Ancora sul voto e le scelte (dell’oggi) del PD

Man mano che passa il tempo dalle elezioni del 13 e 14 aprile migliora anche il grado di lucidità con cui riusciamo ad analizzare l’esito del voto e l’efficacia della campagna elettorale. Sull’esito del voto abbiamo già detto. Sull’efficacia della campagna elettorale emergono ora alcune voci che, forse fuori dal coro, consentono di precisare alcune cose. In sostanza la scelta di “correre da soli” è assolutamente condivisa e ad essa va riconosciuto il merito di aver garantito la “tenuta” del PD che, altrimenti, sarebbe stato certamente penalizzato (su Il Corriere della Sera del 30 gennaio 2008 Mannheimer ha stimato in 5 punti percentuali il “guadagno” del PD nell’ipotesi “corro da solo”). Ma dopo il recupero iniziale, prontamente registrato dai sondaggi, la crescita dei consensi al PD si è stabilizzata ed il gap è rimasto sostanzialmente immutato fino al voto (che, semmai, ha rivelato la sorpresa del forte calo della SA e della forte crescita della Lega Nord – questi non registrati dai sondaggi)! Il primo certamente anche effetto dell’invito al “voto utile”. Ma – fa notare Luca Ricolfi – se il risultato del PD ha una componente di “voto utile”, significa che questi elettori potranno ritornare in libertà quanto prima (vedi; vedi anche l’articolo di R.Gualtieri su Il Riformista del 18 aprile 2008). Sta dunque al PD trasformare questi voti “opportunistici” in voti di “convinzione”. Cosa che può essere fatta, però, solo con un impegno di lungo periodo che affronti con decisione alcuni degli handicap che il nuovo partito ha ereditato dal passato: la “questione settentrionale” (vedi) e la distanza di alcuni “blocchi sociali” di rilievo: lavoratori autonomi, ma anche operai (vedi). Rimane la sfida del PD dopo la sconfitta: come procedere, quale strategia mettere in campo. Quest’ultima è probabilmente la scelta più impegnativa, ma anche quella che non deve essere assunta nell’immediato. Aiuteranno a formularla anche i prossimi passaggi elettorali: le amministrative e le europee nel 2009, le regionali nel 2010. Più insidiosa è invece la questione del come arrivare alle più importanti scelte interne dell’oggi: l’elezione dei capigruppo alla Camera ed al Senato e l’elezione del Presidente dell’Assemblea Nazionale (che non è proprio la stessa cosa del “Presidente del Partito”, carica non prevista dallo Statuto) dopo le dimissioni di Romano Prodi. Per me la risposta è una sola ed è quella che abbiamo ripetuto ai cittadini in vista delle primarie del 14 ottobre: “una testa, un voto”. Ovvero, chi ritiene si candidi, certo presentando una “visione” del ruolo per cui si propone e prestando attenzione al pluralismo interno. Quindi al voto. Evitando di dare l’idea di una decisione centralizzata. I gruppi parlamentari e l’Assemblea sapranno scegliere. Decisamente poco convincente è la proposta di Ermete Realacci su La Stampa di oggi (28 aprile 2008, pp.4-5): “in Parlamento arrivano molti giovani e molte persone nuove alla politica. Devono potersi formare un’opinione, prendere contatto con la realtà politica, prima di votare per i loro presidenti. Altrimenti corrono il rischio di farlo secondo vecchie logiche.” Preoccupazione anche condivisibile, ma che impone un prezzo non indifferente. Che altri decidano per loro. Anche questa è “vecchia logica”. Sul tema vedi l’editoriale de Il Riformista del 25 aprile (vedi).

2 Responses to Ancora sul voto e le scelte (dell’oggi) del PD

  1. Giorgio Montanari ha detto:

    Siamo sicuri ?

    La domanda che mi faccio ( che vi faccio ) è :

    se le elezioni, invece di perderle , le avessimo vinte , nelle riunioni sentirei le stesse analisi ?

    Quei problemi che oggi sono dati per scontati ( la sicurezza, in particolare ) avrebbero peso e valore diverso , se avessimo ottenuto il consenso elettorale ?
    Perché l’adesione al nostro programma elettorale non c’è stata sulla base di priorità nazionali e locali, che, della sicurezza ad esempio , tenevano poco o nulla conto .
    Fino a ieri telecamere e modalità di controllo sul territorio non del tutto ortodosse erano comunque
    di destra !
    Ciò che dovremmo ponderare meglio è che ancora una volta siamo decisamente bravi in analisi precise e condivisibili.
    Ma dopo.
    Dopo che abbiamo perso in credibilità e in capacità di ascolto , dopo che abbiamo dimostrato di non possedere più quella abilità di stare fra la gente e con la gente : di sapere trasformare i bisogni in opportunità.
    Non mi sembra, francamente, che si facciano passi avanti ideologizzando un bisogno più percepito che reale , magari a discapito di altre problematiche ed indirizzi.
    Posso affermarlo con tranquillità, essendo fra i pochi che proponevano di intervenire sulla sicurezza in tempi non sospetti.
    E neanche ne usciremo codificando nuove mode : una percentuale fissa di donne per ogni amministrazione locale, giovani comunque e ad ogni costo . Possibilmente provenienti dalla società civile ?
    Con un massimo di gradimento per donne giovani senza esperienza politica .
    E cosa significa ? Non siamo anche noi società civile ?

    Perché non cominciamo ( ricominciamo ) ,invece, a parlare di competenze, di obiettivi e di selezione delle priorità da completare in vista della prossime e lezioni amministrative ?
    E di livelli di coordinamento e controllo intermedio ( Unioni di Comuni e Province ) che mi appaiono decisamente da regolare.

    Giorgio Montanari
    Assessore ai Servizi Culturali e Pedagogici del Comune di Castelvetro
    ( ma soprattutto militante da trent’anni )

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Giorgio, non so se ho dato un’impressione diversa, ma sono d’accordo con te … se ho inteso bene le tue considerazioni. Mi sembra di avere riassunto in modo equilibrato le valutazioni sul voto del 13-14 aprile. Ciò di cui non abbiamo bisogno è ripeterci che va tutto bene. Attenzione. L’esito del voto era ampiamente prevedibile, specie se si valutava razionalmente la situazione. Ciò che ci ha colpito è lo scarto tra il PD (anche con l’IdV) e la coalizione PdL+Lega Nord+MpA. Anche perché fino al giorno delle elezioni il messaggio che circolava tra noi era: “ce la possiamo fare”. Ora, se l’intensa ripetizione di questo messaggio ha indubbiamente prodotto una quantità maggiore di “voto utile”, ha anche provocato una certa delusione. Ma che una vittoria del PD fosse altamente improbabile era noto. Sulla sicurezza so che il PD è bene impostato (diverso era per il Centrosinistra, dove si scontava una marcata divergenza con la “sinistra estrema”). Molti amministratori PD hanno invece da tempo preso sul serio il problema. Occorre però sapere che non ci sono ricette facili e che anche Berlusconi non ha rispettato, sulla sicurezza, il suo “patto con gli Italiani”.

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