Donne globali (anche a Vignola). Colf, badanti e sex workers transnazionali

All’anagrafe del Comune di Vignola sono regolarmente registrate, come residenti, alcune centinaia di donne dell’Est Europa. Molte di loro sono “assistenti familiari”, ovvero “badanti” secondo il linguaggio quotidiano. Il 17 maggio scorso sui tre giornali locali è apparsa la notizia di un intervento del comando provinciale dei carabinieri di Sassari contro una organizzazione criminale che faceva arrivare ragazze dalla Nigeria per avviarle alla prostituzione in diverse città italiane. Tra gli arrestati anche una “maman” nigeriana residente a Vignola (vedi). I due fenomeni intrattengono un sottile collegamento: si riferiscono a “donne globali”, ovvero alla migrazione di donne da paesi del secondo e terzo mondo verso l’occidente industrializzato. Vengono qui da noi in risposta ad una domanda, crescente, di prestazioni di accudimento, di affetto ed anche di sesso (cfr. Ehrenreich B., Hochschild A.R. (a cura di), Donne globali. Tate, colf e badanti, Feltrinelli, Milano, 2004, vedi). Proviamo a riflettere su queste presenze, non molto visibili, che però rendono tangibile una delle manifestazioni di ciò che chiamiamo globalizzazione.

[1] Il pugno di ferro del governo nei confronti dei clandestini in un caso si è ammorbidito: quello delle cosiddette “badanti” (assistenti familiari). Si tratta delle persone straniere, quasi esclusivamente donne, che prestano assistenza ad anziani, disabili e minori nelle famiglie italiane. In un comunicato del Ministero del Welfare del 21 maggio scorso è infatti stata annunciata l’emanazione di linee guida per una programmazione in deroga dei flussi migratori 2007/2008, nell’ambito del “decreto flussi” 2007, aperto fino al 31 maggio 2008. In pratica si tratta di autorizzare l’accettazione di un numero di domande di “ingresso” per badanti (e forse colf) aggiuntivo rispetto ai 65.000 sin qui autorizzati (stime ufficiose parlano di ulteriori 150.000 “ingressi”) (vedi). In realtà, piuttosto che ingressi veri, si tratterebbe di regolarizzare badanti già presenti in Italia e già occupate, anche se in modo irregolare. Ovviamente un tale provvedimento solleva interrogativi di opportunità e di equità. Come non ha mancato di evidenziare Andrea Olivero, presidente delle ACLI, “le colf non sono le uniche lavoratrici indispensabili in questo paese. Perché regolarizzare la badante e non l’operaio?” (vedi). Nella visione del governo le motivazioni sembrano essere di due ordini: (1) innanzitutto questa categoria di stranieri presenta un profilo socialmente meno preoccupante: si tratta, appunto, di donne; reperibili (abitano presso il datore di lavoro); stabili; (2) in secondo luogo sono figure di cui il nostro welfare “familistico” ha un gran bisogno, essendo impiegate soprattutto per l’assistenza di anziani non autosufficienti (visto che il loro ricovero in struttura protetta risulterebbe economicamente più gravoso). Qui non ci interessa la questione della contraddizione tra annunci di severità e atti di “morbidezza”, né la questione dell’equità od opportunità di un intervento selettivo di regolarizzazione. Entrambe ci sono, e vanno rimarcate. Questo intervento testimonia in modo chiaro quanto sia complesso il governo dell’immigrazione, quanto siano articolati gli interessi in gioco (delle famiglie, delle imprese, delle comunità, dello stato), quanto sia opportuno procedere con serietà, piuttosto che con demagogia. Anche in questo caso una politica seria richiederebbe uno sguardo al medio-lungo periodo e l’adozione di politiche conseguenti. Visto che, come in diversi hanno già evidenziato, l’esigenza periodica di regolarizzazione anche di queste figure assistenziali evidenzia un problema strutturale del nostro paese – problema che nasce dall’incrocio tra processi di invecchiamento (crescenti) e incapacità delle famiglie a far fronte autonomamente all’esigenza di cura ed assistenza dei membri anziani (crescente anche questa, e per diversi motivi: aumento del tasso di occupazione delle donne; sopravvivenza di un solo coniuge anziano; aumento delle separazioni e divorzi, ecc.), a fronte di un’offerta di servizi di welfare non sempre accessibili dal punto di vista economico. Ma “governare” con serietà il fenomeno significa (1) rivedere l’ipocrita norma della chiamata “a distanza” (quale famiglia assume un’assistente familiare che non conosce, chiamandola dall’estero?); (2) dimensionare seriamente le quote d’ingresso (per evitare di dover ricorrere periodicamente a regolarizzazioni a posteriori); (3) introdurre agevolazioni fiscali più marcate (ed anche controlli più rigorosi) per ridurre la convenienza del lavoro nero; (4) sviluppare servizi di accompagnamento alle famiglie e soprattutto alle badanti (formazione professionale, dispositivi di incontro tra domanda ed offerta, ecc.) (vedi l’articolo di Sergio Pasquinelli, Badante e clandestina, su LaVoce.info). Anche a Vignola, nell’ultimo decennio, è cresciuta in modo significativo la presenza di donne straniere, in larga parte provenienti dai paesi dell’Est Europa, impiegate in attività di “assistenza familiare”. Donne provenienti da Ucraina, Polonia, Moldova, Russia, Romania (oggi almeno 300 con regolare residenza, come risulta dall’anagrafe). Proviamo a leggere il fenomeno in altri termini, come una delle manifestazioni della globalizzazione – qui come “circolazione” di persone (donne), piuttosto che di merci od informazioni. Sono donne, queste, che spesso lasciano una famiglia al paese di origine – famiglie “transnazionali” dunque (vedi il cap. 3 di Ambrosini M., Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali, Il Mulino, Bologna, 2008; vedi). E’ importante incontrarle, parlare con loro, ascoltare le loro storie, se si vuole capire una delle molteplici facce del l’immigrazione oggi.

