Alzabandiera a scuola?

La proposta è stata formulata al meeting di Rimini dove ha suscitato un fragoroso applauso. Il 23 agosto 2007 Giulio Tremonti, impegnato in un dibattito con Piero Fassino, ha proposto: “perché non introdurre tutte le mattine o almeno all’inizio della settimana l’alzabandiera nelle scuole?” (vedi). Motivazione: “Per il senso comune di appartenenza al Paese.” Non era però una novità in assoluto. Tremonti, infatti, ne aveva già parlato nel corso di un’intervista a Il Messaggero del 27 aprile 2007 – in quel caso con minore risonanza. Lì, ragionando di come cercare di ottenere un “rafforzamento della tradizione” aveva detto: “C’è una bella differenza fra un paese in cui tutte le mattine si fa l’alzanbandiera a scuola e uno come il nostro, in cui l’idea più prossima all’identità nazionale è quella della Nazionale di calcio.” Il tema, infine, è stato ripreso di recente. Sempre su Il Messaggero, in un’intervista rilasciata il 18 marzo 2008. Lì Tremonti precisa di aver scritto un libro “che non è un libro di economia ma di filosofia, un libro sui valori spirituali”, ed aggiunge che la sua proposta è quella di “ripartire dalle radici giudaico-cristiane: storia, tradizioni, identità, valori. Anche da un simbolo come l’alzabandiera nelle scuole tutte le mattine. Facciamolo con la bandiera europea o quelle nazionali o della Catalogna, ma facciamolo.” Le reazioni dei politici all’intervento più enfatizzato dai mass media (quello al meeting di Rimini), riportate sulla stampa del 25 agosto 2007, sono differenziate: il più entusiasta è Pier Ferdinando Casini (Udc). Sandro Bondi (Forza Italia) parla di “una cosa giusta e bella” e propone che “gli alunni si alzino all’ingresso in aula degli insegnanti”. Ermete Realacci (Margherita), sembra apprezzare. Il ministro Fioroni (Margherita) se la cava con una battuta, senza entrare nel merito: “trovo qualche difficoltà [a dare una risposta a Tremonti], dopo averlo visto a Lorenzago con chi ha avuto nei riguardi della bandiera un uso diverso da quello di alzarla davanti agli italiani”. In effetti da esponenti della Lega Nord (Calderoli e Borghezio) provengono stroncature nette, visto che per loro la patria è la Padania, per cui l’alzabandiera andrebbe fatto semmai con la bandiera della Padania, non certo con quella italiana! La proposta è bocciata anche dal segretario della Cgil scuola, Enrico Panini, ma con motivi del tutto diversi: “a scuola non si insegna la forma, ma la sostanza delle cose. Sono i valori che devono essere trasmessi ai giovani, non le formalità”.
Complice l’attuale campagna elettorale sono emersi anche temi affini. Forse prendendo spunto da Sarkozy che in Francia, durante la campagna elettorale per le presidenziali, aveva proposto di tornare al “lei” tra insegnanti e alunni o forse riprendendo il suggerimento di Bondi, Berlusconi ha proposto, nella videochat del Corriere della Sera, di far alzare in piedi gli alunni all’ingresso del prof in classe. Annuisce da Porta a porta Dario Franceschini, vicesegretario del PD: “Alzarsi in piedi è una cosa intelligente e dovuta nei confronti di chi come il maestro o il professore, in molti casi, è una personalità importante nella formazione del ragazzo”. Anche se, ammette Franceschini, “non si può introdurre con decreto”.


