Come fare politica nella società della conoscenza

Sì, il titolo è decisamente astratto, ma il riferimento concreto è all’approvazione del Bilancio di previsione 2008 in Consiglio Comunale giovedì 20 dicembre 2007. Perché se chi fa l’amministratore non fa il possibile per sviluppare una visione oggettiva della propria attività e delle sfide che ha davanti si rischia di scadere assai presto – specie per chi siede in Consiglio Comunale – nella chiacchiera da bar. Allora tutto diventa facile, si trova sempre qualche dettaglio su cui imbastire una critica improduttiva, vige il principio della massima “irresponsabilità” (qualcuno si diverte a chi la spara più grossa). Come ho detto in Consiglio ieri sera, occorre diffidare sia di chi dice che va tutto bene, sia di chi ritiene che va tutto male, anzi malissimo (in una seduta di qualche mese fa al consigliere Ceci Leonardo non ho potuto non dire che mi sembrava un Candido – per fare riferimento al personaggio di Voltaire – alla rovescia: uno che è convinto che questo sia il peggiore dei mondi possibile e, soprattutto, che questa sia la peggiore delle amministrazioni possibili). Si è credibili quando si assume questo atteggiamento? Ritengo di no. E’ invece certamente vero che aiuta ad innalzare la qualità del dibattito il poter contare su studi o analisi strategiche. In effetti la parola chiave della relazione introduttiva del Sindaco al bilancio 2008 è “strategia” o, meglio, “pensiero strategico”. Lo studio di fattibilità per la STU (che sta per Società di Trasformazione Urbana) prima, il progetto dei “contratti di quartiere” (al cui bando Vignola è risultato il primo comune non finanziato in Emilia-Romagna – ma ci si confrontava con i “colossi”, più politicamente che tecnicamente, dei capoluoghi di provincia) dopo, la realizzazione del nuovo PSC ora, sono tutti elementi di “pensiero strategico”, ovvero di costruzione di scenari futuri e delineazione di obiettivi ed azioni che possono contribuire in modo significativo ad innalzare la qualità della città. Passando, inoltre, anche per il PUT (sta per Piano Urbano del Traffico), progettato da quell’Arch. Gandino che è considerato il massimo esperto in Italia di mobilità urbana (e che ha contribuito a disseminare gli incroci chiave vignolesi di rotatorie). Questa è conoscenza a servizio della politica. Certo, dopo agli amministratori spetta comunque il compito, anch’esso impegnativo, della realizzazione e di ottenere il consenso su queste visioni del futuro della città (cosa non facile: pensiamo al tema della raccolta differenziata). Ma è pensabile fare a meno del “pensiero strategico” e della “conoscenza” tecnico-professionale per amministrare nella “società della conoscenza”? Difficile pensare di rispondere sì. Ma questo richiede anche, a ciascun amministratore, una certa propensione allo “studio”, una certa propensione “intellettuale”. Se non è così il dibattito rimane mediocre e non si va da nessuna parte.

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