[2] Le Nazioni Unite hanno stimato che nel 1998 la tratta internazionale delle donne per l’industria del sesso abbia riguardato 4 milioni di persone a livello mondiale, generando profitti per 7 miliardi di dollari per le organizzazioni criminali. Il fenomeno è in crescita, non certo in diminuzione, anche perché si associa oggi al sempre più diffuso fenomeno del “turismo sessuale”. Ad un recente convegno, organizzato dalla Caritas di Milano e dal Forum permanente sulla prostituzione (Cgil, Cisl e Uil), sono stati presentati i dati per l’Italia (vedi): circa 100mila prostitute (di cui il 90% straniere), circa 9 milioni di clienti, un giro d’affari di 90 milioni di euro al mese. Prostituzione sempre più spesso gestita da trafficanti internazionali (soprattutto di origine est-europea, balcanica e nigeriana). Certo, non tutte sono vittime del traffico ed anche i confini tra vittime e prostitute volontarie (sex worker) in alcuni casi è incerto (cfr. il cap. 10 di Donne globali. Tate, colf e badanti, Felrinelli, Milano, 2004, pp.158-172; vedi). L’analisi di storie di vita (es. il capitolo di Lorenza Maluccelli in Colombo A., Sciortino G. (a cura di), Assimilati ed esclusi, Il Mulino, Bologna, 2002, pp.225-252; vedi) evidenzia come in genere all’origine dell’inserimento nel circuito della prostituzione ci sia il debito contratto da queste donne con “imprenditori illegali” per l’ingresso, da clandestine, nel paese di destinazione – in questo caso, l’Italia. “Alcune donne si impegnano in un «contratto» delle cui clausole raramente si rendono conto in anticipo” (p.236). Il debito che si ritrovano poi a dover pagare è molto alto e rende queste donne facilmente ricattabili. Al “vincolo di debito” si associa, in molti casi, l’inganno. Solo durante il tragitto od all’arrivo nel paese di destinazione le donne sapranno che dovranno prostituirsi. E’ solo il caso di notare che, per queste donne, una sistema di protezione sociale è offerto dai programmi conseguenti alla legge Turco-Napolitano del 1998 (legge dell’Ulivo). Anche questo è uno dei molteplici volti dell’immigrazione oggi ed in particolare dell’immigrazione clandestina (sulla prostituzione coatta delle donne provenienti dai paesi dell’est vedi l’indagine regionale realizzata nell’ambito del progetto WEST – Women East Smuggling Trafficking).

