuro del nostro territorio. Inizia dunque con questo post una presentazione, analisi, discussione di questi processi di pianificazione territoriale.

PSC, PTCP, POC, RUE, POIC … anche il linguaggio “gergale” (incomprensibile ai più) testimonia del livello di complessità raggiunto dall’attività politico-amministrativa. Complessità significa necessariamente opacità, ovvero non immediata comprensibilità per il non specialista, dunque per il cittadino comune. Questo è un dato di fatto ineliminabile della “politica” di oggi. Chi rappresenta l’attività politica ed amministrativa come se tutti potessero, senza alcuno sforzo, comprendere tutto fa (solo) del peggiore populismo. Detto questo occorre anche dire, con uguale franchezza, che assai spesso le istituzioni fanno poco (forse nulla) per richiamare l’attenzione del cittadino sulla posta in gioco di questi “processi” e per renderli (un po’ più) trasparenti e comprensibili. Autoreferenzialità. Questo termine, entrato nel linguaggio comune grazie alla “popolarità” di un autore (sociologo) come Niklas Luhmann (che rimane comunque sconosciuto ai più e rimane, inoltre, di difficile comprensione anche per chi si avvicina alla sua opera), è oggi usato comunemente per richiamare la patologia di una politica ed una amministrazione chiuse su se stesse, incapaci di “ascoltare” e “dialogare” con i cittadini, incapaci di percepire e (dunque) affrontare i problemi “reali”. E’ davvero così? Ed è così, tanto a livello nazionale, quanto a livello locale (dove la “vicinanza” del cittadino alle istituzioni dovrebbe essere garanzia di maggior potere di far sentire la propria “voce” e dunque di politici-amministratori più “reattivi” e responsabili)? L’impressione è che il modo comune di intendere la politica abbia abbastanza poco a che fare con la realtà. Sia che la politica venga squalificata come l’attività di una “casta” che autoriproduce se stessa, sia che si veda in essa l’incarnazione (anche imperfetta) dei principi della democrazia (specie se si usano concetti come “sovranità popolare”, ecc.). Non è una novità, questa. Weber, Schumpeter, Sartori – solo per citare alcuni autori – hanno argomentato, in diversi momenti del XX secolo, che esiste uno scarto assai grande tra la realtà della democrazia ed i concetti che usiamo per rappresentarcela (hanno anche invitato ad adeguare i concetti alla realtà, piuttosto che provare a “trasformare” la realtà). Lo stesso avviene per il governo locale, per la “democrazia locale”. Ma non è questo il tema che si vuole affrontare, anche se il nesso c’é.

