29 febbraio 2008: un’occasione per riflettere sulla sanità

Il 29 febbraio 2008 si è celebrata la prima giornata europea delle malattie rare, ovvero quelle malattie che hanno una prevalenza inferiore a 5 casi su 10.000 persone. Si tratta di malattie in genere croniche e progressive, spesso degenerative e fatali. Pur risultando “rare”, riguardano in Italia, essendocene circa 6.000, qualche centinaia di migliaia di persone (nel 75% dei casi si manifestano sin dalla prima infanzia). Negli ultimi anni, grazie soprattutto alle associazioni di malati (www.uniamo.it), anche il Servizio Sanitario Nazionale ha iniziato a prestare maggiore attenzione al tema delle malattie rare (ad esempio con una migliore definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici presso centri di riferimento regionali) ed ai problemi delle persone che ne sono affette. Il carattere di “rarità” della malattia rende infatti assai più difficile la diagnosi e “stressa” la capacità dei servizi sanitari di prendersi carico del paziente, dalla diagnosi, al trattamento, all’assistenza ed al sostegno nella vita quotidiana (guarda il video). Tutto ciò si traduce, ancora troppo spesso, in un percorso assai tribolato del paziente attraverso la sanità.
In realtà percorsi “tribolati” sono un’esperienza non infrequente in sanità, nonostante si debba riconoscere che la sanità pubblica, in questa regione, è tra le migliori al mondo. Ci sono però certamente alcuni aspetti che possono e debbono essere migliorati, a vantaggio dei malati con malattie rare ed a vantaggio dei malati “comuni”. Ne segnalo alcuni con riferimento alla realtà di Vignola (altri potrete segnalarli voi nei commenti):
[1] La prenotazione dei servizi, ovvero il CUP. Il potenziamento del servizio di prenotazione telefonica (Tel&prenota) non sembra aver ancora decongestionato gli sportelli. Il lavoro fatto dall’azienda per evitare di avere liste chiuse (con prestazioni non prenotabili) ha migliorato la situazione, ma forse non risolto definitivamente il problema. Soprattutto occorre che gli standard qualitativi siano condivisi tra azienda ed utenti. Faccio un esempio: i dati aziendali riferivano, a marzo 2007, di tempi medi di attesa al CUP di 35 minuti. Siamo sicuri che siano pochi, come lasciava intendere il comunicato aziendale?
[2] Sull’erogazione di visite specialistiche ed esami diagnostici i dati presentati in Commissione consiliare il 13 novembre 2007 evidenziavano più di una criticità. La prima è costituita dal fatto che il 55% dei residenti nel Distretto di Vignola va fuori distretto per ottenere queste prestazioni – una delle percentuali più alte a livello regionale! Anche sui tempi di attesa si evidenziano criticità, ad esempio per i tempi di attesa troppo lunghi su ecografie, mammografie, ortodonzie, visite di nefrologia ed altro (la norma regionale richiede che, ad eccezione delle urgenze, per tali prestazioni siano garantiti non più di 30 gg di attesa per le visite, non più di 60 gg per la diagnostica). Qui occorre lavorare per migliorare il livello di servizio (ed è bene che l’amministrazione comunale si faccia interlocutore più esigente nei confronti dell’ASL).
[3] I Pronto Soccorso sono da tempo uno dei nodi più stressati del sistema sanitario. Non basta però lamentarsi del modo inappropriato con cui gli utenti li utilizzano (troppi codici bianchi!). Occorre offrire servizi alternativi, ben organizzati e di qualità. Le strade sono più di una e non è detto che non debbano essere percorse tutte assieme. Si chiamano medicina di gruppo, riqualificazione vera dei centri di continuità assistenziale (ex-guardia medica), creazione di nuovi servizi per la fasce non coperte dal medico di medicina generale (o dai pediatri di libera scelta). E’ proprio del 29 febbraio l’annuncio che l’Azienda Usl di Bologna aprirà due centri di continuità assistenziale innovativi: veri e propri ambulatori notturni e festivi, dotati di personale specializzato in pediatria, visto che è nell’assistenza ai bambini al di fuori degli orari diurni che si registrano le maggiori criticità (che portano quindi al sovraccarico del Pronto Soccorso). Non è il caso di fare qualcosa di equivalente anche da noi?
[4] C’è infine un ultimo aspetto che ritengo vada evidenziato: riguarda l’ascolto della voce degli utenti. Pensiamo che le segnalazioni di disservizio (reclami e rilievi) ricevute dall’Azienda USL di Modena sono state 1.648 nel 2006 (94 reclami e rilievi ricevuti dall’URP di Vignola nei primi 9 mesi del 2006), mentre solo le prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate sono state più di 1 milione. Quando la voce degli utenti si esprime in 1 caso su mille significa che è il sistema di rilevazione che non funziona – penso che su ciò non ci siano dubbi. Occorre dunque reinventarsi qualcosa affinché gli utenti possano contribuire davvero, facendo sentire la loro voce, a migliorare i servizi.
Mi rendo conto di non aver parlato dell’ospedale di Vignola. Non certo perché non ci siano aspetti positivi da rimarcare assieme ad aspetti su cui occorre lavorare per il miglioramento. Lo tratterò in un prossimo post.

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