2 Responses to Donne globali (anche a Vignola). Colf, badanti e sex workers transnazionali

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Da quando è stato scritto, il 15 giugno 2008, ad oggi questo post è stato visitato da 842 persone. Avendo la possibilità di controllare i termini utilizzati nei motori di ricerca per arrivare a queste pagine web mi è evidente che non tutti erano interessati ad una trattazione dell’argomento. Qualcuno era alla ricerca di informazioni per diventare “utilizzatore finale” di qualche sex workers. Nel frattempo mi è capitato tra le mani un bel libro sull’argomento: Paola Monzini, Il mercato delle donne. Prostituzione, tratta e sfruttamento, Donzelli editore, Roma, 2002. Vedi:
    http://www.donzelli.it/libro/787/il-mercato-delle-donne
    Scrive Paola Monzini: “Cosa distingue una donna vittima di tratta da una prostituta autonoma? La prostituta autonoma dispone dei propri guadagni, ha ampie possibilità di rifiutare i clienti o di contrattare con loro, ha facoltà di muoversi liberamente. La prostituta vittima di tratta invece non ha alcun margine di autonomia: può concludere la propria giornata, o nottata, solo dopo aver incassato una cifra pattuita, pena le botte, o una multa. Non ha la possibilità di fare una passeggiata, può essere trasferita in un altro paese straniero da un giorno all’altro, può essere ceduta, o venduta, al miglior offerente. Può essere in ogni momento soggetta a violenze fisiche o psicologiche. La sua vita è incentrata su ritmi di sfruttamento serrati. Può essere costretta a lavorare sulla strada o in locali chiusi, in night club, video-bar, saloni di massaggio. In ogni caso, vive sotto costante minaccia e ricatto. La sua situazione di sfruttamento non deriva dalla natura dei servizi richiesti, bensì dalle condizioni di inganno, coercizione, ricatto o abuso cui è sottoposta, dal suo essere privata di ogni capacità di controllo sulla propria esistenza.” Dopo l’episodio del 17 maggio 2008 non ci sono state altre notizie su “traffici” di donne che toccavano, in un qualche modo anche Vignola e dintorni. Si tratta però di fenomeni che raramente vengono alla luce, se non, appunto, in occasione di operazioni di polizia.

    PS Sul tema il governo Berlusconi ha avanzato un disegno di legge, a firma dei Ministri Maroni e Carfagna, che introduce il reato di esercizio della prostituzione su strada. Per una valutazione con particolare attenzione all’impatto sulle donne e sulle reti criminali vedi:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000631-351.html

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    “Lo hanno scovato i militari di Vignola, la notte del 4 agosto (2009), in un hotel a Savignano. Aveva con sé la sua pistola, una Browning calibro 22 con la matricola abrasa oltre a 6 cartucce.” Il riferimento è ad un uomo di 27 anni, albanese, con residenza ad Ascoli Piceno, che costringeva a prostituirsi una ragazza rumena, 21 anni, sulla strada di Lavino di Mezzo, alla periferia di Bologna. Questa, in sintesi, la notizia apparsa su Il Resto del Carlino (Modena) del 7 agosto 2009, p.18.

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