La crescita della complessità sia della struttura istituzionale, sia dei processi decisionali (e qui ci occupiamo dei processi di pianificazione), da sola basta a ridisegnare le modalità (ed i problemi) del governo (anche locale) ed a rendere assai arduo (e comunque diverso) il nesso tra istituzioni locali e cittadini. Forse non è un caso che le forme più vitali di partecipazione (oggi forse davvero le uniche) siano quelle dei “comitati”, gruppi di cittadini che si mobilitano per contrastare decisioni dell’amministrazione comunale. Dunque una mobilitazione “reattiva”, non su temi generali, ma su aspetti assai puntuali, dove gli interessi in gioco colpiscono pochi (rispetto all’intera comunità dei residenti), ma in modo tangibile. D’altro canto il quadro complessivo degli obiettivi e dell’azione del Comune è sempre più sfuggente, sempre più opaco. Difficile dunque essere motivati da “interessi generali” (dell’intera collettività). Anche perché l’investimento in comunicazione, coinvolgimento e partecipazione da parte dell’amministrazione comunale è assolutamente risibile. E’ Luhmann che di nuovo ci suggerisce l’immagine della black box – la “scatola nera” – per descrivere i processi politico-amministrativi. Che significa appunto opacità e non comprensibilità immediata dei processi (spesso anche agli occhi degli attori principali). Ma questa complessità ha evidenti ragioni “strutturali”, appunto nella complessificazione dell’architettura istituzionale e dei compiti amministrativi (con processi di pianificazione, attuazione, controllo, rendicontazione per la cui gestione si è tutt’altro che attrezzati – sia dal punto di vista culturale che delle competenze; per non parlare poi delle risorse). E’ diventato più complesso il “quadro istituzionale” in cui si colloca oggi il singolo comune – un aspetto non adeguatamente rappresentato, ma certamente richiamato con l’immagine del comune-holding (una sorta di società “madre” che “controlla” – in realtà in misura assai debole o comunque assai variabile – altre società operative). E’ diventato ugualmente complesso l’intreccio di processi di pianificazione, a cui si richiamano le sigle sopra riportate. PSC (sta per Piano Strutturale Comunale), POC (Piano Operativo Comunale) e RUE (Regolamento Urbanistico Edilizio) sono i tre strumenti che la Regione Emilia-Romagna ha definito, con la L.R. n.20/2000, per la pianificazione urbanistica a livello comunale. Informazioni interessanti si trovano nel sito web della Provincia di Bologna, nella sezione sui PSC in forma associata (vedi). POIC (sta per Piano Operativo delle Infrastrutture Commerciali) è il documento di pianificazione relativo alle strutture commerciali di competenza della Provincia (strutture commerciali con superficie di vendita da 1.500 a 5.000 mq; per superfici inferiori la competenza è del Comune, per superfici superiori della Regione). Ed è su questo documento di pianificazione provinciale, o meglio sull’adozione di una variante ad esso, che si è concentrata fin qui larga parte della discussione sul progetto ex-Sipe (vedi). Ma il POIC è parte di strumenti di pianificazione con obiettivi più ampi (la gestione del territorio e delle funzioni insediative, non solo di quelle commerciali), dunque del PTCP (sta per Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che è stato adottato (non ancora approvato) dal Consiglio Provinciale nella seduta del 22 luglio (vedi). Lo stesso giorno, alle 21 presso lo spazio eventi Famigli di Spilamberto, al Consiglio dell’Unione Terre di Castelli veniva presentato il documento preliminare del PSC, il documento che consente al processo di pianificazione urbanistica intercomunale (dei 5 comuni dell’Unione) di entrare nel vivo, con la prossima convocazione della Conferenza territoriale. Processi e documenti dovrebbero essere presentati nel sito web del PSC dell’Unione (vedi); sito un po’ “striminzito” pur essendo parte del progetto di e-government e e-democracy partecipa.net. Intreccio complesso, dunque. Ma complessità non eliminabile, non comprimibile. Una complessità che può essere “sciolta” solo con adeguati processi, eventi, investimenti comunicativi con l’intera cittadinanza (che ad oggi non si vedono all’orizzonte). O, almeno, con quella parte minoritaria, ma significativa, di cittadini che davvero si sentono tali e che dunque vogliono prendere parte (seppur a diversa intensità) a disegnare il futuro di questo territorio.

PSC dell'Unione Terre di Castelli - La struttura e le politiche territoriali

PSC dell'Unione Terre di Castelli - La struttura e le politiche territoriali

Lessico minimo relativo al Piano Urbanistico Comunale:
Piano Strutturale Comunale (PSC): definisce gli aspetti strategici e strutturali, che interessano tutto il territorio comunale e a tempo indeterminato;
Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE): definisce gli aspetti regolamentari che disciplinano le parti del PSC del territorio urbano e rurale non sottoposti a modifiche urbanistiche sostanziali e che definiscono i parametri edilizi ed urbanistici, gli oneri di urbanizzazione, le condizioni di monetizzazione degli standard, ecc…;
Piano Operativo Comunale (POC): definisce gli aspetti operativi ed attuativi e la disciplina di uso del suolo delle sole parti di territorio da sottoporre a modifiche urbanistiche sostanziali (riqualificazione e nuovi insediamenti) nell’arco di validità quinquennale del piano; la localizzazione delle opere e dei servizi pubblici e di interesse pubblico da sottoporre ad esproprio per pubblica utilità. Il POC opera in coerenza con quanto stabilito dal Bilancio Pluriennale e dal Programma Triennale delle Opere Pubbliche comunali. Al termine dei 5 anni il piano perde efficacia e scadono anche i vincoli espropriativi.
Per una presentazione di dettaglio sulla pianificazione territoriale ed urbanistica conseguente alla L.R. n.20/2000 vedi questo testo dell’Arch. Maurizio Maria Sani, Responsabile del Servizio Coordinamento Pianificazione Urbanistica della Regione Emilia-Romagna.

One Response to PSC, PTCP …

  1. […] Piano Regolatore Generale del passato (ma con differenze sifgnificative che è bene considerare) (vedi). La posta in gioco è alta, dunque, e meriterebbe il massimo sforzo per un coinvolgimento più […]

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