Norvegia – Italia 3 a 0 (nelle politiche familiari)

Alcuni amici si sono lamentati dell’assenza, in questo blog, del tema calcistico, che invece impazza in altri luoghi “virtuali” vignolesi. Non potendo accontentarli nei contenuti, ho provato almeno a sedurli con il titolo. Chissà.

Se confrontiamo Italia e Norvegia in merito alle politiche statali di sostegno al “costo dei figli” (e dunque in merito alle politiche che contrastano l’effetto di impoverimento economico che la nascita di uno o più figli inducono) il risultato è il seguente. “Una veloce comparazione con i paesi scandinavi porta alla conclusione che la famiglia italiana non gode di grande salute. Ad esempio, le più recenti statistiche sulla povertà non sono una lettura felice per i giovani genitori. La semplice conclusione che si può trarre dalle Statistiche in Breve pubblicate dall’Istat (2007) è che più bambini si hanno, più poveri si diventa – e in alcune regioni i tassi di povertà delle famiglie con bambini sono drammatici. Molto si può discutere sulla validità delle statistiche di povertà , ma l’aspetto interessante di una comparazione con i paesi scandinavi è che lì la relazione è opposta: più bambini si hanno (a meno di non averne veramente molti, ben più di tre) più basso è il tasso di povertà. Questi tassi si basano su una misura relativa della povertà (es. è considerato “povero” chi ha un reddito inferiore al 50% del reddito medio) e quindi riflettono la diversa distribuzione delle risorse disponibili. In altre parole, nei paesi scandinavi la famiglia è una priorità più forte che non in Italia.” (vedi l’articolo intero)

Tavola 1: Percentuale di famiglie povere secondo il numero di figli

tabella-2_0.jpgSeguendo Chiara Saraceno, sono anch’io da tempo convinto che una vera “emergenza” per questo paese siano le politiche familiari e, soprattutto, il mancato riconoscimento del costo dei figli (e dunque la mancanza di significative politiche di sostegno economico alle famiglie con figli minori). Non c’è bisogno qui di pensare a politiche pro-nataliste, che pure potrebbero risultare giustificate nel tentativo di correggere gli attuali squilibri demografici. C’è invece certamente bisogno di aiutare le coppie nelle loro scelte di procreazione. Diverse indagini evidenziano che le coppie desiderano mediamente 2 figli, ma la maggior parte di queste – per diverse ragioni – non riesce a soddisfare quel desiderio. Il costo dei figli – e sappiamo che non c’è solo un “costo” economico, ma indubbiamente per la vita di oggi quest’ultimo è assai consistente – e la mancanza di un riconoscimento pubblico (e dunque di un sostegno), come avviene in Francia e nei Paesi Scandinavi, sono fattori ostacolanti. Ma se spetta allo stato predisporre aiuti significativi ed agevolazioni fiscali, spetta all’ente locale offrire servizi. Cosa che a Vignola abbiamo perseguito con grande determinazione (anche grazie al mio contributo da assessore: la decisione di costruire il terzo Asilo Nido è del 2002, mentre al progetto del Centro per le Famiglie ci ho lavorato per un anno intero, a partire dal 2003). C’è altro che si può fare a livello locale? Certamente. Ma la base di partenza è comunque robusta.

La famiglia Simpson

La famiglia Simpson

Alcuni elementi di valutazione delle proposte dei partiti e dell’operato dei governi in tema di politiche per la famiglia

Alessandro Rosina e Chiara Saraceno valutano il programma del PD in merito al tema del welfare e della famiglia (vedi) esprimendo qualche perplessità sulla “dote fiscale dei figli” (sostanzialmente perché rimangono aspetti non definiti) e manifestando comunque la preferenza per assegni familiari mensili, meglio se pagati alla madre.
Daniela Del Boca commenta invece le politiche per la famiglia realizzate dal Governo Prodi, apprezzando soprattutto il Piano per gli Asili Nido 2007-2009 (vedi).
Il precedente Governo Berlusconi, pur avendo operato per 5 anni, non ha fatto granché – come documenta Alessandro Rosina in questa analisi critica del Libro Bianco sul welfare (vedi) – privilegiando gli interventi ad alto valore simbolico come il cosiddetto bonus bebé (un bonus di 1.000 euro erogato una tantum il primo anno di vita del figlio: vedi l’analisi) – vale la pena riparlarne perché il bonus bebé è di nuovo inserito nel programma elettorale del PDL (per un’analisi critica vedi l’articolo da neodemos.it). Ricevere 1.000 euro una tantum al momento della nascita di un figlio può certamente fare piacere, ma le politiche serie per la famiglia sono altre, come ho argomentato in un ordine del giorno poi approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 27 marzo 2006 (vedi pdf). Anche il Libro Bianco sul welfare del ministro Maroni riconosceva che la spesa aggiuntiva data dalla nascita del primo figlio era di 500-800 euro al mese: il bonus bebé copre dunque al massimo il costo di 2 mesi!

One Response to Norvegia – Italia 3 a 0 (nelle politiche familiari)

  1. Wrogeobre ha detto:

    Hello.
    🙂

    The images were released to celebrate the arrival on Monday of Emma Tallulah, the couple’s third daughter.
    Bye.

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