Il costo della politica locale. Alcune riflessioni

Bene ha fatto il sindaco Adani a dedicare alcune pagine di Vignola Informa, il giornale dell’amministrazione comunale inviato a tutte le famiglie, al tema del costo della politica a Vignola. L’intento è quello di offrire maggiore trasparenza ed in tal modo “manutenere” quel rapporto di fiducia che deve esistere tra cittadini ed istituzioni di governo locali. Veniamo a sapere, dunque, che il costo del sindaco per l’amministrazione comunale è pari a 54.734 euro, che la sua retribuzione annua lorda è di 47.487 e che la “retribuzione” (indennità) netta mensile effettivamente percepita è pari a 2.044 euro (calcolata per tredici mensilità) – circa la metà dei compensi mensili percepiti dal sindaco nella sua precedente attività lavorativa. Sempre per un principio di trasparenza il sindaco Adani ci informa anche della sua situazione patrimoniale, oggi ed al momento dell’entrata in carica nel 1999. Veniamo così a sapere che come molti suoi concittadini paga un mutuo per l’appartamento in cui vive e che non possiede affatto “fantomatiche ville sulle colline vignolesi o nei comuni limitrofi” – per mettere a tacere alcuni rumors fastidiosi.
Nelle dichiarazioni traspare, oltre alla volontà di chiarire ai propri cittadini l’entità della propria retribuzione, anche la volontà di precisare alcune caratteristiche di questo singolare “mestiere”: grande impegno (70-75 ore settimanali di lavoro, parecchie serate impegnate ed anche parecchi giorni festivi dedicati alla “rappresentanza istituzionale”), grande responsabilità per far fronte alle attese dei cittadini che voglio una città più moderna, bella e ricca di servizi, grande responsabilità anche per governare una “macchina” sempre più complessa: anche il Comune di Vignola è oggi una sorta di holding con “partecipazioni” nell’Unione Terre di Castelli, l’ASP G.Gasparini, Sipe Spa, Hera, Ato, ecc. Bene. Se consideriamo tutti questi aspetti risulta chiaro che la motivazione di fondo di questo impegno non è certo di tipo economico (è chiaro che non esiste corrispondenza tra impegno, responsabilità, produttività e retribuzione!), ma è piuttosto da ricercarsi in un mix di motivazioni dove giocano un ruolo il senso civico di appartenenza alla comunità, l’orgoglio di poter lasciare il segno del proprio lavoro sulla propria città, la dimostrazione di capacità “professionale” e politica. Qui sta indubbiamente uno degli aspetti belli della politica!
Questo gesto di trasparenza sul tema dei costi della politica sollecita alcune riflessioni. E’ infatti in gioco una posta importante che è bene esplicitare. Non si tratta, dunque, solo di soddisfare l’impulso voyeuristico che spinge a sbirciare nella “busta paga” del primo cittadino. Il tema è infatti il costo della politica (prima che dei politici), sia nei suoi aspetti più evidenti (appunto le indennità di carica), sia nei suoi aspetti meno tangibili. Quattro considerazioni.
[1] Traspare nelle parole del sindaco Adani l’orgoglio per il lavoro svolto – un tema trattato sotto l’etichetta “produttività del sindaco”. E’ questo il vero tema, la vera posta in gioco. La funzione della politica è infatti quella di prendere decisioni importanti per la collettività. Se la politica non prende queste decisioni (ad esempio perché troppo impegnative o perché ritiene che non abbiano il consenso dei cittadini) o se le decisioni che prende sono miopi, qui sta il vero costo della politica – una politica che non sa (o vuole) decidere o che “sbaglia” a decidere. Sull’uso del territorio (consumarne ancora, anche se per nobili finalità: finanziare opere pubbliche?), sulla tutela dell’ambiente e della salute (misure più restrittive contro le polveri sottili?), sul modello di sviluppo (quanto forzare la compatibilità ambientale?), sull’integrazione degli stranieri nuovi arrivati (cosa possiamo fare ora per ridurre il rischio di “problemi” tra vent’anni?), ecc. Se la politica non fa questo è qui che “scarica” sui cittadini i suoi veri costi – spesso costi occulti, costi non percepiti: i costi delle “occasioni mancate”. Costi di cui ci si accorgerà solo tra 10 o 20 anni, di cui si accorgeranno i nostri figli. E’ anche su questi aspetti, oltre all’indennità di carica degli amministratori, che abbiamo bisogno di maggiore trasparenza.
[2] Il vero costo della politica è una politica che gira a vuoto, che non affronta con determinazione le sfide davvero decisive per il futuro. E’ questa la diagnosi che con grande chiarezza lo stesso Veltroni ha riconosciuto: un sistema politico “allo stesso tempo costoso e improduttivo, tanto invadente nell’occupazione del potere e nell’ostentazione dei suoi segni esteriori, quanto impotente nell’esercitare il potere vero, quello che serve ad affrontare i problemi del paese” (La nuova stagione, p.134). Ma questo vale soprattutto per la politica nazionale. Per la politica locale le cose stanno diversamente. Qui si decide, anche grazie alla legge per l’elezione dei sindaci del ’93. Pensiamo solo alle cose fatte nel corso del suo mandato dal sindaco Adani – Vignola città cantiere! Allora qui il rischio è un altro: è quello di un decisore politico che non coinvolge la città, che non cerca di conseguire una visione del futuro prodotta collettivamente. E’ il tema della governance (o meglio: dello “stile” di governance), del rapporto tra decisioni amministrative, democrazia locale e consenso dei cittadini sulla visione della città del futuro (ce ne siamo già occupati: vedi). Sarà difficile superare l’amministrazione Adani sulla quantità delle cose fatte, sulla trasformazione della città realizzata. Sarà difficile anche solo realizzare (ovvero finanziare) i progetti a cui l’amministrazione sta lavorando oggi! Ma sulla capacità di parlare alla città, di produrre consenso ad una visione del futuro di Vignola non è davvero possibile fare di più? Non è un interrogativo retorico. E’ una domanda vera.
[3] Anche la politica è un’impresa collettiva. Se è bene interrogarsi sui costi del sindaco e sulla sua produttività, è altrettanto importante interrogarsi sui costi e la produttività del sistema politico locale. Siamo in grado di valutare l’operato ed il costo dell’intera squadra di un sindaco, cioè della giunta (magari assessore per assessore)? Siamo in grado di valutare la qualità delle nomine che la politica fa periodicamente nei ruoli di governo dei diversi enti della holding Comune? Ed il costo degli ex-sindaci? Fondamentale è la capacità di riconoscere e premiare il merito. Ma anche fare squadra nel senso giusto: non il clan chiuso che si promuove ed opera per cooptazione, ma il circuito aperto in cui nel pubblico confronto (di nuovo: più trasparenza!) il gioco delle argomentazioni e controargomentazioni accresce le chances che vengano prese “buone” decisioni o che le persone chiamate ad amministrare lo siano perché capaci, non perché appartenenti ad un “clan” o ad una “corrente” (prima ancora che ad un partito).
[4] L’outing del sindaco è un atto del tutto volontario. Anche per questo lo si può apprezzare. Ma non sarebbe il caso di farlo diventare routine? Farlo diventare un “vincolo” istituzionale che, proprio in quanto norma, segnali, tanto agli amministratori, quanto ai cittadini: attenzione qui c’è un pezzo importante della credibilità delle istituzioni. Ovvero: più trasparenza nelle istituzioni! Più trasparenza rispetto agli amministratori, ma anche più trasparenza sulla “produttività” di tutta l’amministrazione. Ovvero nuove modalità e nuovi strumenti per rendere conto. Io ritengo che una moderna amministrazione non possa non investire anche su ciò. Ad esempio tramite la redazione, ogni anno, di un Bilancio di Missione (non certo come mero strumento di marketing!) che illustri ai cittadini i risultati conseguiti e la coerenza tra impegni del Bilancio di previsione ed obiettivi conseguiti. Per questo il 29 novembre 2007 il Consiglio Comunale ha approvato – su mia proposta (allora ero capogruppo DS) – una mozione per fissare nello Statuto l’impegno alla trasparenza sia in merito a reditto e patrimonio degli amministratori (il sindaco, ma anche assessori e consiglieri), sia sull’operato di tutta l’amministrazione (vedi). Ne abbiamo bisogno. Mentre ringraziamo il sindaco Adani per l’impegno che mette nel suo “lavoro”, lavoriamo anche affinché le norme istituzionali possano aumentare le chances di avere sindaci (e, più in generale, amministratori) con queste caratteristiche. Sindaci (e amministratori) capaci e dunque disposti ad accettare la sfida della trasparenza, della rendicontazione, della valutazione.

