Il fiume è ancora un elemento di identità di questo territorio?

E’ possibile parlare di identità di un territorio? Il concetto di identità richiede l’esistenza di caratteristiche che permangono nel tempo, ovvero che possono essere riconosciute come stabili anche a fronte di mutamenti. Richiede anche che tali segni vengano riconosciuti intersoggettivamente, ovvero da “altri significativi” (l’identità richiede sempre anche il suo riconoscimento sociale). Vi sono dunque caratteri, di questo territorio, che permangono nonostante i mutamenti intervenuti nel tempo e che siano allo stesso tempo riconosciuti come significativi dalla collettività che lo abita? La risposta a questa domanda non è banale. Indubbiamente alcuni tratti dell’ambiente e del paesaggio caratterizzano da lungo tempo il territorio di Vignola. Un territorio articolato in alte, basse e collina. Con un paesaggio agricolo cambiato più volte nel tempo e che ha visto la coltura della vite, del gelso (per l’allevamento dei bachi da seta tra il XVI e XIX secolo) e, quindi, l’affermarsi della coltivazione del ciliegio e di altre tipolgie di alberi da frutta. Un territorio, soprattutto, attraversato dal fiume – il Panaro – e che nel rapporto con il fiume ha avuto per lunghissimo tempo un tratto stabile, dunque un elemento di identità. Il fiume e, più in generale, il sistema naturale ed artificiale delle acque di superficie. Da lungo tempo (sembra sin dal XII secolo) alla presenza del fiume si è infatti affiancata una rete di canali artificiali (pensiamo al canale di San Pietro). Sin dalla sua fondazione la comunità vignolese ha intrattenuto un legame forte con il fiume – al tempo stesso risorsa e minaccia. Fiume che ha consentito la bonifica per colmata (l’accumulo di limo, sabbia, ciotoli che riempie progressivamente, nelle attuali “basse”, zone precedentemente acquitrinose); ha fornito la forza motrice per mulini ed opifici (cartiera di Brodano, cartiera della Sega, ecc.) e la risorsa acqua per la comunità; ha rappresentato una via di trasporto e di comunicazione; ha costituito un elemento produttivo di un ecosistema in grado di accogliere anche nuove coltivazioni (nel XVI secolo nelle zone alluvionali si è coltivato il riso). Al tempo stesso il fiume ha eroso le sponde e inondato i terreni. Ha richiesto, per tutelare i terreni coltivabili ed anche la sporgenza di tufo su cui sorge in origine Vignola, l’approntamento di opere di contenimento. E’ documentata alla fine del XVII secolo la costituzione di un “consorzio della mora” (muro, muraglione) con il compito di approntare opere di contenimento e difesa dalle acque del fiume – a testimonianza dell’impegno della collettività per “addomesticare” il fiume. E’ nel XVIII secolo, inoltre, che la cartografia registra l’esistenza delle “basse” già attraversate da vicoli campestri e sede della maggior parte delle abitazioni censite fuori le mura di Vignola, segno del successo dell’opera di bonifica. Ed il primo ponte, all’altezza del castello, è realizzato solo nel 1886 (sino ad allora l’unico attraversamento stabile era garantito dal ponte di Santo Spirito, realizzato all’altezza della Pieve). Ancora fino alla prima metà del XX secolo il fiume costituisce per i vignolesi una fonte alimentare (grazie alla pesca), un luogo di svago, un ambito per attività legate all’economia domestica (es. per fare il bucato).

Vignola e le “basse” in una mappa del 1757

E oggi? Diversi fattori hanno indubbiamente reso irrilevante il rapporto dei vignolesi con il fiume. Innanzitutto il mutamento intervenuto nell’economia e nella struttura dell’occupazione (ma anche la “scomparsa” del fiume a causa della siccità). Oggi l’unica attività produttiva che ha un legame con il fiume è l’attività di estrazione della ghiaia dei frantoi. Il rapporto con il fiume è sostanzialmente svanito – non ci si accorge certo della sua presenza attraversando in automobile il ponte Muratori. L’unico legame, certo assai tenue, rimane il passeggio domenicale lungo il percorso sole o natura. Allora il fiume è ancora un elemento di identità di questo territorio? Ad oggi c’è da dubitarne. Il “consumo” del territorio è infatti avvenuto anche sotto forma di una cancellazione dei suoi segni distintivi, di una sua banalizzazione semantica – in primo luogo del segno del fiume (sempre meno visibile alla città), del sistema dei canali e delle chiuse, delle attività economiche che da esso prendevano le mosse (es. i mulini). E’ una preoccupazione che merita porsi? E’ una relazione da cercare di recuperare? Forse. Almeno nella misura in cui contribuisce a dare senso al nostro stare qui e non altrove (anche per quel 25% di residenti nati altrove, nati fuori regione). Nella misura in cui può diventare un elemento della qualità della vita per chi risiede a Vignola. L’idea della “città sul fiume” è solo un’utopia del vecchio PRG intercomunale (e mai seriamente perseguita)? O può diventare un’idea guida per recuperare un rapporto della città con il suo fiume? Per recuperare innanzitutto un rapporto visivo – quanti sono i punti della città in cui il fiume è accessibile visivamente? Per recuperare un “contatto” – terrazzi, pontili, percorsi sul fiume? Per recuperare la conoscenza del sistema delle acque di superficie (ad esempio realizzando una pista ciclabile che costeggi tutto il canale di san Pietro) e delle funzioni delle opere idrauliche? Sono interrogativi che vale la pena porsi.