Ammettiamolo. Su molte persone queste proposte esercitano un certo fascino. Diviene difficile non farsi sedurre dall’idea di poter risolvere questioni impegnative – il senso di appartenenza alla patria, l’autorevolezza della scuola – con un colpo di bacchetta magica (un decreto legge?). E’ un segno anche questo dell’inconsistenza della nostra cultura politica – oltre che del tentativo del Pdl di “dire qualcosa di destra” (proverò ad argomentarlo!). Tre considerazioni.
[1] Uno dei commenti più acuti alla proposta dell’alzabandiera a scuola è giunto da Ferdinando Camon che, su La Stampa del 25 agosto 2007 (vedi), fa un ragionamento molto semplice. Dice: proviamo ad immaginarcelo. Proviamo ad immaginare l’alzabandiera fatto nelle nostre scuole, le nostre scuole di oggi, con professori senza autorità, studenti indisciplinati (studenti che chiacchierano, si alzano, non stanno fermi, battutina, ecc.), edifici a volte fatiscenti, ecc. Risultato: “l’alzabandiera nelle nostre scuole sarebbe un continuo oltraggio alla bandiera”. Pensiamoci. Applichiamo la prospettiva dell’implementazione: cosa succede di un’idea (affascinante?) nel momento in cui la si mette in pratica nella (nostra) realtà quotidiana.
[2] Ma non possiamo cavarcela così. Non possiamo scartare la proposta solo per il fatto che, nelle condizioni date, la sua applicazione potrebbe non sortire gli effetti desiderati. Se infatti il tema “alzabandiera a scuola” (o “alunni in piedi all’ingresso del prof”) ha risonanza è perché riflette una preoccupazione diffusa. Una preoccupazione che non va lasciata cadere (anche e soprattutto da chi non condivide le “scorciatoie” di Tremonti). Quella di trasmettere la percezione di un valore – e dunque quella di trasmettere un valore. Però, allora, “guardiamoci dentro” davvero a questa questione. Senza farci sedurre da facili scorciatoie (che non ci sono!). Innanzitutto guardiamo allo stato attuale della scuola italiana. Basta dare un’occhiata al Quaderno bianco sulla scuola, licenziato nel settembre 2007 dal Ministero dell’Economia e dal Ministero della Pubblica Istruzione, o ad altri documenti recenti per cogliere alcune gravi criticità: (1) le indagini PISA sulla valutazione degli apprendimenti dei nostri studenti ci collocano in genere oltre il 25° posto evidenziando un problema di performance delle istituzioni scolastiche, ovvero di efficacia della didattica; (2) il 70% degli studenti delle scuole medie superiori ha riportato una o più insufficienze al termine del I quadrimestre 2008 (vedi), inoltre il 42% degli studenti viene promosso con debiti e solo 1 su 4 li recupera; (3) diversi aspetti dell’organizzazione del lavoro e della carriera degli insegnanti sono difformi dai requisiti che appaiono più favorevoli a promuovere impegno, motivazione ed efficacia dell’insegnamento; (4) la mancanza di un sistema nazionale di valutazione sugli apprendimenti ha privato le singole scuole di un sistema di monitoraggio della propria efficacia e le autorità di governo della scuola di poter fissare operativamente standard di apprendimento; (5) c’è una realtà insoddisfacente dell’edilizia scolastica (sembra che il 30% degli edifici siano sprovvisti di certificazione dei VVFF). Ora, se questo è il quadro – ed è un quadro non proprio esaltante! – come è possibile pensare di introdurre “manifestazioni” di riconoscimento dell’autorevolezza delle istituzioni o del corpo insegnante? Come è possibile non percepire lo stridente contrasto tra la richiesta di un maggiore “impegno morale” e la condizione della scuola italiana? Chi vuole essere credibile – ed i politici debbono esserlo – deve partire da qui. Deve esibire un impegno tenace e duraturo per cambiare la realtà della scuola italiana. Senza questo si scade inevitabilmente nel ritualismo.
[3] Certo, istituzioni e società moderne soffrono una certa incapacità di promuovere senso civico e impegno “patriottico” (forse con l’eccezione degli USA). Ma non è guardando al passato e proponendo “manifestazioni esteriori” che si può recuperare il terreno perduto. Difficile pensare di promuovere artificialmente una “religione civile” come da tempo richiede Marcello Pera. Il “fascino” della proposta di Tremonti e colleghi sta, in effetti, più nella questione che sottende che nella soluzione che propone. Per affrontare seriamente il tema occorre innanzitutto un impegno di lungo corso sui “fondamentali” della scuola, così da recuperare credibilità. Occorre in secondo luogo pensare anche a momenti “esteriori” o “rituali”, ma all’altezza della coscienza critica di oggi. Ed anche all’altezza dell’unica idea di patria oggi sostenibile (in quanto non regressiva): la patria non della terra natia, ma della costituzione (è l’idea di “patriottismo costituzionale” proposto da Dolf Sternberger e ripresa da Jürgen Habermas). Ma qui si apre un altro capitolo.

2 Responses to Alzabandiera a scuola?

  1. Marcello ha detto:

    Ma con tutte le cose che mancano nel sistema scolastico non riesco a capire non solo chi fa certe proposte ma chi trova il tempo di commentarle !
    Vorrei un mondo senza bandiere e senza riti inutili. In mancanza di meglio almeno facciamo studiare bene la nostra storia, quella nazionale e quella locale, e rendiamo le scuole comunità in cui ogni studente possa almeno un po’ riconoscersi e avremo contribuito a creare una comunità civile e con un diffuso senso di appartenenza

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Forse commentare queste proposte non è poi un esercizio così inutile. Forse questo risultato elettorale deve farci riflettere: ci sono temi, preoccupazioni che non possono essere semplicemente liquidati! Si può cercare una risposta seria, non regressiva? Si può provare a fare “cultura” civica o politica su questi temi? Secondo me si deve! Per il resto sono d’accordo con te Marcello.

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