One Response to Il costo della politica locale. Alcune riflessioni

  1. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Nel discorso che il presidente del consiglio Mario Monti ha tenuto prima di illustrare le misure anticrisi, il 4 dicembre 2011, c’é un passaggio interessante sui “costi della politica” in cui è ribadito questo pensiero: i veri costi della politica sono le politiche di scarsa qualità, ovvero quelle che mirano ad “effetti a breve” (elettoralmente remunerativi), tralasciando il lavoro per incidere sul medio e lungo periodo. Questo, ovviamente, non significa chiudere gli occhi rispetto a privilegi intollerabili che i politici anno (parlamentari, consiglieri regionali … a livelli più bassi le indennità sono davvero poca cosa rispetto all’impegno richiesto). Comunque, ecco le affermazioni di Monti: “Vedete, quando si parla di costi della politica, e io ho un profondo rispetto per la politica, quando si parla di costi della politica e noi abbiamo, come dirò fra un attimo, adottato misure per ridurli da subito in misura significativa, si pensa ai costi che i cittadini sopportano per gli apparati amministrativi a livello locale e nazionale; ma non si pensa al vero costo della politica come purtroppo è stata fatta per decenni in Italia. Qual è il vero costo della politica? E’ che chi governa prenda decisioni miranti più all’orizzonte breve delle prossime elezioni che all’orizzonte lungo dell’interesse del Paese, dei nostri figli, dei nostri nipoti.” Qui il testo completo dell’intervento:
    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=17T6WP

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