Le informazioni storiche sono tratte da: Eco&Eco, La popolazione e le attività produttive dell’area. Storia, caratteri e scelte, febbraio 1994 (documento preliminare al PRG in forma associata dei Comuni di Vignola, Savignano, Marano). Informazioni di grande interesse sono state fornite dal Prof. Achille Lodovisi, responsabile del Centro di Documentazione della Fondazione CRV, in occasione di una relazione ai consiglieri comunali di Vignola tenuta il 18 ottobre 2007. L’immagine della mappa di Vignola (un particolare di una mappa del 1757 relativa alle basse di Vignola ed al progetto di opere murarie per “ripararle” dal fiume) è tratta dal materiale cartografico usato dal Prof. Lodivisi a supporto della sua relazione.

2 Responses to Il fiume è ancora un elemento di identità di questo territorio?

  1. Marcello ha detto:

    La presenza di alcuni lineamenti come il fiume, il paesaggio delle aree golenali, i principali canali, costituiscono quelli che si chiamano INVARIANTI del paesaggio. Al di là dei messaggi utopistici dell’urbanistica che diventano spesso degli slogan come la “città sul fiume” le invarianti ricche di contenuti naturalistici e anche storici vanno gestite e tutelate, il fatto che il rapporto fra Panaro e città abitata sia minimo e legato a funzioni più di tempo libero che economiche potrebbe essere anche un bene.
    Qualunque cosa succeda noi sappiamo che il fiume c’è, come una valvola di sfogo sempre disponibile per i nostri occhi e le nostre orecchie. La nostra preoccupazione dovrebbe essere a mio avviso quella di tutelarne la qualità (assenza di inquinamento) e le caratteristiche idrauliche. Fatto questo la relazione può assumere varie forme ma ci sarà sempre. Perché se queste condizioni sono rispettate il fiume sarà comunque un corridoio ecologico, un’oasi paesistica, il ricordo di passeggiate domenicali o di escursioni in mountain bike nei pomeriggi estivi.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ciao Marcello, anche io vorrei distinguere tra gli slogan dell’urbanistica (e della politica) e la realtà. Non ho partecipato all’elaborazione della “visione” del PRG vigente (adottato nel 1998), ma mi è sembrato di capire che l’idea fosse quella di rinsaldare i rapporti con il fiume non solo per i singoli che individualmente lo fruiscono nel loro tempo libero, ma anche per la “città” (in realtà sia Vignola e Savignano) nel suo complesso. Ovvero ricreare un legame tra gli spazi e le funzioni urbane ed il fiume. Premesso che per fare ciò bisogna avere un fiume – ed anche questo non è affatto un dato banale (intendo un fiume “vero”; a volte il Panaro ha l’aspetto di un torrentello) – proviamo a pensare ad un ampio sistema di terrazzamenti che, nella zona di via Zenzano, consentono l’insediamento di attività di servizio e ricreative (bar, ristorante, spazi per mostre, ecc.) ed in tal modo, affacciandosi sul fiume, restituiscono un contatto quotidiano (non solo festivo) dei cittadini con il fiume. Oppure, come ha proposto provocatoriamente il consigliere Giancarlo Ceci, pensiamo alla futuristica (?) pedonalizzazione di ponte Muratori. Oppure, ancora, alla creazione di “viste sul fiume” dal centro storico di Vignola (una preoccupazione che ci si è posti, pur senza trovare una soluzione, nel pensare all’intervento su piazzetta Braglia). Oppure ad una o più passerelle-ponte solo pedonabili e ciclabili che consentono di collegare i percorsi “verdi”, ma anche urbani, tra le due sponde (da un lato il Centro storico di Vignola, dall’altro la frazione di Formica di Savignano). Il tema è questo.

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