Leggere la città con la “Scuola di Chicago”

I processi di insediamento abitativo all’interno di una città sono il risultato di scelte di individui e famiglie alla ricerca di un nuovo alloggio. I decessi e l’emigrazione liberano alloggi. Le nuove realizzazioni di edilizia residenziale incrementano l’offerta. Le scelte avvengono quindi confrontando le opportunità disponibili sul mercato con le preferenze e le risorse del nucleo familiare alla ricerca di un’abitazione. Tali processi di insediamento si dispiegano nel tempo, ad esempio sotto la pressione della crescita demografica “naturale” o di processi migratori mossi dalle opportunità occupazionali dell’area. Per leggere la trasformazione insediativa è però importante riconoscere che questa non avviene in modo casuale, ma secondo modalità che possono essere ricondotte ad un “modello”, ad una “struttura”. Occorre, in altri termini, legare i fenomeni “molecolari” delle scelte individuali a strutture di opportunità ed a modelli insediativi peculiari. Si può così, allargando l’orizzonte, leggere la città come una sorta di “organismo” che si evolve o, meglio ancora, come una sorta di ecosistema sociale, dove diversi organismi (gruppi sociali) cooperano o competono nella localizzazione e nell’accesso al territorio ed alle risorse urbane. Questo approccio ecologico all’analisi urbana è stato sviluppato tra gli anni ’20 e ’40 del XX secolo da sociologi dell’Università di Chicaco, quali R.E.Park (vedi) ed E.Burgess (da qui l’espressione “Scuola di Chicago”: vedi). Park e Burgess studiano le città come ecosistemi all’interno dei quali si svolgono processi di competizione, invasione e successione. Il risultato di questi processi determina di volta in volta il profilo insediativo della città: dove si localizzano le attività commerciali di maggiore prestigio, dove invece i servizi avanzati, dove si insediano i nuovi residenti, ecc.

ecologia_urbanaPuò essere interessante adottare questa prospettiva per leggere la trasformazione della città di Vignola. Tra i diversi aspetti del processo insediativo ci limitiamo qui a considerarne uno soltanto, quello relativo all’abitazione (l’analisi si potrebbe fare per gli esercizi commerciali, i servizi, ecc.), con particolare riferimento ad uno solo dei sottogruppi di nuovi residenti: i cittadini stranieri (ugualmente interessante sarebbe interrogarsi sui processi e sulle zone di insediamento degli “autoctoni” o degli immigrati dal Sud Italia, ma occorrono dati più difficilmente ottenibili). Per intenderci, ci interessa capire quale localizzazione spaziale troviamo a Vignola nelle residenze dei cittadini stranieri e quali “modelli” emergono: se diffusi in modo omogeneo sull’intero territorio, se concentrati invece in alcune zone (ed in tal caso, quali), e così via. Per fare questo è sufficiente disporre del numero degli stranieri residenti per ciascuna delle 261 vie di Vignola con almeno un residente. Una tale analisi consente di evidenziare alcuni fenomeni interessanti. Innanzitutto nella maggior parte del territorio comunale si registra una presenza diffusa, cioè equilibrata, di stranieri residenti od anche una debole presenza. Considerando che i residenti di nazionalità straniera sono oggi il 12,46% del totale dei residenti, emerge che in 184 vie su 261 la percentuale degli stranieri residenti è inferiore al valore medio complessivo. Anzi in 89 vie non risulta alcuno straniero residente. Vi sono tuttavia alcune zone che vedono una concentrazione di stranieri residenti assai più forte. Nel centro storico (dentro il confine della città medioevale, per intenderci) gli stranieri residenti sono il 42,6% (208 su un totale di 488 residenti). Nella zona subito adiacente al borgo antico (la zona perimetrata da via del Portello, via N.Tavoni, via M.Pellegrini, via Bellucci, via Borgovecchio, via Corso Italia) gli stranieri residenti sono il 33,9% (634 su 1.872 residenti). Questa concentrazione è facilmente comprensibile con riferimento al minor costo degli alloggi in queste zone di più antico insediamento (alloggi più vecchi, dunque più economici sia per l’affitto che per l’acquisto). Analisi di questo tipo (magari anche più sofisticate) servono per impostare politiche pubbliche di intervento. Tra le poche cose che sappiamo sui fattori dell’integrazione sociale c’è certamente quella che occorre evitare eccessive concentrazioni. Un’altra cosa nota è che più che interventi spot, servono politiche di lungo periodo, perseguite con determinazione e continuità (meglio, inoltre, se di tipo “infrastrutturale”). Risultano dunque auspicabili, anche da questo punto di vista, politiche di riqualificazione del centro storico (inteso anche in senso allargato), così da frenare la concentrazione dei residenti stranieri ed anzi così da favorire una loro redistribuzione più equilibrata sul territorio cittadino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: