Governance socio-sanitaria: alla ricerca di buoni argomenti

Il 17 dicembre il Consiglio dell’Unione ha approvato la convenzione tra l’Unione Terre di Castelli e la Comunità Montana Modena Est per il governo e la gestione associata di funzioni sociali, sociosanitarie e sanitarie nel Distretto di Vignola. Questione molto tecnica, ma anche di grande rilievo per il buon funzionamento dei servizi sociali e sanitari del nostro distretto. Come spesso succede per le questioni “tecniche” il dibattito, sia in maggioranza che in consiglio, non è stato molto partecipato, anche se è stato comunque “vivace” visto che si sono confrontate due diverse visioni. Due visioni relative non certo alla soluzione adottata per il “nuovo” Comitato di Distretto – l’organo che prende le decisioni “politiche” sui servizi sanitari del distretto ed in cui siedono i Sindaci ed il Direttore di Distretto, più il Presidente dell’Unione e quello della Comunità Montana. Ugualmente importante (e condivisa) è l’istituzione dell’Ufficio di Piano in seno all’Unione (ma a servizio di tutto il Distretto, dunque anche della Comunità Montana). L’Ufficio di Piano è una struttura tecnica di supporto per le funzioni di programmazione. Perché è importante? Semplicemente per il fatto che senza un apparato tecnico che elabori i dati sui bisogni, sul gap tra bisogni ed offerta di servizi, su accessi e tempi di attesa, ecc. è difficile pensare che il governo della sanità e del sociale nel distretto possa essere razionale. Occorre dunque mettere i Sindaci ed il nuovo organo di governo nella condizione di prendere decisioni razionali, ad esempio sull’allocazione delle risorse (che sono “finite” per definizione: se le si impiega per potenziare i servizi per gli anziani non possono essere impiegate per i minori, se le si impiega per potenziare l’attività ospedaliera non possono essere impiegate per i servizi territoriali, e così via). Sino ad oggi gli organi di partecipazione degli Enti Locali al governo della sanità (CTSS, Comitato di Distretto) non hanno funzionato in modo soddisfacente, anche per il fatto che le soluzioni tecniche discusse erano elaborate solo dalla parte sanitaria. Con le nuove norme (es. il Piano Sociale e Sanitario 2008-2010) la Regione Emilia-Romagna sta cercando di realizzare un modello di governance più equilibrato tra aziende sanitarie ed Enti locali, dove si raggiunga un’integrazione vera. Per questo oltre agli organi di governance, sono stati reimpostati i processi di pianificazione: al posto di due piani distinti (uno per il sanitario: Piani per la salute, l’altro per il sociale: Piani di Zona per il sociale) vi sarà un unico piano integrato, il Piano di zona distrettuale per il benessere sociale e la salute. Fin qui gli aspetti assolutamente condivisibili e dunque condivisi. Dove stanno dunque le due diverse visioni? Non relativamente al fronte tra Ufficio di Piano e “sanitario” (i servizi dell’ASL), bensì su quello tra Ufficio di Piano e “sociale”, dove “sociale”, in questo distretto, sta essenzialmente per i servizi sociali confluiti nell’ASP (Azienda di Servizi Pubblica) G.Gasparini (ex-Coiss). La questione su cui si è accesa la discussione era la seguente: la costituzione dell’Ufficio di Piano (ufficio dell’Unione Terre di Castelli) deve anche servire per riportare alcune attività oggi gestite dall’ASP sotto l’Ufficio di Piano (e dunque sotto i Comuni), sottraendole all’ASP? Oppure occorre fare il possibile per valorizzare la presenza dell’ASP su questo territorio (un’esperienza praticamente unica in regione e che, anche per questo, ci è profondamente “invidiata”)? Attenzione! L’ASP è un’azienda dei 9 comuni del distretto. Raccoglie l’eredità preziosa di una gestione associata di larga parte dei servizi sociali iniziata dal Coiss nel 1997. La discussione è stata questa. Per intenderci: il servizio di segreteria che accoglie ed accompagna l’anziano e la sua famiglia nell’accedere alla rete integrata dei servizi (assistenza domiciliare, centro diurno, casa protetta, ecc.) dove deve stare? Sotto l’Ufficio di Piano (Unione) o sotto l’ASP? E, guardando un po’ avanti, la gestione dell’emergenza abitativa, del fondo per l’affitto e l’interfaccia con ACER per l’Edilizia Residenziale Pubblica, debbono stare sotto l’Ufficio di Piano o debbono essere portate nell’ASP? Si tratta di domande a cui non è facile rispondere, anche perché hanno evidenti implicazioni tecniche ed organizzative. Al fondo sta la domanda generale: qual é la migliore architettura organizzativa dei servizi sociali e socio-sanitari nel nostro distretto? E’ importante cogliere la rilevanza di tale questione perché se vogliamo – e lo vogliamo – migliorare la performance dei nostri servizi sociali dobbiamo fornire loro il migliore assetto organizzativo (oltre a professionisti competenti). Questa è la posta in gioco di questa decisione (e discussione). Peccato che alcuni argomenti usati nel dibattito siano un po’ naif. Ne cito uno solo. Non si può usare l’argomento di un supposto “conflitto di interessi” che affliggerebbe l’ASP in quanto contemporaneamente fungerebbe da “committente” (es. le assistenti sociali che definiscono il piano di intervento sul caso) e da “produttore di servizi” (es. gli altri operatori che intervengono sul caso). Questa è una lettura distorta che porta a dividere dei processi che hanno invece il loro punto di forza nell’essere unitari, ovvero nell’essere interni ad una sola organizzazione (l’ASP). Non si migliora di certo l’efficienza se alcune delle figure professionali coinvolte le si portano fuori dall’ASP, enfatizzando la loro funzione di committenti e “controllori” sull’operato dei “produttori del servizio”. In ogni caso questa è ad oggi la mia opinione. Quella discussione che non è stato possibile fare appieno a causa dei tempi strettissimi di approvazione della delibera dovrà essere recuperata nel 2008. Forse potranno emergere argomenti convincenti che magari mi faranno cambiare opinione. Per questo è importante, ancor più in questa impegnativa decisione, andare alla ricerca di buoni argomenti! Ne va della qualità dei servizi sociali del nostro territorio!

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