Partecipazione e organizzazione interna. Le novità che vorremmo nel PD

Un appunto di Francesco Galli che sviluppa alcune considerazioni tenute al primo incontro del Comitato Direttivo del PD di Vignola (28 febbraio 2008). Mi sembra interessante e vale comunque la pena leggerlo. (AP) (eccolo in formato pdf Partecipazione e organizzazione interna).

Spesso, quando si ragiona sul funzionamento interno dei partiti, si è portati a credere che l’organizzazione non incida sulle scelte politiche, che metodo e merito non siano collegati. Per quanto mi riguarda, non è così. Anzi, credo che punto fondamentale per la costruzione di un partito nuovo e in grado di proporre politiche nuove, sia quello di fare politica in modo nuovo. Sembra uno scioglilingua, ma la reiterazione del termine nuovo che ricorre nella proposta politica del partito democratico ricorre da tre constatazione: il sistema Italia non funziona, la politica non riesce a incidere e i partiti sono in crisi da almeno vent’anni.
La convinzione che metodo e merito, che organizzazione interna e proposte politiche, siano collegati mi spinge a riflettere su quale dovrebbe essere il funzionamento interno del partito democratico, soprattutto a livello territoriale, di circolo. Storicamente, nei progenitori del Pd, possiamo sintetizzare due distinti modelli: il centralismo democratico e le correnti.
Nel primo caso, abbiamo un modello piramidale molto accentuato. Una piramide a gradoni con un vertice nazionale, uno regionale, uno provinciale e uno locale. In questo caso le decisioni vengono assunte dal vertice deputato e trasferite a cascata sui livelli inferiori, attraverso una fitta rete di funzionari – sodali, che sono i soggetti incaricati di convincere il livello sottostante, sino al semplice elettore, della bontà delle decisioni e delle scelte compiute dal vertice. Un sistema che garantisce il vertice, ma lo espone al rischio di continue battaglie per difendere la posizione acquisita e, soprattutto, che rende molto difficile fare proposte politiche di rottura e magari contrastanti con gli interessi dei funzionari – sodali che sono la base su cui si regge il vertice.
Nel secondo caso, le correnti, ad ogni componente viene garantito uno spazio, proporzionale al peso specifico del momento. Un esempio in tal senso è oggi ben rappresentato dalla Galassia Berlusconiana dove intorno al Sole ruotano i militanti di Forza Italia, quelli di An, i Popolari liberali di Giovanardi, gli aderenti ai Circoli della libertà della Brambilla e a quelli del Buongoverno di Dell’Utri. Tutti costantemente in guerra tra loro per conquistare i favori del capo. Nel caso di un vertice non contendibile, è il caso di Berlusconi, questo sistema funziona meglio e consente anche di assumere decisioni di rottura. In presenza di correnti con leadership contendibile, invece, il confronto diventa ancora più sotterraneo e interno con il rischio di bloccare qualsiasi rinnovamento.
Ma il rinnovamento, lo dicevo all’inizio, è elemento fondante e costitutivo del Partito democratico. Dunque i modelli storici di cui sopra, non devono essere assolutamente replicati nel Pd. Lo sforzo da compiere in questa fase costituente è quello di sperimentare un sistema di funzionamento il più possibile aperto e inclusivo, ancora più importante a livello di circolo territoriale. In questo caso, sfruttando anche le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, l’organizzazione interna diventa elemento fondamentale per stimolare la partecipazione dei cittadini e per renderla costante e motivata nel tempo. Il livello minimo accettabile, per non ricadere nei modelli passati, è quello di avere una partecipazione informata. Simpatizzanti, elettori e dirigenti degli organismi di base devono ricevere costantemente informazioni aggiornate, complete e, il più possibile, in tempo reale, sulle discussioni politiche in corso. Il passo avanti successivo, e sottolineo successivo perché un parere non informato non ha senso e valore, è quello di consultare elettori, iscritti e dirigenti di base per coinvolgerli nelle decisioni da assumere, siano esse di natura politica o legate alla scelta di candidati ad organismi elettivi. Ma questo è in parte già sancito nello statuto nazionale del Partito democratico e, al di là di come sarà applicata la norma, appare evidente che le primarie diventeranno patrimonio genetico del Pd, anche se bisogna evitare il rischio che si utilizzino solo per la scelta delle persone e non per un dibattito serio sulle idee.
Dal mio punto di vista, però, saremo davvero nuovi e dirompenti sul proscenio politico, se sapremo costruire un partito che ribalta la piramide. Un partito federale, dove le decisioni si formano dal basso, a tutti i livelli. Ad esempio, se il segretario provinciale di Modena ritiene che il Governatore della Campania debba dimettersi, questa istanza deve essere discussa a livello regionale. Se, poi, diventa patrimonio dell’intera Emilia Romagna, deve essere portata alla direzione nazionale che deve obbligatoriamente esprimersi sulla proposta e decidere. Si tratta ovviamente di un esempio per chiarire cosa significa ribaltare il vertice della piramide. A livello di circolo territoriale questo vuole dire, al di là dei gruppi di lavoro, che il segretario o il direttivo, sui temi di loro competenza, devono costantemente stimolare la partecipazione degli iscritti, raccogliendo il loro parere e mettendo in circolo idee e proposte. E se un’idea risulta essere maggioranza tra i sostenitori del partito si devono fare carico di attuarla o di trasferirla al livello superiore, nel caso non abbiano specifica competenza.
Più si chiederà ad elettori, iscritti e dirigenti di base di esprimersi, più saranno portati a partecipare e ad esporre le loro idee. Più lo si farà su temi specifici e non soltanto su dichiarazioni generali di principio e più usciranno idee utili, importanti e di qualità.
Creare le condizioni perché tutti gli italiani possano partecipare da protagonisti alla definizione della proposta politica del Pd, è secondo me, la sfida più cruciale e difficile. Una sfida che si può vincere solo scegliendo un’organizzazione interna in forte discontinuità con il passato. Altrimenti, anche le migliori idee, non riusciranno a fare presa nella mente e nel cuore degli italiani e, dunque, a riavvicinare cittadini e politica.

