Più partecipazione dei cittadini al governo locale

Ancora negli anni ’70 vi era un dibattito tra i sostenitori della democrazia diretta e quelli della democrazia rappresentativa: questo dibattito è terminato da tempo. Anche l’unico strumento della “democrazia diretta” previsto nel nostro ordinamento – il referendum abrogativo – non gode di buona salute (e per diversi motivi). Oggi l’obiettivo non è quello di “superare” la democrazia rappresentativa, bensì quello di “migliorarla”, ovvero di potenziare, sviluppare, innovare i canali di partecipazione dei cittadini alle decisioni del governo locale. Perché cercare di innovare le forme di partecipazione dei cittadini al governo locale? In primo luogo possiamo riconoscere la partecipazione come un valore – dunque più partecipazione c’è, meglio è. Si tratta di un’affermazione su cui riflettere, ma in questo post vorrei richiamare l’attenzione su altri argomenti. A favore di “più partecipazione” ci sono infatti anche argomenti attinenti al funzionamento del sistema politico ed in particolare all’efficacia dei processi decisionali. Si può così argomentare che processi decisionali allargati, inclusivi di una parte consistente degli attori toccati dalla decisione, alzano la probabilità di prendere decisioni “giuste” o “appropriate”. Più una decisione è discussa, più c’è contraddittorio, meno è probabile che la decisione presa sia “sbagliata” (sia nel senso di non rappresentare adeguatamente l’interesse della più vasta collettività possibile, sia nel senso di non individuare correttamente i giusti mezzi per raggiungere il fine prefissato). Qui conta il confronto delle opinioni (diverse) – una cosa che andrebbe sempre stimolata, non certo osteggiata. Infine si può asserire che più una decisione è partecipata (ovvero più la discussione è articolata), più è probabile che il consenso che ne consegue sia un consenso “solido”, non effimero, ovvero basato sulle convinzioni che i partecipanti (tra cui anche l’amministrazione locale) si sono formati nel processo deliberativo (deliberare vuol dire assumere una decisione a seguito di discussione). Questo argomento – la solidità (dunque stabilità) delle convinzioni si lega ad un ulteriore argomento a favore della partecipazione (sempre dal punto di vista “funzionale”). Oggi si sperimenta sempre più una distanza dei cittadini dalla politica (molto bello il libro di Gerry Stoker, Why politics matters, Palgrave Macmillan, 2006), che non vuol dire affatto che l’atteggiamento prevalente sia di disincanto o di disgusto per la politica. Vuol dire anche, spesso, incapacità di comprendere la politica come sfera specializzata nel prendere decisioni per tutta la società, con i vincoli che le sono propri: prendere decisioni, spesso impegnative, garantendosi comunque un consenso sufficientemente ampio. Vuol dire incapacità di comprendere appieno il “lavoro” degli amministratori locali. Ampliare la partecipazione vuol dire allora rendere consapevoli un numero più ampio di cittadini del difficile lavoro della politica oggi, della difficoltà del compito di amministrare – e sperabilmente di bene amministrare – anche una medio-piccola realtà come Vignola. Meno il sistema politico si chiude in se stesso, più interagisce con i cittadini, più questa interazione contribuisce a formare cittadini consapevoli delle potenzialità (ed anche dei limiti) della politica.
Questo è dunque il tema: esistono forme efficaci di partecipazione, ovvero forme che possono aiutare l’amministrazione a prendere le giuste decisioni? La risposta non è banale, per diverse ragioni. Se ci guardiamo intorno, infatti, vediamo che molto spesso le forme più vitali di partecipazione sono quelle che si oppongono alle decisioni dell’ente locale (od all’inerzia dell’ente locale, come storicamente avvenuto sul tema della sicurezza). E’ la partecipazione dei comitati di cittadini. Che però è una partecipazione reattiva. Può invece un’amministrazione locale costruire dei percorsi di partecipazione già integrati nei propri processi decisionali? E dunque che non reagiscano semplicemente a decisioni già prese? Tra le diverse sperimentazioni, quella dell’Istruttoria pubblica (un percorso di coinvolgimento delle realtà associative locali nelle decisione dell’ente locale) mi è parsa particolarmente interessante, proprio perché integra la partecipazione di cittadini “competenti” e portatori di interessi collettivi nel processo decisionale. Per questo il gruppo consiliare DS, assieme agli altri gruppi consiliari di maggioranza, ha organizato il 12 novembre scorso un seminario sul tema dell’istruttoria pubblica e della democrazia deliberativa (con Vanna Minardi, già Vicesegretario generale e Direttore del settore Staff del Consiglio Comunale di Bologna e con Lorenzo Mosca, ricercatore all’Istituto Universitario Europeo di Fiesole). Chi è interessato agli atti può richiederli al mio indirizzo e-mail andrea.paltrinieri@terredicastelli.it Nel frattempo, nel Consiglio Comunale del 30 novembre scorso, abbiamo presentato ed approvato un ordine del giorno che impegna il Consiglio stesso a modificare lo Statuto Comunale introducendo, per l’appunto, l’istruttoria pubblica come strumento di partecipazione. E’ solo un passo verso un governo “più partecipato” dell’ente locale. Ma intanto è un passo in avanti …

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