2 Responses to Partecipazione e organizzazione interna. Le novità che vorremmo nel PD

  1. Umberto Costantini ha detto:

    Ciao!
    Porto il mio pensiero così se è il caso si può aprire una discussione nel sneso più positivo del termine.

    Anche io condivido la visione di partito federale dove le scelte e gli indirizzi maturano prima sul territorio che non a Roma.
    Ora vedo che non è così, lo giustifico dicendo siamo in un momento particolare, la campagna elettorale il poco tempo per organizzarla, un leader molto carismatico e così l’agenda politica la detta tutta il centro, la periferia recepisce..

    Una volta terminato questo momento straordinario bisognerà ricordarsi però della visione federale del partito dove gli interessi delle comunità diventano l’interesse della Comunità, dove solo un informazione capillare e paritaria tra chi ricopre cariche e chi non le ricopre diventa prima garanzia di democraticità in un partito che si dichiara tale.

    Sono meno convinto delle primarie come tecnica a cui ricorrere ogni volta che si debbano prendere decisioni di indirizzo, sono più favorevole a tavoli di discussione allargati, riunioni aperte, in cui chi vuole discutere e portare confronto può perchè tra i tanti vi è un mercato ancora da liberalizzare e rendere davvero competitivo, il mercato delle Idee.

  2. Andrea Paltrinieri ha detto:

    Ottimo Umberto! Condivido in pieno quello che dici e direi anche che siamo tutti consapevoli del fatto che bisognerà “lottare” per avere quell’informazione paritaria e capillare (tra chi ricopre cariche e gli altri) che sola può cambiare i processi decisionali di un’organizzazione partitica. Ma oggi il Partito Democratico offre davvero una chances per tutto ciò. Sulle primarie delle idee posso solo dire che, essendo – come tutte le primarie – un meccanismo “dispendioso” (in termini di impegno personale ed organizzativo), andranno usate con parsimonia, ma andranno usate! E’ bene che su alcune questioni di strategia il partito “allargato” possa esprimersi con un voto. Come insegna però la riflessione sulla democrazia deliberativa, in tal caso però è fondamentale la qualità della discussione antecedente il voto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: