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	<title>AmareVignola</title>
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	<description>Un blog per condividere pensieri per renderla più bella, più vivibile, più solidale. E&#039; politica!</description>
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		<title>AmareVignola</title>
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		<title>Il valore di un albero. Osservazioni di Stefano Corazza</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 21:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In assenza di un minimo di “risposta” da parte dell’amministrazione comunale è di nuovo dall’iniziativa civica, dall’iniziativa dei cittadini, che giungono un po’ di informazioni per stimare il “valore di un albero” (vedi). Stefano Corazza (uno dei promotori dell’iniziativa “Non il mio nome”: vedi) ci fornisce l’occasione per riflettere sul tema. Se l’amministrazione comunale vorrà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3305&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>In assenza di un minimo di “risposta” da parte dell’amministrazione comunale è di nuovo dall’iniziativa civica, dall’iniziativa dei cittadini, che giungono un po’ di informazioni per stimare il “valore di un albero” (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/08/11/qual-e-il-valore-di-un-albero/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Stefano Corazza (uno dei promotori dell’iniziativa “Non il mio nome”: <a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=108602597063411286604.00046b8478cd57b23d7bc&amp;ll=44.482821,11.003602&amp;spn=0.003468,0.006899&amp;z=17" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) ci fornisce l’occasione per riflettere sul tema. Se l’amministrazione comunale vorrà contribuire a formare la “cultura ambientale” dei propri cittadini, magari anche con informazioni più precise (potendo disporre di maggiori risorse), ne saremo particolarmente lieti.</em></p>
<p>Il <em>Millennium Ecosystem Assessment</em> (si può tradurre con: <em>La valutazione degli ecosistemi del millennio</em>) elaborato per conto dell’Assemblea Generale dell’ONU tra il 2001 e il 2005 è divenuto un documento di riferimento per chi si occupa di analizzare e valutare (anche in termini economici) le conseguenze che i cambiamenti indotti dall’uomo sugli ecosistemi hanno sul suo stesso benessere. Traggo dal ponderoso Rapporto: “le azioni dell’uomo (…) non sono solo il risultato di considerazioni sul proprio benessere ma anche da considerazioni sul valore intrinseco di specie e ecosistemi. Il valore intrinseco è il valore di qualcosa in e per se stessa indifferente al fatto che essa possieda una utilità per qualcun altro”. E’ anche altrimenti definito “valore di esistenza”; anche questo valore di tipo etico è stato oggetto di numerosi tentativi di traduzione in termini monetari ma appare davvero difficile ipotizzare una sua “negoziabilità” in un contesto strettamente mercantile. Nel corso dell’incontro post-passeggiata “<em>Via della Partecipazione</em>” di venerdi 30 ottobre su tale tipo di valore attribuito ad un albero da una comunità e della sua conseguente natura di “bene comune” ha particolarmente insistito il Sig. Arcadio (una delle 172 persone che ha prestato il suo nome ad un tiglio) ed in qualche modo, a mio parere, rappresenta bene anche la motivazione di tutti gli altri che si sono fatti fotografare.<span id="more-3305"></span> Non siamo soli e in cattiva compagnia a pensarla così. Rimando alle citazioni di poeti e scrittori che ho inviato a questo blog (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/07/20/mercoledi-22-luglio-ore-18-ancora-in-difesa-dei-tigli-di-via-liberta/#comments" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Continuo ad ascoltare gli alberi!</p>
<div id="attachment_3309" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-1nov2009-044.jpg"><img class="size-medium wp-image-3309" title="E_Foto 1nov2009 044" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-1nov2009-044.jpg?w=300&#038;h=274" alt="E_Foto 1nov2009 044" width="300" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Tigli in via Libertà: proviamo a &quot;misurarne&quot; il valore? (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>A fronte della classificazione dei danni provocati provocati dai tigli di Via Libertà, apparsa sul sito <em>web </em>del Comune, tanto sconcertante e <em>naive </em>sul piano tecnico, quanto tendenziosa per tempestività e modalità di presentazione, non voglio però trascurare di portare, per una trattazione più leggera, esempi e citazioni di stime del valore di un albero, senza entrare nel merito dei metodi di quantificazione (ne esistono numerosi e molti comuni ne presentano esempi nei loro Regolamenti del Verde, solo per citarne alcuni facilmente rintracciabili sul <em>web</em>: Prato, Ravenna, Imola, Cernobbio), basati invece sul suo valore d’uso o utilità. Tali valori sono infatti più direttamente connessi con valori di “mercato” cioè si traducono più immediatamente in “prezzi” pagati o pagabili.<br />
Dal <em>Times </em>di un giorno di Aprile 2008: <em>“Mettete giù l’ascia, quest’albero costa una fortuna”</em>. E’ il divertente titolo di un articolo che presenta i risultati dell’applicazione di un metodo di valutazione del valore degli alberi di Londra, denominato CAVAT (<em>Capital Asset Value for Amenity Trees</em>), che utilizza parametri dimensionali, di stato di salute, di significato storico culturale, di densità di abitanti nell’area circostante. Un platano monumentale a Berkeley Square è valutato un milione di euro; alberi di media dimensione valgono fra 11.000 e 17.000 euro. Dice il <em>Times </em>che, dopo che negli ultimi anni le Assicurazioni hanno ottenuto l’abbattimento di 40.000(!) alberi per loro vera o presunta (almeno nel 39% dei casi, dice il Consiglio Comunale di Londra) pericolosità, da ora in poi, visto quanto potrebbero essere chiamate a pagare le stesse Assicurazioni, sarà più difficile arrivare al taglio di un albero.</p>
<div id="attachment_3310" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-22lug2009-107.jpg"><img class="size-medium wp-image-3310" title="E_Foto 22lug2009 107" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-22lug2009-107.jpg?w=300&#038;h=263" alt="E_Foto 22lug2009 107" width="300" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Stefano Corazza impegnato nell&#39;iniziativa &quot;Non il mio nome&quot; (foto del 22 luglio 2009)</p></div>
<p>Alcuni anni fa Franco Tassi, ex Presidente del parco Nazionale d’Abruzzo, così scriveva: “Qual è oggi il valore di un albero? Uno studio canadese di qualche anno fa stabilì che un albero di mezzo secolo, in città, fornisce utilità per complessivi 300 dollari l’anno (ossigenazione, antierosione, antinquinamento, fauna), pari a circa 60.000 dollari nel corso della sua vita (considerando l’inflazione!). Applicando questi criteri il valore di un albero in città, per noi, corrisponderebbe quindi oggi ad almeno 500.000 lire l’anno, e ad almeno 100 milioni di lire nel corso della sua esistenza.  È noto infatti che un albero in città fornisce molti inestimabili «ecoservizi»: aria, ombra, frescura, varietà estetico-paesaggistica, riparo e difesa contro fattori avversi, depurazione contro l’inquinamento, habitat per la fauna e così via. Lo studio canadese aveva analiticamente stimato che un albero dell’età di 50 anni in città fornisce un valore annuo di: $ 76 per ossigenazione e frescura (risparmio d’aria condizionata); $ 75 per antierosione e difesa da tempeste e alluvioni; $ 75 per ospitalità alla fauna (riparo, nidificazione, cibo); $ 50 per controllo contro l’inquinamento. Ciò significa che, nella sua vita, quest’albero ha fruttato alla società umana $ 57.151: somma che, dato il tempo trascorso dalla ricerca, abbiamo ritenuto di poter tranquillamente arrotondare a $ 60,000”<br />
La pagina <em>web </em>di Jacopo Fo sugli alberi in città dice cose non molto diverse (anche come quantità) e che derivano da studi e stime più recenti: “Quando l’amministrazione comunale di Washington ha tagliato, per sbaglio, una quercia di 20 metri davanti alla sua casa, Antoinette Campbell non poteva immaginare quello che sarebbe successo. Da quando l’albero e’ sparito lei ha dovuto iniziare ad accendere l’aria condizionata un paio d’ore prima la mattina. Si calcola infatti che un solo albero, nella posizione giusta, puo’ far risparmiare a una famiglia fino a 80 dollari di energia elettrica all’anno. Il valore di una casa circondata da alberi è dal 7 al 25% più alto di una casa senza alberi. Uno studio avrebbe inoltre rivelato che i consumatori spendono fino al 13% in più nei negozi vicini ad aree verdi. I pazienti in ospedale che dalle loro stanze vedono alberi sono ricoverati, in media, un 8% di giorni in meno.”</p>
<div id="attachment_3312" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-1nov2009-061.jpg"><img class="size-medium wp-image-3312" title="E_Foto 1nov2009 061" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-1nov2009-061.jpg?w=300&#038;h=266" alt="E_Foto 1nov2009 061" width="300" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Via Libertà, un viale alberato. Proviamo a &quot;contabilizzare&quot; anche i benefici degli alberi, oltre ai danni? (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>Per il valore delle proprietà immobiliari invito a visitare siti delle agenzie immobiliari americane, ma anche Francesi.<br />
Torniamo infine a Londra. Lo scorso 29 Settembre si è svolta a Battersea Park l’ultima edizione del <em>Treeathlon </em>(gioco di parole fra Three: Tre e Tree: Albero) un maratona benefica annuale il cui ricavato viene destinato a piantare alberi in città. Il bando della maratona elencava più o meno così (la traduzione e gli aggiustamenti sono miei) “i valori” degli alberi:<br />
- un albero è in grado di fornire abbastanza ossigeno per 10 persone;<br />
- gli alberi possono avere un positivo impatto su problemi di salute come asma, cancro della pelle e le malattie legate allo stress, per il fatto che filtrano l’aria inquinata, riducendo la formazione di smog, mitigano le radiazioni solari e ricreano un ambiente calmante e rilassante;<br />
- piantare alberi rafforza il senso di comunità, offrendo alle persone l’opportunità di lavorare insieme per il beneficio dell’ambiente locale;<br />
- gli alberi possono farci risparmiare fino al 10% del consumo energetico grazie alla loro capacità di mitigare il clima;<br />
- un albero, a seconda della dimensione assorbe dai 7 ai 12 Kg di emissioni di CO2 all’anno;<br />
- la proprietà immobiliare in una strada in cui ci sono degli alberi ha un valore per il 18% superiore a quello della medesima strada senza alberi (secondo uno studio effettuato a Chicago);<br />
- gli alberi contribuiscono alla salvaguardia degli ecosistemi in città, donando riparo a una numerosa varietà di specie viventi;<br />
- gli alberi riducono l’inquinamento acustico, fungendo da vere e proprie barriere per il suono;<br />
- gli alberi e gli spazi verdi in città diminuiscono sensibilmente lo stress.</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-1nov2009-058.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3311" title="E_Foto 1nov2009 058" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/e_foto-1nov2009-058.jpg?w=300&#038;h=285" alt="Via Libertà, un viale alberato: qual é il suo &quot;valore&quot;? (foto dell'1 novembre 2009)" width="300" height="285" /></a>Vorrei concludere con alcune buone notizie alla maniera di <em>Report</em>. Il valore di un albero è perfettamente compreso da chi riesca a spostare il proprio orizzonte dalla punta dei propri piedi. Come ho ascoltato io stesso dalla voce dei diretti interessati, durante la citata passeggiata del 30 ottobre, alcuni cittadini di Vignola (che in un caso si erano espressi per il taglio degli alberi in Via Libertà) pure lamentando danni (reali, ma tutt’altro che “ingenti” ) alla loro recinzione o alla loro proprietà si oppongono al taglio dei tigli di fronte a cui vivono. Il fatto è così vero che è stato rimarcato anche dai “facilitatori” di <em>Via della Partecipazione</em>. Cosa fanno altre città? Sacramento (US) intende raddoppiare il proprio patrimonio di alberi entro i prossimi 40 anni, mentre Baltimora (US) ha un piano per farlo in 30! A Boulder, in Colorado hanno stimato che ogni dollaro speso per mettere a dimora e far crescere un albero ne genera 3,67. Un buon investimento anche di capitale, no?</p>
<p>PS Una recente (Giugno 2009) delibera urgente del Comune di Vignola stanzia ca. 25.000 Euro per abbattere circa 60 alberi, condannati anch’essi a morte per “motivi di sicurezza” (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/08/01/alberi-in-citta-e-possibile-evitare-di-abbatterli-di-stefano-corazza/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Fa una cifra di quasi 420 Euro per ogni albero abbattuto! Siamo disposti a continuare ad accettare una spesa pubblica che non conservi il valore dei nostri beni comuni?</p>
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		<title>Via Libertà ecc. Giochiamo le nostre carte</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 00:05:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi, domenica 8 novembre, al mattino, un gazebo della lista civica VignolaCambia sarà in piazza Corso Italia per fare informazione sul progetto di riqualificazione di via Libertà e di via Barella (vedi). Perché? L’amministrazione comunale ha avviato un “percorso partecipato” affidandone la conduzione alla società Genius Loci. Una parte di questo percorso, a carattere “esplorativo”, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3286&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Oggi, domenica 8 novembre, al mattino, un gazebo della lista civica <em>VignolaCambia</em> sarà in piazza Corso Italia per fare informazione sul progetto di riqualificazione di via Libertà e di via Barella (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/07/14/tigli-candidati-al-taglio-non-il-mio-nome/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Perché?<span id="more-3286"></span> L’amministrazione comunale ha avviato un “percorso partecipato” affidandone la conduzione alla società Genius Loci. Una parte di questo percorso, a carattere “esplorativo”, è già stato svolto ed ora ci si appresta alla fase “propositiva”. In particolare i tavoli del confronto creativo di fine novembre-inizi dicembre sono fondamentali  per la sintesi conclusiva ed è opportuno che molta gente partecipi. Ma è anche opportuno che sia informata al meglio. E’ quest’opera di informazione che sino ad oggi è mancata (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/11/02/via-della-partecipazione-facciamo-il-punto/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>).</p>
<div id="attachment_3290" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/c_foto-22lug2009-120.jpg"><img class="size-medium wp-image-3290" title="C_Foto 22lug2009 120" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/c_foto-22lug2009-120.jpg?w=300&#038;h=283" alt="C_Foto 22lug2009 120" width="300" height="283" /></a><p class="wp-caption-text">Un momento dell&#39;iniziativa &quot;Non il mio nome&quot;, in difesa dei tigli di via Libertà (foto del 22 luglio 2009)</p></div>
<p>Informare e coinvolgere  i cittadini su che cosa? La conduzione “politica” del Progetto “partecipato” propone in realtà una partecipazione costretta all’interno di schemi e momenti selezionati e restrittivi. I cittadini, cioè, sono invitati a partecipare, ma i<em>l come partecipare </em>è deciso dall’alto. Quanta informazione fare, su che cosa, in che modo – anche questo non è concordato con i cittadini ed i residenti. Epperò questo aspetto è importante. E’ difficile mettere in campo un efficace progetto di partecipazione senza che tutti i partecipanti provino a concordare sui “valori” in campo – in primo luogo il “valore” degli alberi (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/08/11/qual-e-il-valore-di-un-albero/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Per questo: sì al gioco della partecipazione, ma con un ruolo più attivo per i cittadini. E con più informazioni (ed informazioni più complete). Ho già argomentato in modo esteso su questi punti pochi giorni fa (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/11/02/via-della-partecipazione-facciamo-il-punto/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Qui vorrei cavarmela con tre esempi leggeri leggeri &#8211; tre &#8220;sintomi&#8221; di un modo non del tutto convincente di praticare la partecipazione.</p>
<p>[1] In via Libertà i residenti sono 359. Altri 150 in via Barella (sono dati dell&#8217;aprile 2008). Si tratta di circa 130 famiglie in via Libertà e circa 60 in via Barella. Molti di loro ancora oggi non sanno quale articolazione ha il progetto &#8220;<em>Via della partecipazione</em>&#8220;. Hanno ricevuto la cartolina-marketing con la presentazione general-generica dell&#8217;iniziativa. Per il resto l&#8217;amministrazione si è &#8220;accontentata&#8221; di qualche locandina nei bar e di qualche comunicato stampa recepito dai giornali. Anche queste informazioni sul percorso &#8211; interviste, camminate di quartiere, <em>planning for real</em>, tavolo creativo ecc. &#8211; non sono state oggetto di un intervento sistematico. NON una lettera, ad esempio, a tutti i residenti delle due vie e di quelle limitrofe che spiegasse in modo puntuale cosa sta succedendo. Ma anche nessuna struttura &#8220;semipermanente&#8221; che raccolga e metta a disposizione di tutti gli interessati che cosa &#8220;sta venendo fuori&#8221; dal percorso di partecipazione (che so? un Gazebo? una serie di pannelli informativi? un sito <em>web </em>con informazioni e documenti <em>pensati per i cittadini </em>e non semplicemente i documenti interni trasformati in pdf e resi accessibili). Da chi teorizza l&#8217;ascolto attivo ci si poteva aspettare di più, ad esempio in direzione di una &#8220;partecipazione attiva&#8221; che però ha un prerequisito assai esigente in termini di informazioni adeguate ed accessibili e di &#8220;infrastrutture&#8221; di comunicazione.</p>
<div id="attachment_3301" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/non1_web.jpg"><img class="size-medium wp-image-3301" title="non1_WEB" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/non1_web.jpg?w=300&#038;h=272" alt="non1_WEB" width="300" height="272" /></a><p class="wp-caption-text">Nonostante la pioggia i cartelloni del progetto &quot;Non il mio nome&quot; sono esposti domenica 8 novembre 2009 (foto di Sergio Smerieri)</p></div>
<p>[2] Singolarmente tra i documenti che l&#8217;amministrazione comunale mette oggi a disposizione sul proprio sito <em>web</em>, nella sezione &#8220;<em>Via della partecipazione</em>&#8221; &#8211; c&#8217;è un elenco puntuale dei danni causati dagli alberi di via Libertà. C&#8217;è un elenco molto preciso in cui ogni albero è classificato in rapporto al tipo di danno che ha prodotto (danno &#8220;categoria A&#8221;, danno &#8220;categoria B&#8221;, danno &#8220;categoria C&#8221;, ecc.) (<a href="http://www.comune.vignola.mo.it/allegati/4855/alberti%20di%20via%20libert%C3%A01.pdf" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Giustissimo, ci mancherebbe. I danni (tanto alle proprietà pubbliche che a quelle private) ci sono e nessuno lo nega. Ma possibile che l&#8217;amministrazione comunale, in quanto portatrice di una responsabilità di tutela collettiva, non sia in grado di affiancare un secondo documento in cui prova ad evidenziare, a rappresentare il &#8220;valore&#8221; di quegli alberi? Questa ASIMMETRIA è davvero singolare <em>ed è anche indicativa di un atteggiamento in un qualche modo già strutturato a favore dell&#8217;abbattimento.</em> Altrimenti non si spiegherebbe il perché c&#8217;é una produzione di &#8220;conoscenza&#8221; sistematica in merito ai danni e non invece in merito <em>ai benefici </em>degli alberi.</p>
<p>[3] Il terzo &#8220;elemento indiziario&#8221; mette in luce in che senso si intende la partecipazione dei cittadini in questo percorso &#8220;partecipativo&#8221;. Sempre nel sito <em>web </em>del Comune, dove il progetto è presentato, non si trova (ad oggi: 8 novembre 2009) alcun <em>incoraggiamento </em>ad avanzare osservazioni, a mandare suggerimenti, a scrivere un&#8217;e-mail con le proprie considerazioni. Oppure anche con indicazioni o richieste in merito al percorso stesso di partecipazione.  Sono semplicemente indicati i recapiti della &#8220;segreteria organizzativa&#8221;, senza che sia manifestato alcun invito &#8220;ad entrare&#8221;, a prender parte al progetto anche con osservazioni a distanza. Un invito a partecipare &#8230; un po&#8217; freddino, si direbbe (mi ricorda qualcuno!). Chissà come commenterebbe Watzlawick.</p>
<div id="attachment_3302" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/vietato_web.jpg"><img class="size-medium wp-image-3302" title="vietato_WEB" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/vietato_web.jpg?w=300&#038;h=274" alt="vietato_WEB" width="300" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Vietato danneggiare le piante. Vogliamo almeno, prima di iniziare qualsiasi dibattito, ricordare il loro valore? (foto di Sergio Smerieri)</p></div>
<p>In conclusione. Al <em>Planning for real</em> (gioco di simulazione per la progettazione) del 14 novembre è bene che partecipino in tanti. Si tratterà di “giocare le carte” (letteralmente) – per una partecipazione efficace, per fare il possibile per conservare gli alberi che sono  una ricchezza ambientale, storica ed estetica. Per questo, per un’informazione esaustiva non è male fare una fermata al &#8220;gazebo&#8221; (oggi presente nonostante la pioggia)!</p>
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		<title>Le sfide del PD di Bersani</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 19:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Rutelli]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[vocazione maggioritaria]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche chi non condivide il gesto di Francesco Rutelli e le motivazioni che egli ha addotto per la sua fuoriuscita dal PD farebbe bene a riconoscere che con quel gesto si manifesta in modo chiaro un problema che il PD ha oggi, soprattutto dopo l’elezione, tramite le “primarie”, di Pierluigi Bersani a segretario nazionale del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3280&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Anche chi non condivide il gesto di Francesco Rutelli e le motivazioni che egli ha addotto per la sua fuoriuscita dal PD farebbe bene a riconoscere che con quel gesto si manifesta in modo chiaro un problema che il PD ha oggi, soprattutto dopo l’elezione, tramite le “primarie”, di Pierluigi Bersani a segretario nazionale del partito. Quanto è grande questo problema e, soprattutto, se esiste una strategia efficace per fronteggiarlo lo vedremo nei prossimi mesi, forse nei prossimi anni (da qui al 2013, quando nuovamente si terranno le elezioni politiche). Ma che questo abbandono segnali uno dei nodi critici del PD di oggi penso non possa essere messo in discussione.<span id="more-3280"></span> Le motivazioni della sua scelta, che Rutelli presenta in una lettera pubblicata su <em>Europa </em>di ieri (venerdì 6 novembre: <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=O0F57" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>), certo “costruite” anche con un occhio all’efficacia comunicativa, evidenziano però il rischio di una “deriva” del PD verso un partito “post-PDS” (una “cosa4”), ovvero un’evoluzione secondo una linea di eccessiva continuità con il percorso PCI-PDS-DS (non solo nelle scelte programmatiche, ma anche nel modo di organizzare il partito). Ad alcuni questo approdo non dispiace (ad esempio tutti coloro che hanno seguito Bersani perché ha annunciato che bisogna tornare ad usare la parola “sinistra”). Io mi sento di sinistra, ma non condivido questa linea strategica per il PD (come ho argomentato motivando la mia adesione alle posizioni politiche di Franceschini: <a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/09/22/congresso-del-pd-perche-mi-convince-di-piu-la-linea-di-franceschini/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). La formula utilizzata con funzione critica per descrivere il PD che rischia di configurarsi in questi mesi – un partito socialdemocratico con un po’ di indipendenti di centrosinistra – è una formula che non va liquidata sbrigativamente. Perché il rischio è un rischio vero. Ed è un rischio reso ancora più acuto dalla “falsa partenza” del PD e dalla disillusione che ne è seguita (gli elettori e simpatizzanti “esuli” di cui per primo ha parlato Ilvo Diamanti: <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=KXHXK" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) e che rischia di seppellire, sotto uno spesso strato di scarsa credibilità, ogni discorso sul rinnovamento della politica (ricordate?: “non un nuovo partito, ma un partito nuovo”) e sulla mobilitazione delle “migliori energie intellettuali, morali, ecc.” di questo paese. Al di là del peso numerico, quantitativo, dal punto di vista elettorale, l’abbandono di Rutelli segna una “piccola” sconfitta del PD. Ugualmente illuminante sulle tribolazioni dei primi due anni di vita del PD e soprattutto sulla “stagione veltroniana” è il commento che su <em>Europa </em>accompagna la lettera di Rutelli. L’editorialista non usa mezzi termini e parla di “sconfitta dei rutelliani” (<a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=O0F5O" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). L’articolo è fondamentale per comprendere le ragioni di questi due anni di tribolazioni – la “guerra” civile (nient’affatto sotterranea) tra Veltroni e larga parte del gruppo dirigente del PD (D’Alema in testa). Ed è bene leggerlo unitamente all’intervista che Rutelli ha rilasciato a <em>il Riformista</em> (e pubblicata sempre nell’edizione di ieri: <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=O08QB" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Nonostante le rassicurazioni di chi, come Rutelli, proviene dalla Margherita ed invece rimane nel PD (penso a Rosy Bindi da un lato ed a Beppe Fioroni dall’altro), è evidente che il grado di pluralismo interno viene a ridursi e, forse, in tal modo si riducono le già fragili <em>chances </em>di veder in futuro realizzata la famigerata “vocazione maggioritaria”. In una intervista rilascia a <em>L’Espresso</em> Fioroni dichiara: “Sono profondamente dispiaciuto dalla scelta di Francesco [Rutelli]. E’ uno dei fondatori e ha creduto nel PD più di me, all’inizio. Come allora forse ha avuto troppa fretta nel farlo nascere, così oggi è troppo affrettato nel dichiararlo fallito.” Personalmente – lo confesso – non trovo rassicuranti queste dichiarazioni. I tempi lunghi di gestazione del PD hanno infatti consumato una parte dell’entusiasmo verso il progetto del nuovo partito (ed un altro po’ si è consumato in questi primi due anni, come ha registrato la minor affluenza alle “primarie” 2009 rispetto a quella del 2007). Mi sembra che questa mancanza di consapevolezza aggiunga difficoltà ad una “missione” già nient&#8217;affatto semplice. Oggi, anche per questo, il compito è più difficile per il neo-segretario Bersani. Nella sua relazione di oggi all’Assemblea nazionale del PD Bersani ha detto con riferimento alla fuoriuscita di Rutelli: “Noi non abbiamo fronti scoperti, per tutta l&#8217;area del centrosinistra abbiamo culture, radicamenti che ci tengono ampiamente al riparo da questo rischio.” Questa affermazione ha oggi un valore anche scaramantico. In ogni caso, dalle prossime mosse del neo-segretario potremo capire qualcosa in più sulle <em>chances </em>del PD di non restare un partito del 30%.</p>
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		<title>Via della partecipazione. Facciamo il punto</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 22:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>
		<category><![CDATA[governance locale]]></category>
		<category><![CDATA[Genius Loci]]></category>
		<category><![CDATA[Non il mio nome]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione partecipata]]></category>
		<category><![CDATA[riqualificazione di via Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[via Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ trascorso un mese dall’avvio del progetto “Via della partecipazione” – il progetto che l’amministrazione comunale ha voluto per dirimere le controversie sorte attorno all’intervento di risistemazione di via Libertà (vedi). Il progetto, inoltre, riguarda anche via Barella dove il tasso di “conflitto” sembra minore (in questo caso l’abbattimento degli alberi che costeggiano la via [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3262&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>E’ trascorso un mese dall’avvio del progetto “<em>Via della partecipazione</em>” – il progetto che l’amministrazione comunale ha voluto per dirimere le controversie sorte attorno all’intervento di risistemazione di via Libertà (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/07/14/tigli-candidati-al-taglio-non-il-mio-nome/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Il progetto, inoltre, riguarda anche via Barella dove il tasso di “conflitto” sembra minore (in questo caso l’abbattimento degli alberi che costeggiano la via su di un lato, non previsto in origine nel progetto, è stato richiesto dai residenti in occasione di una riunione ad inizio 2009!). La scelta di sospendere i lavori (così su via Barella) e di avviare un percorso partecipato, di coinvolgimento (un po’ più sistematico) dei cittadini, è da valutare positivamente. Di questo va dato atto all’amministrazione comunale ed al sindaco Daria Denti. Ma, come in tutte le cose importanti, è bene “guardarci dentro”. <strong>Come si suol dire in questi casi: la partecipazione è una cosa troppo importante per lasciarla ai soli consulenti (siano questi di Genius Loci o di altre società).</strong> <span id="more-3262"></span>Sul progetto sono già intervenuto sviluppando alcune osservazioni preliminari (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/10/08/via-della-partecipazione-mettiamo-in-gioco-lintelligenza-locale/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). L’esperienza di questo primo mese ha offerto qualche elemento in più. Mi ha innanzitutto confermato l’impressione iniziale che l’amministrazione non abbia un’idea chiara sul come realizzare la partecipazione dei cittadini in interventi come questi. L’incarico a Genius Loci – un società qualificata di consulenza, ma che “vende” un pacchetto (una metodologia ed un <em>kit </em>di strumenti partecipativi) tra i molti possibili – sembra pertanto configurarsi come l’acquisto di un servizio “chiavi in mano”. Queste considerazioni (che ovviamente proverò ad argomentare nel prosieguo del <em>post</em>) sono importanti anche perché l’amministrazione comunale, giustamente, ha l’intento di mettere a punto, anche grazie all’esperienza del progetto “<em>Via della partecipazione</em>” ed alla consulenza di Genius Loci, <strong>un modello generale di “progettazione partecipata” da applicare anche in altri contesti</strong> (ancora più impegnativi: es. il vecchio mercato ortofrutticolo). Vediamo dunque cosa sta succedendo e quali sono le caratteristiche della proposta di “partecipazione” confezionata da Genius Loci. Lascerò da parte le questioni teoriche – per me, in verità, assai intriganti, ed in particolar modo la (falsa) contrapposizione tra l’approccio “<em>argomentativo</em>” e l’approccio del “<em>confronto creativo</em>” (o “<em>costruzione del consenso</em>”) – di cui mi occuperò in un <em>post </em>successivo. Qui stiamo “sul pratico”.</p>
<div id="attachment_3269" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-001.jpg"><img class="size-medium wp-image-3269" title="B_Foto 1nov2009 001" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-001.jpg?w=300&#038;h=267" alt="B_Foto 1nov2009 001" width="300" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Via Liberta vista dal tratto antistante la sede del Distretto sanitario (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>[1] Una trentina di interviste a residenti o cittadini interessati (in due giornate ad inizio ottobre); un corso di formazione per tecnici comunali, ma aperto a qualche cittadino (articolato in quattro incontri, i primi due già tenutisi giovedì 22 e mercoledì 28 ottobre); una “camminata di quartiere” effettuata venerdì 30 ottobre dalle 14 alle 18 circa (non proprio un giorno ed un’orario partecipativo!). Questo è quello che è avvenuto nel primo mese di operatività del progetto. Per l’11 novembre il corso sarà terminato; lo stesso giorno verranno presentati, alla sera, i due “progetti bloccati” (questo passaggio è stato inserito in corso d’opera, ma è decisamente importante, visto che quasi nessuno conosce con precisione i progetti! Ciò che è noto a tutti, invece, è l’elemento “caratterizzante”: il taglio degli alberi); sabato 14 e domenica 15, infine, “<em>Planning for real</em>” – una sorta di “Monopoli” (il gioco a cui tutti abbiamo giocato da ragazzi) finalizzato però non alla “speculazione”, ma alla progettazione! La parte “pubblica” del percorso di partecipazione (non il corso, dunque, che ha soprattutto la finalità di formare competenze interne all’amministrazione) ha sin qui mirato ad una ricognizione delle posizioni in campo (nel modo più esaustivo possibile). Questo lavoro ha consentito ai consulenti di “costruire una mappa del conflitto” evidenziando le richieste (a volte, appunto, confliggenti) avanzate da residenti (nella via) e semplici cittadini. Ci si appresta ora, da qui in avanti, ad elaborare le linee guida per i due interventi di risistemazione, anche rimettendo in discussione (fino a dove?) le scelte progettuali già fatte dall’amministrazione. E’ la fase della “creatività” e della “costruzione del consenso”. Ed è la fase più impegnativa, visto che dalla “qualità” del lavoro di questa fase deriva <em>direttamente </em>la “qualità” delle indicazioni progettuali. Il progetto “<em>Via della partecipazione</em>” si conclude, infatti, “con la sottoscrizione di un documento comune che detta le linee guida per la riqualificazione e messa in sicurezza di ciascuna delle due strade” (pag. 4 del progetto predisposto da Genius Loci). <strong>In conclusione di questo punto mi limito ad osservare che la “mappa del conflitto” andrebbe resa pubblica, essendo uno strumento di lavoro per tutti i partecipanti.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_3270" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><strong><strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-005.jpg"><img class="size-medium wp-image-3270" title="B_Foto 1nov2009 005" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-005.jpg?w=300&#038;h=285" alt="B_Foto 1nov2009 005" width="300" height="285" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">L&#39;immissione di via Libertà su via Circonvallazione (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p><strong> </strong>[2] Il primo atto della “fase creativa” avrà luogo il 14 e 15 novembre, due giornate di applicazione della tecnica “<em>Planning for real</em>”. Di cosa si tratta? Sostanzialmente di un “gioco” di progettazione a cui partecipano più persone. “<em>Planning for real</em> nasce come tecnica alternativa alla discussione pubblica e ad altri metodi che tendono a favorire la partecipazione delle persone più abituate o più preparate a sostenerli, consentendo invece a ogni partecipante di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni liberamente e in modo anonimo.” (Sclavi M. et al., <em>Avventure urbane</em>, Eléuthera, 2002, p.229) Osserviamo che nessuna tecnica è “neutrale”, ma anzi le sue caratteristiche prefigurano gli esiti potenziali. <em>Planning for real</em> si caratterizza, tra le altre cose, per due aspetti:  “abbassa” le soglie di partecipazione (prescinde dai requisiti di istruzione e cultura) ed invita i partecipanti a svolgere un’attività di progettazione sulla base di desideri/interessi/volontà assunte come preformate, <strong>senza richiedere una giustificazione pubblica delle scelte effettuate.</strong> E’ una tecnica, in altri termini, che presuppone che il progetto che risponde ai bisogni della “collettività” possa nascere per semplice “aggregazione” degli interessi e delle scelte individuali. Dunque più per <em>negoziazione</em>, per “<em>compromesso</em>” che per <em>convincimento </em>(che presuppone, invece, una trasformazione delle preferenze, non solo un loro reciproco aggiustamento). Le assunzioni implicite al <em>Planning for real </em>non sono banali. Un metodo diverso produrrebbe plausibilmente risultati diversi. Sappiamo, ad esempio, che il confronto pubblico basato su argomenti svolge una funzione di “lavaggio” delle preferenze (R.E.Goodin): prendendovi parte i partecipanti sono spinti ad evitare ragioni smaccatamente strumentali o basate in modo egoistico sui propri interessi. Gli interessi individuali vengono, per così dire, “filtrati”. Se spingiamo ogni partecipante ad esprimere punti di vista ristretti e centrati sui propri interessi, come facciamo, in seguito, a fare il salto verso un progetto che soddisfa il più possibile un interesse collettivo? Comunque sia, il <em>Planning for real</em> ha il compito di produrre <em>input </em>per due “tavoli di confronto creativo” (uno per ciascuna via). Ciascun “tavolo” si riunisce un massimo di 2 volte per ogni strada e ciascun incontro ha la durata massima di 4 ore. Al termine del lavoro dei “tavoli” si hanno le linee guida per il nuovo progetto. Ad oggi, ad esempio, non è nota la composizione dei tavoli: chi vi partecipa (come vengono “selezionati” i partecipanti?), quanti vi partecipano, in rappresentanza di chi o che cosa, con quali regole di “funzionamento”, con quali margini di manovra (es. di espressione del “dissenso” – parola non eliminabile anche all’interno di percorsi partecipati!) per i partecipanti. Al “tavolo”, ad esempio, oltre ai partecipanti attivi è ammesso anche il “pubblico”? Non sono aspetti secondari. Il programma si limita a precisare che “si perviene, attraverso il metodo del <em>Consensus Building,</em> alla predisposizione delle <strong>linee guida per la messa in sicurezza e la riqualificazione delle due vie che vengono firmate da tutti i partecipanti al tavolo.</strong>”</p>
<div id="attachment_3271" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-045.jpg"><img class="size-medium wp-image-3271" title="B_Foto 1nov2009 045" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-045.jpg?w=300&#038;h=240" alt="B_Foto 1nov2009 045" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Le radici di superficie hanno rovinato fortemente il marciapiede, oltre ai muretti che delimitano le proprietà private (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>[3] Se prestiamo attenzione alla qualità del gioco delle <em>argomentazioni</em> diviene evidente che un requisito fondamentale è la completezza delle informazioni. Che oggi non c’é. C’è un passaggio, formulato da Sara Seravalle (consulente di Genius Loci) all’incontro conclusivo (in biblioteca) della camminata di quartiere del 30 ottobre, che introduce questo tema: “Evidentemente ci sono persone che hanno più elementi per valutare la situazione, il valore degli alberi … Prima cosa, dunque, è dare a tutti le giuste informazioni”. Già, è decisamente così. Ad oggi manca, nel progetto, un elemento importante. Un elemento che tutti debbono prendere in considerazione nei loro ragionamenti (indipendentemente dalla posizione che hanno assunto in merito al progetto di riqualificazione di via Libertà). Ed è un elemento su cui la stessa amministrazione comunale ha “sorvolato” – come testimonia la facilità con cui ha accolto la richiesta di abbattimento di tutti gli alberi su via Barella! Bisogna riconoscere che è stata proprio l’iniziativa di diversi cittadini a richiamare l’attenzione (anche dell’amministrazione) su questo fatto. L’azione simbolica “<em>Non il mio nome</em>” (<a href="http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&amp;ie=UTF8&amp;msa=0&amp;msid=108602597063411286604.00046b8478cd57b23d7bc&amp;ll=44.482821,11.003602&amp;spn=0.003468,0.006899&amp;z=17" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) aveva anche questo obiettivo: richiamare l’attenzione sul valore degli alberi.<strong> </strong>Già, questo è il punto. <strong>Se non proviamo a rendere esplicito, persino a “misurare”, qual è il valore di un albero per la città (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/08/11/qual-e-il-valore-di-un-albero/" target="_self">vedi</a>) l’intero progetto di partecipazione perde un pezzo importante, perde di qualità. </strong>Dunque, che cosa possiamo fare per rappresentare il valore – ecologico, funzionale, estetico – dei tigli di via Libertà, affinché quel valore collettivo possa essere adeguatamente considerato, adeguatamente &#8220;riconosciuto&#8221; da tutti i partecipanti? Altrimenti il rischio è che vengano percepiti solo i (dis-)valori “privati”, ovvero il costo sopportato da ogni privato dalla presenza degli alberi (le foglie che cadono nel giardino, le grondaie otturate, i marciapiedi scalzati, i muretti di recinzione danneggiati). E’ chiaro che questo è un punto decisivo – su cui, però, sino ad oggi il progetto di Genius Loci ha fatto poco. Vogliamo allora provare a rappresentare – che so, con un cartellone? una simulazione a computer? ecc. – che cosa significa, per il benessere della via, la presenza di quegli alberi? Occorre riconoscere, in altri termini, che questo “conflitto” su via Libertà e su via Barella non è affrontabile “razionalmente” se non viene rappresentato, nel modo più chiaro possibile, qual è il <em>valore di un albero</em> (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/08/11/qual-e-il-valore-di-un-albero/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>) &#8211; che è, ad oggi, l&#8217;unico elemento certo del contendere.</p>
<div id="attachment_3272" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-049.jpg"><img class="size-medium wp-image-3272" title="B_Foto 1nov2009 049" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-049.jpg?w=300&#038;h=245" alt="B_Foto 1nov2009 049" width="300" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">In attesa delle spazzatrici di Hera due signori anziani provvedono anche alla pulizia del marciapiede dalle foglie (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>[4] Sempre sul tema informazione (una “proprietà” diffusa socialmente in modo eterogeneo) occorre osservare che, per usare una figura della sanità, <strong>il consenso è solido se è un consenso informato.</strong> Tema impegnativo – non c’è dubbio. Ma difficilmente eludibile. Comunque qui vediamo un primo <em>gap </em>tra impegni assunti e realtà del progetto partecipativo. E’ significativo il fatto che il programma dei lavori presentato da Genius Loci (ma non reso pubblico nel sito <em>web </em>del Comune!) prevedesse anche un minimo di investimento in termini di informazione. A pagina due sta scritto: “si prepara un dossier che ricostruisce come la stampa ha trattato gli argomenti fino a questo punto. Il dossier viene reso pubblico e distribuito ai cittadini. La stessa costruzione del dossier è aperta a contributi dei diversi attori in gioco.” Non mi risulta che ciò sia stato fatto! Eppure l’informazione è importante, anzi decisiva, ai fini della ricerca di una soluzione la più possibile condivisa. Senza un’adeguata informazione ogni decisione corre il rischio di un di più di “irrazionalità”. Solo un’adeguata informazione rende sufficientemente stabili, solide le opinioni dei partecipanti. E’ significativo – come ha riconosciuto Sara Seravalle (di Genius Loci) dopo la fase dei colloqui – che diverse persone, in origine favorevoli al taglio degli alberi, abbiano poi rivisto la proporia posizione una volta che il “conflitto” ha richiamato l’attenzione sui controargomenti messi in campo dai cittadini.</p>
<div id="attachment_3273" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-052.jpg"><img class="size-medium wp-image-3273" title="B_Foto 1nov2009 052" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-052.jpg?w=300&#038;h=280" alt="B_Foto 1nov2009 052" width="300" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Via Libertà visto dalla periferia verso il centro (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>[5] Il primo mese di operatività del progetto ha messo in luce un’altra caratteristica. La partecipazione dei cittadini è attuata all’interno di una “cornice”, un <em>frame</em>, che è disegnata <em>da altri</em>. <strong>Ovvero: non sono i cittadini che governano (o co-governano) il processo partecipativo.</strong> Ovviamente altre scelte sono possibili. Ad esempio nulla vieta, all’inizio di un processo partecipativo, di andare a costituire una “cabina di regia”, dove rappresentanti dell’amministrazione, dei consulenti e dei cittadini (delle diverse “posizioni” in campo) prendono le decisioni sulla conduzione del processo. Questa soluzione consentirebbe di avere non solo un processo partecipato (chiamiamola partecipazione1), ma anche una conduzione partecipata del processo partecipativo (partecipazione2). E’ questa una soluzione che aiuta a creare <em>fiducia </em>tra tutti gli attori coinvolti ed in particolar modo tra i cittadini. Essa consentirebbe, tra l’altro, di rendere trasparenti le decisioni che “governano” il progetto. I cittadini che sin qui hanno preso parte alle iniziative realizzate nell’ambito del progetto “<em>Via della partecipazione</em>” nulla sanno, ad esempio, sulle modalità adottate per fare informazione: è stata mandata una lettera a casa con le date degli eventi almeno a tutti i residenti? Se no, perché? Perché tante persone interessate hanno saputo in ritardo o addirittura a posteriori dei diversi appuntamenti e delle opportunità di partecipazione? Perché la “camminata di quartiere” è stata fatta il venerdì in orario lavorativo e non, ad esempio, il sabato o la domenica mattina? Come sarà composto il &#8220;tavolo di confronto creativo&#8221;? Ecc.</p>
<div id="attachment_3274" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-057.jpg"><img class="size-medium wp-image-3274" title="B_Foto 1nov2009 057" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-057.jpg?w=300&#038;h=282" alt="B_Foto 1nov2009 057" width="300" height="282" /></a><p class="wp-caption-text">La chioma autunnale di uno dei tigli di via Libertà. Possiamo considerare anche il valore estetico? (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>[6] Informazione e “partecipazione al governo del processo” richiamano assieme un’ulteriore questione. <strong>Questo processo partecipativo ha vincoli che sono fissati a monte, ma non è detto che sia razionale <em>non </em>metterli in discussione. </strong>Una delle opzioni che si dovrebbe poter contemplare per la definizione del progetto su via Libertà è la possibilità di mettere a senso unico la circolazione stradale. Fare ciò, tuttavia, comporta l’adozione di una scelta analoga anche per Viale Vittorio Veneto. E’ possibile questa opzione? Ugualmente rilevante è la questione del <em>budget </em>assegnato: 500mila euro per la “sistemazione” di via Libertà (200mila per via Barella). Pensiamo però che solo per la realizzazione della rotatoria con fontana tra viale Vittorio Veneto, via Libertà e via Corso Italia sono stati spesi più di 450mila euro. C’è proporzione con la somma destinata a risistemare l’intera via Libertà?</p>
<div id="attachment_3275" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-064.jpg"><img class="size-medium wp-image-3275" title="B_Foto 1nov2009 064" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/b_foto-1nov2009-064.jpg?w=300&#038;h=269" alt="B_Foto 1nov2009 064" width="300" height="269" /></a><p class="wp-caption-text">Via Libertà vista dal tratto alla confluenza con via C.Plessi (foto dell&#39;1 novembre 2009)</p></div>
<p>I punti &#8220;critici&#8221; evidenziati mettono a rischio la &#8220;qualità&#8221; del risultato. La mancanza di un&#8217;adeguata opera di informazioni sui motivi dell&#8217;intervento e sugli interessi ed argomenti in conflitto; la mancata rappresentazione del &#8220;valore degli alberi&#8221;; la sottovalutazione del potere trasformativo delle argomentazioni; la mancanza di una &#8220;cabina di regia&#8221; che consenta ai cittadini di co-governare il processo partecipativo e non solo di &#8220;esserne inseriti dentro&#8221;; un chiarimento sui vincoli fissati a monte e sulla loro razionalità. Questi aspetti sono importanti e vanno adeguatamente &#8220;recuperati&#8221;. A dimostrazione che anche dal processo di partecipazione <em>tutti </em>gli attori possono apprendere. Marianella Sclavi, che abbiamo conosciuto come docente al corso (nella giornata del 22 ottobre), scrive in <em>Avventure Urbane</em> (cit., pp.43-44): “la progettazione partecipata è come il <em>rafting</em>, l’andare lungo le rapide su una canoa. Non puoi mai prevedere in anticipo quando incontrerai una roccia che affiora, o dove porta la corrente o il risucchio, o quando capiti in mezzo a una pozza stagnante per uscire dalla quale devi remare con particolare lena; invece che spaventarsi di fronte a questi ostacoli, devono essere visti come una sfida e una occasione per inventare di volta in volta i percorsi tenendo tutti sulla canoa; questo è il più difficile.” Immagine affascinante. Anche perché, se è vero – come sempre la Sclavi ricordava “a lezione” – che una volta avviato un processo di partecipazione questo non è più dell’amministrazione, ma è di tutti coloro che vogliono prendervi parte, allora è bene che tutti costoro partecipino alla “conduzione” della canoa. Solo mettendoci anche l’intelligenza locale (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/10/08/via-della-partecipazione-mettiamo-in-gioco-lintelligenza-locale/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>) sarà davvero possibile fare in modo che questo non sia un episodio “di facciata”, ma contribuisca a produrre <em>public learning</em> ed a “fare breccia nel modo di operare delle istituzioni” (p.28).</p>
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		<title>Sciatteria istituzionale al Consiglio dell&#8217;Unione Terre di Castelli?</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 08:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>
		<category><![CDATA[governance locale]]></category>
		<category><![CDATA[consiglieri dell'Unione]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio dell'Unione Terre di Castelli]]></category>
		<category><![CDATA[Regolamento del consiglio]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Pelloni]]></category>

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		<description><![CDATA[L’episodio è avvenuto nella seduta di giovedì 29 ottobre del Consiglio dell’Unione Terre di Castelli. Ed è un episodio di mancato rispetto delle regole che presiedono al funzionamento del Consiglio ed in particolare di negazione delle prerogative (dei “poteri”) attribuite ad ogni singolo consigliere comunale. L’episodio ha riguardato Simone Pelloni, consigliere di minoranza appartenente al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3254&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L’episodio è avvenuto nella seduta di giovedì 29 ottobre del Consiglio dell’Unione Terre di Castelli. Ed è un episodio di mancato rispetto delle regole che presiedono al funzionamento del Consiglio ed in particolare di negazione delle prerogative (dei “poteri”) attribuite ad ogni singolo consigliere comunale. L’episodio ha riguardato Simone Pelloni, consigliere di minoranza appartenente al gruppo consiliare “Cittadini insieme nell’Unione” (e che fa parte del gruppo Lega Nord in consiglio comunale a Vignola). Visti questi ingredienti <em>l’impressione</em> che un osservatore ne ricava è che le norme che presidono al funzionamento dell’istituzione-consiglio non siano state seguite per ragioni politiche. Ma anche fosse solo per disattenzione o “leggerezza interpretativa” o convenienza del momento la cosa non sarebbe meno grave. In ogni caso è decisamente opportuno recuperare quanto prima una corretta &#8220;impostazione&#8221;.<span id="more-3254"></span> Preciso, a scanso di equivoci, che la cosa che mi preme evidenziare è la tutela delle prerogative di chi siede in consiglio (ovvero il pieno rispetto del Regolamento che l’Unione Terre di Castelli si è data), indipendentemente dal fatto che si tratti di consigliere di maggioranza o di minoranza. Diverse volte in passato sono stato testimone di comportamenti delle minoranze non rispettose delle istituzioni – ho in mente diversi episodi di abbandono dell’aula al fine di far mancare il numero legale. Ma so bene che per difendere credibilmente le istituzioni (e le regole che presiedono al loro funzionamento) questa difesa non deve essere a senso unico. Ogni cittadino dovrebbe apprezzare il fatto che le istituzioni non vengano utilizzate o piegate per fini politici (e sentirsi rassicurato da questo). Il loro corretto funzionamento è garanzia <em>per tutti</em>.</p>
<div id="attachment_3257" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/foto-22nov2008-003.jpg"><img class="size-medium wp-image-3257" title="Foto 22nov2008 003" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/11/foto-22nov2008-003.jpg?w=300&#038;h=292" alt="Foto 22nov2008 003" width="300" height="292" /></a><p class="wp-caption-text">Gonfaloni (foto del 22 novembre 2008)</p></div>
<p>Il “caso” riguarda la presentazione di un “ordine del giorno” (a tema l’organico della polizia municipale), redatto dal consigliere Pelloni e da lui presentato affinché fosse discusso nel primo consiglio comunale in programma. L’ordine del giorno è stato dunque correttamente protocollato il 23 ottobre. Il Consiglio dell’Unione successivo si è tenuto il 29 ottobre, ma del punto proposto dal consigliere Pelloni non c’è traccia. Ed ovviamente di questo – a ragione – il consigliere Pelloni si è lamentato, dentro e fuori l’aula.<br />
Veniamo al Regolamento. Che recita, all’art. 47: “1. I Consiglieri possono presentare interrogazioni ed interpellanze, ordini del giorno e mozioni, e proporre risoluzioni, su argomenti che riguardano direttamente l&#8217;attività del Comune o che interessano, in senso generale o su temi particolari, la vita politica, sociale, economica e culturale della popolazione. 2. Gli ordini del giorno, mozioni e proposte di risoluzioni su fatti particolari rilievo, sono presentati almeno 24 ore prima della seduta, al Sindaco.” Pelloni ha presentato il suo “ordine del giorno” non 24 ore prima, ma qualche giorno prima. Dunque il punto doveva essere inserito all’ordine del giorno del consiglio del 29 ottobre. Ma anche si rubricasse il testo del consigliere Pelloni (più correttamente) come “mozione”, il Regolamento del consiglio ugualmente non lascia scampo (art.52): “La mozione viene iscritta all&#8217;ordine del giorno della seduta immediatamente successiva a quella di presentazione.” Queste sono le norme che l’Unione si è data nel proprio Regolamento. Ed a queste norme non deve essere possibile derogare <em>se non in casi eccezionali, con adeguate motivazioni e con il consenso di tutti</em> (almeno fino a quando il Regolamento non viene modificato). E queste norme il Presidente del Consiglio dell’Unione – che è figura di garanzia e non di parte – è tenuto a far applicare. Anche si fossero consultati i capigruppo consiliari (anche si fosse consultato il Presidente della Repubblica!) non vi è modo per legittimare una decisione (il non inserimento, la non discussione) che contrasta con le norme regolamentari.<br />
Oggi la gestione della macchina “istituzionale” dell’Unione Terre di Castelli è indubbiamente più complessa rispetto a qualche mese fa. Il passaggio da 5 a 8 dei comuni associati e, per la prima volta, l’eterogeneità politica delle amministrazioni coinvolte (delle 8 una è di centrodestra, l’altra è “civica”) si traduce inevitabilmente in una maggiore complessità. Pur in un quadro oggettivamente “più impegnativo” occorre in ogni caso salvaguardare il rispetto delle istituzioni e delle norme che ne ordinano in funzionamento. E’ un passaggio che va chiarito al più presto, anche per evitare di dare l’impressione di “sciatteria istituzionale” o dell’uso delle istituzioni per fini di parte.</p>
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		<title>Vignola Patrimonio e oltre. Il tema della governance</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 22:56:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[governance locale]]></category>
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		<category><![CDATA[governo partecipato]]></category>
		<category><![CDATA[Vignola Patrimonio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel consiglio comunale del 28 ottobre sono state portate all’approvazione due delibere relative a VignolaPatrimonio Srl, la società patrimoniale istituita dal Comune di Vignola. Del contenuto delle due delibere ho già riferito, essendo queste state presentate e discusse precedentemente in commissione consiliare (vedi). La discussione si è però sviluppata non tanto sul contenuto della delibera [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3238&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel consiglio comunale del 28 ottobre sono state portate all’approvazione due delibere relative a VignolaPatrimonio Srl, la società patrimoniale istituita dal Comune di Vignola. Del contenuto delle due delibere ho già riferito, essendo queste state presentate e discusse precedentemente in commissione consiliare (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/10/14/eclissi-della-politica-due-delibere-su-vignola-patrimonio-in-commissione-consiliare/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). La discussione si è però sviluppata non tanto sul contenuto della delibera in oggetto (n.2 all’ordine del giorno: <em>Autorizzazione del socio all’acquisto della nuova sede della farmacia comunale</em>), ma sui dispositivi di “governo” della società patrimoniale, ovvero sulle leve di indirizzo e di controllo che l’amministrazione comunale (sindaco, giunta, consiglio comunale) può manovrare. La richiesta che tutte le forze di opposizione avanzano all’unisono è quella di rafforzare la trasparenza gestionale per il tramite di organismi di governo (consiglio di amministrazione) e di controllo (collegio dei revisori) <em>collegiali</em>, in cui possa sedere anche un “rappresentante” delle minoranze, superando così l’attuale soluzione dell’amministratore unico e del revisore unico. Grazie ad alcuni interventi la discussione ha imboccato una strada promettente, che può (forse) portare ad una revisione condivisa del sistema di <em>governance </em>ed accrescere così le chances di politiche di gestione del patrimonio al tempo stesso efficaci e trasparenti.<span id="more-3238"></span></p>
<div id="attachment_3244" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_via-gandhi-3ott2009-0911.jpg"><img class="size-medium wp-image-3244" title="M_Via Gandhi 3ott2009 091" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_via-gandhi-3ott2009-0911.jpg?w=300&#038;h=260" alt="M_Via Gandhi 3ott2009 091" width="300" height="260" /></a><p class="wp-caption-text">Via Gandhi nei pressi del centro commerciale Marco Polo (foto del 3 ottobre 2009)</p></div>
<p>[1] Nell’ora circa di dibattito a cui ho assistito sono stati 11 gli interventi sul tema. Li cito nell’ordine: Fiorini (Lega Nord), Bazzani (PdL), Masetti (PD), Ceci (PdL), Rubbiani (Città di Vignola), Castagnini (PD), Smeraldi (VignolaCambia), Pelloni (Lega Nord), Cassani (PD), Succi (PD), Rabitti (PD). Soprattutto tre di questi, a mio vedere, hanno fornito argomenti o “visioni” utili ad uscire dall’<em>empasse</em> del “muro contro muro” che rischia di contraddistinguere, su questo punto, il rapporto tra maggioranza ed opposizione. Rossella Masetti (PD) ha messo un po’ d’ordine, con piglio professionale, in un dibattito che rischiava di svilupparsi in modo confuso, dunque poco produttivo, ricordando alcune cose. Innanzitutto che il tema della “partecipazione dei cittadini” può essere meglio declinato cercando di rafforzare i poteri del Consiglio Comunale (organo rappresentativo elettivo) piuttosto che inserendo un consiglio di amministrazione (con rappresentante delle opposizioni) in vece dell’amministratore unico (vedremo dopo quanto è solido questo argomento). In secondo luogo ricordando che l’anomalia di una società commerciale per gestire patrimonio pubblico viene “addomesticata” sia per il fatto che, nel caso vignolese, il Comune è socio unico (non vi sono partecipazioni di privati, come in altre realtà), sia per la norma di legge/statutaria che prevede il meccanismo del “controllo analogo” (che assegna al consiglio comunale esattamente gli stessi poteri di cui esso disporrebbe nel caso di una gestione interna, <em>in house</em>). In effetti proprio le due delibere su Vignola Patrimonio Srl all’ordine del giorno in quel consiglio comunale testimoniavano che ogni atto significativo (acquistare una sede per la farmacia piuttosto che contrarre un debito per il pagamento di lotti di terreno al Comune di Vignola) passa per un’autorizzazione del Consiglio Comunale (e può offrire, pertanto, occasione di analisi e di discussione). E’ su questi poteri e dispositivi del “controllo analogo” che potrebbe aprirsi un confronto per perfezionare e migliorare tempi e modi del controllo – anche a garanzia delle opposizioni. In terzo luogo ha ricordato, opportunamente, che lo “strumento” della società patrimoniale è uno strumento relativamente nuovo per cui è certamente auspicabile una riflessione che porti ad un miglioramento dell’adattamento al contesto politico-istituzionale dell’ente locale.</p>
<div id="attachment_3248" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_marco-polo-24ott2009z-003.jpg"><img class="size-medium wp-image-3248" title="M_Marco Polo 24ott2009z 003" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_marco-polo-24ott2009z-003.jpg?w=300&#038;h=268" alt="M_Marco Polo 24ott2009z 003" width="300" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">Logo del centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)</p></div>
<p>Immediatamente dopo c’è stato l’intervento di Giancarlo Ceci (PdL) che ha scompaginato un po’ le carte e, in tal modo, ha aperto un possibile varco verso un terreno d’intesa. Da un lato Ceci ha affermato che potrebbe andar bene anche il “revisore unico”, a patto però che ad indicarlo siano chiamate le opposizioni. Ha ricordato, inoltre, che una tale soluzione è già in vigore (e per tre “mandati”) presso l’Unione Terre di Castelli. Dall’altro lato ha messo in discussione l’efficacia del controllo (dunque anche del “controllo analogo”) che le forze politiche di opposizione, siedendo solo in consiglio comunale, possono effettivamente esercitare. Il controllo che può essere esercitato dal consiglio comunale è giocoforza un controllo a posteriori, dunque scarsamente efficace. Sul versante della maggioranza la prospettiva delineata da Ceci ha trovato accoglienza favorevole – fatto tutt’altro che scontato. Personalmente ho apprezzato l’intervento di Guerrino Cassani (PD) che si è dichiarato d’accordo con la proposta del revisore unico indicato dall’opposizione, ma ha anche ribadito che la disponibilità ad accogliere questi suggerimenti non risponde tanto all’esigenza di soddisfare le esigenze dell’opposizione, ma di soddisfare quelle della collettività (di una capacità di governo più efficace <em>anche perché</em> più trasparente). Individuare una prospettiva verso una soluzione di alto profilo alla questione della <em>governance </em>della società patrimoniale (esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo) non vuole ancora dire adottare una siffatta soluzione. Vedremo nelle prossime settimane se questo avverrà davvero. La cosa interessante del dibattito è che, soprattutto grazie ad alcuni interventi, si è avuta l’impressione che possa essere a portata di mano un reale terreno d’intesa tra maggioranza ed opposizione, ovvero che, seppur faticosamente, si possa arrivare a condividere in primo luogo una mappa dei problemi della <em>governance </em>locale (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/11/quella-magica-parolina-governance-riflessioni-sulla-governance-come-nuova-modalita-del-governo-locale-anche-a-vignola/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>), quindi la ricerca vera di una soluzione soddisfacente (almeno in modo relativo) per tutte le parti.</p>
<div id="attachment_3245" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_ingresso-24ott2009z-009.jpg"><img class="size-medium wp-image-3245" title="M_Ingresso 24ott2009z 009" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_ingresso-24ott2009z-009.jpg?w=300&#038;h=276" alt="M_Ingresso 24ott2009z 009" width="300" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Ingresso centrale del centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)</p></div>
<p>[2] Proprio la “vicenda” dell’autorizzazione, da parte del socio unico-Comune di Vignola, all’acquisto della nuova sede della farmacia comunale può offrire qualche riflessione utile a mettere in luce la posta in gioco associata al dispositivo di <em>governance </em>locale. Mette in luce anche i limiti della prospettiva del “controllo analogo”. In effetti, se pensiamo alla scarsa capacità di controllo che il consiglio comunale esercita ordinariamente sull’esecutivo risulta evidente che il “controllo analogo” non è, né può essere, una risposta rassicurante – tanto per i consiglieri di minoranza, quanto per quelli di maggioranza. Mi sembra che ciò sia testimoniato proprio da questa delibera. Vediamo perché. L’avviso pubblico per la ricerca di una nuova sede per la farmacia comunale è del 12 maggio 2009 ed è stato emanato dall’amministratore unico di Vignola Patrimonio che ha, con tale atto, anche fissato i requisiti per l’immobile che si cercava (<a href="http://www.comune.vignola.mo.it/comune/bandi_di_gara/index.htm?ID=4592" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Ad esempio è specificato nell’avviso che l’immobile deve essere “ben visibile dalla viabilità” &#8211; criterio che fa pensare ad una sede ubicata lungo le principali arterie di scorrimento. Poteva, in aggiunta od in alternativa, essere indicato come criterio il fatto che era da ritenersi preferita un’ubicazione “baricentrica” rispetto al comparto n.5 della pianta organica delle farmacie di Vignola. Poteva, ma non lo è stato. Il fatto è che i due criteri prefigurano due diverse scelte (anche politiche) di <em>mission </em>per la farmacia comunale: la prima maggiormente orientata alla valorizzazione commerciale, la seconda al servizio del quartiere. Legittime entrambi, ma opportuno esplicitarle. Anzi, l’iter seguito evidenzia che questi aspetti sono sottratti alla discussione ed alla decisione del consiglio comunale e stanno, invece, esclusivamente in capo all’amministratore unico. Qui è in gioco il <em>potere </em>di indirizzo e di “controllo in itinere”. Ma che il ruolo del consiglio comunale risulti oggi assolutamente marginalizzato rispetto alle questioni di Vignola Patrimonio lo si evince anche da un altro aspetto di questa delibera. La delibera approda in consiglio comunale il 28 di ottobre. Teoricamente il consiglio comunale potrebbe non concedere l’autorizzazione all’acquisto. E’ tuttavia singolare come presso l’area commerciale Marco Polo i locali della nuova farmacia siano già “contrassegnati” – segno perlomeno di un’aspettativa (vedi la foto sottostante).</p>
<div id="attachment_3247" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_sede-farmacia-24ott2009z-010.jpg"><img class="size-medium wp-image-3247" title="M_sede farmacia 24ott2009z 010" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_sede-farmacia-24ott2009z-010.jpg?w=300&#038;h=264" alt="M_sede farmacia 24ott2009z 010" width="300" height="264" /></a><p class="wp-caption-text">Sulla sinistra la nuova sede della farmacia comunale presso il centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)</p></div>
<p>Queste due considerazioni rendono evidente che quando le opposizioni (Ceci, Rubbiani, Smeraldi, Fiorini, Pelloni) nei loro interventi evidenziano che il potere di indirizzo e di controllo del consiglio comunale è generalmente inefficace non stanno affermando una cosa peregrina. L’impressione, dunque, è che questo dibattito riuscirà davvero a fare passi in avanti nel momento in cui tutti (maggioranza e opposizione) riconosceranno che qui sta uno dei nodi critici dell’attuale sistema di <em>governance</em>. Ovvero che il potere di indirizzo e controllo esercitato dal consiglio comunale, tanto in generale, quanto per quelle parti di attività “esternalizzate” negli enti di secondo grado (e ci mettiamo, oltre a Vignola Patrimonio, anche l’ASP, l’Unione, la Strada dei Vini e dei Sapori, il Consorzio del parco regionale di Roccamalatina, ecc.; problematiche analoghe si hanno con le società di servizi pubblici locali come HERA, AMO, ecc.) è davvero alquanto limitato. Riconoscere l’esistenza del problema è il primo passo per risolverlo.</p>
<div id="attachment_3246" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_vela-24ott2009z-004.jpg"><img class="size-medium wp-image-3246" title="M_Vela 24ott2009z 004" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/m_vela-24ott2009z-004.jpg?w=300&#038;h=268" alt="M_Vela 24ott2009z 004" width="300" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">La &quot;vela&quot; del supermercato Conad presso il centro commerciale Marco Polo (foto del 24 ottobre 2009)</p></div>
<p>[3] La discussione sui meccanismi di governo di Vignola Patrimonio è interessante proprio perché si tratta di uno dei segmenti in cui è frammentato il sistema della <em>governance </em>locale. Sono da tempo convinto che questo sia uno dei “nodi critici”, in genere però neppure percepito come tale. Tuttavia negli ultimi 10-15 anni il processo di “esternalizzazione” e di creazione di enti di secondo livello ha portato sempre più il Comune a configurarsi come una sorta di <em>holding </em>che “controlla”, in modo più o meno forte, una serie di enti a cui è affidata la realizzazione di attività, programmi, gestione impianti – tutte cose fondamentali per il territorio e la qualità del vivere locale (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/11/quella-magica-parolina-governance-riflessioni-sulla-governance-come-nuova-modalita-del-governo-locale-anche-a-vignola/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Epperò l’organizzazione dei “dispositivi di governo” (meglio: di <em>governance</em>) non ha tenuto il passo con questa articolazione e complessificazione del “sistema locale”. Il sistema dei partiti, in primo luogo quelli che da tempo governano questa città, ha rinunciato a <em>pensare </em>questi temi. Se dal dibattito sul “governo” di Vignola Patrimonio potesse rinascere l’attenzione su questi aspetti sarebbe comunque una cosa positiva. Per quello che vale vorrei esprimere la mia opinione in merito ad alcune linee guida, in parte già emerse nel dibattito consiliare del 28 ottobre, per la definizione del sistema di governo di Vignola Patrimonio (&amp; C.). Ovunque è possibile revisore unico, ma affidandone l’indicazione alle opposizioni. Mantenimento dell’amministratore unico (soluzione che io sarei per generalizzare – dall’ASP a tutti gli enti similari – a condizione che la nomina avvenga sulla base di criteri di professionalità <em>rigorosamente certificabili</em>) ed individuazione di meccanismi in grado di consentire al consiglio comunale di recuperare capacità di indirizzo e controllo. Il che significa “più trasparenza” e più partecipazione in tutte le fasi della formazione degli orientamenti e delle decisioni.</p>
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		<title>AAA Dirigente del settore comunicazione cercasi</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 22:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>
		<category><![CDATA[governance locale]]></category>
		<category><![CDATA[comune di vignola]]></category>
		<category><![CDATA[ordinamento degli uffici e dei servizi]]></category>
		<category><![CDATA[unione terre di castelli]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel consiglio comunale di  domani, mercoledì 28 ottobre, è iscritto all’ordine del giorno un punto relativo all’organizzazione dell’amministrazione comunale di Vignola. Si tratta del punto n. 4 che recita: Testo Unico 267/2000 art. 48, comma 3 – Criteri generali per l’adozione dei regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi (il punto è già stato oggetto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3209&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel consiglio comunale di  domani, mercoledì 28 ottobre, è iscritto all’ordine del giorno un punto relativo all’organizzazione dell’amministrazione comunale di Vignola. Si tratta del punto n. 4 che recita: <em>Testo Unico 267/2000 art. 48, comma 3 – Criteri generali per l’adozione dei regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi</em> (il punto è già stato oggetto di delibera di giunta: n.188 del 12 ottobre 2009: vedi <a href="http://www.comune.vignola.mo.it/allegati/4883/09GM188.pdf" target="_blank"><strong>delibera </strong></a>e <a href="http://www.comune.vignola.mo.it/allegati/4883/ALLAGM188.pdf" target="_blank"><strong>allegato</strong></a>). A prima vista sembrerebbe una questione del tutto formale e dunque irrilevante. Forse però non è così. Questa delibera, infatti, oltre ad alcuni interventi di riorganizzazione minori,  prospetta una riorganizzazione della macchina amministrativa comunale con l’introduzione di una quinta direzione in aggiunta alle quattro oggi esistenti.<span id="more-3209"></span> Ad oggi, infatti, le direzioni sono quattro:  pianificazione territoriale (Corrado Gianferrari), lavori pubblici (Vincenzo Parise), affari generali (Elisabetta Pesci), servizio finanziario (Stefano Chini). Alcune di queste (pianificazione territoriale e lavori pubblici) sono incarichi a termine, ovvero della durata della legislatura (5 anni). Secondo la delibera verrebbe aggiunta una quinta direzione (denominata &#8220;Rapporti con la Città&#8221;) posta a capo  di un settore costituito dall’aggregazione di diversi uffici: segreteria del sindaco; URP- comunicazione; cultura, biblioteca, eventi; sport e promozione turistica. Sino ad ora questo settore è risultato “disperso”. A capo dell’Ufficio Cultura stava Silvana Garavini, dirigente, andata in pensione a gennaio 2009. A capo di altri due uffici – comunicazione e sport/turismo – stanno due figure con “posizione organizzativa” (rispettivamente Simona Sighinolfi e Francesco Iseppi). La decisione di accorpare questi uffici in un unico settore e di porvi a capo un dirigente non è banale. Per diversi motivi.</p>
<div id="attachment_3219" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_foto_5apr2009-0102.jpg"><img class="size-medium wp-image-3219" title="L_Foto_5apr2009 010" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_foto_5apr2009-0102.jpg?w=300&#038;h=280" alt="L_Foto_5apr2009 010" width="300" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">La banda comunale di Pinzolo in Corso Italia (foto del 5 aprile 2009)</p></div>
<p>[1] In primo luogo occorre considerare le intersecazioni presenti o potenziali con l’Unione Terre di Castelli. Non è un caso che il sindaco precedente, Roberto Adani, non abbia proceduto alla ricerca  di un nuovo dirigente dell’Ufficio Cultura per garantire una guida senza soluzione di continuità di quel settore. Il rinvio della decisione a dopo le elezioni amministrative del 6-7 giugno era funzionale a lasciare aperta la possibilità di un trasferimento di questa attività sotto l’Unione  Terre di Castelli. In effetti già nella legislatura 2004-2009  l’Unione si è avvalsa di un Assessore  alle Attività culturali e dal 2002 sono vigenti tre convenzioni che conferiscono all’Unione compiti in ambito culturale: (1) per la gestione unitaria dei servizi di biblioteca; (2) per la gestione unitaria dei musei; (3) per la gestione unitaria della programmazione delle attività culturali. Tali convenzioni sono tuttavia applicate in misura assai parziale. Dunque il passo da compiere con questa nuova legislatura (a cui evidentemente Adani pensava) era il conferimento pieno, come peraltro già previsto dalle convenzioni approvate, del settore cultura nella sua interezza all’Unione Terre di Castelli (sul tema <a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/11/30/politiche-per-la-cultura-a-vignola-e-nellunione-terre-di-castelli/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Si precisa che la gestione delle attività culturali da parte dell’Unione non deve essere intesa come la cancellazione delle “specificità” territoriali, ovvero delle iniziative peculiari caratterizzanti i diversi territori comunali. Sebbene l’Unione risenta a volte della tendenza al “livellamento” dei territori questo esito non è affatto necessario e, soprattutto, non è affatto auspicabile in un settore – quello delle politiche culturali – in cui si tratta semmai di salvare la ricchezza delle iniziative locali (leggi: comunali) ed allo stesso tempo di avere la “forza” di far crescere alcune, selezionate iniziative locali per farle diventare eventi di tutto il territorio dell’Unione (oggi composto da 8 comuni) e, magari, anche di un territorio più ampio (da qualche anno, ad esempio, il <em>PoesiaFestival</em> coinvolge anche il Comune di Maranello). Perché questa strada non è stata imboccata? Questa è la prima domanda significativa. Certo il forte ricambio di amministratori da un lato, la maggiore eterogeneità politica della giunta dell’Unione dall’altro possono essere addotti come motivi di una maggiore complessità a far avanzare progetti “impegnativi” come quello del trasferimento delle attività culturali al livello dell’Unione (nonostante vi siano già 3 convenzioni in merito approvate dai comuni-soci fondatori). Certo, si potrebbe aggiungere, Vignola dovrebbe avere l’<em>autorità</em> <em>“morale”</em> e la <em>forza politica</em> per spingere avanti questo progetto e per proseguire quell’opera di accrescimento dell’efficacia delle politiche conseguibile con la crescita dimensionale (senza con ciò voler tirare in ballo implausibili “economie di scala”). Evidentemente oggi Vignola ed il suo sindaco non hanno questa capacità – e forse neppure la voglia di provarci. Si preferisce un’opera di “piccolo cabotaggio”, decisamente meno impegnativo (ma magari con qualche possibilità di “remunerazione” in più, a brevissimo termine).</p>
<div id="attachment_3221" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_foto_2ott2005_poesiafestival.jpg"><img class="size-medium wp-image-3221" title="L_foto_2ott2005_PoesiaFestival" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_foto_2ott2005_poesiafestival.jpg?w=300&#038;h=273" alt="L_foto_2ott2005_PoesiaFestival" width="300" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">Neri Marcorè al PoesiaFestival a Vignola (foto del 2 ottobre 2005)</p></div>
<p>Neppure il PD del territorio sembra avere le idee chiare in proposito, non esistendo un documento condiviso dal partito dei diversi territori sul profilo che l’Unione deve assumere nel corso di questa legislatura – evidente segno della debole capacità di <em>governo politico </em>di questo processo. Comunque sia la nuova organizzazione proposta presso il Comune di Vignola con l’introduzione della quinta dirigenza difficilmente può essere interpretata come un manifesto per lo sviluppo dell’Unione su alcuni settori che pure potrebbero giocare un ruolo importante sia dal punto di vista della qualità e delle <em>chances </em>di vita, sia da quello dello sviluppo economico del territorio. Pensiamo appunto allo sport – un settore in cui pure l’Unione ha realizzato, prima in provincia, un PRG degli impianti sportivi (documento di pianificazione però praticamente sconosciuto al di fuori del Comune di Savignano che in questo progetto ha fatto da capofila). Pensiamo alle vicende della promozione turistica e della valorizzazione dei prodotti tipici locali che già oggi vede un braccio operativo di “area vasta” costituito dalla Strada dei Vini e dei Sapori (che, inoltre, già oggi gestisce uno IAT sovracomunale), nonostante le sue tribolate vicende e disgrazie economico-amministrative (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/06/15/requiem-per-la-strada-dei-vini-e-dei-sapori/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Pensiamo infine al settore della cultura in cui da tempo si avverte l’esigenza non solo di un “coordinamento” delle manifestazioni locali, ma anche dei luoghi e delle istituzioni culturali (ad es. per evitare il rischio tangibile che ogni singolo comune si doti di un museo-francobollo assolutamente insignificante ed invisibile oltre i confini comunali) (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/11/30/politiche-per-la-cultura-a-vignola-e-nellunione-terre-di-castelli/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Ora per sviluppare l’Unione su questi fronti, per far fare loro un salto di qualità (di cui tutti riconoscono la necessità), servirebbe una diversa strategia organizzativa. Una strategia di rafforzamento dell&#8217;Unione e di completamento del conferimento delle funzioni (a livello operativo), non certo l’introduzione di una quinta dirigenza a livello comunale. Piuttosto si dovrebbe cercare una o più figure dirigenziali di alto profilo per i nuovi settori da trasferire (o già trasferiti, seppure solo sulla carta) all’Unione Terre di Castelli. E, per converso, il “congelamento” delle posizioni organizzative a livello comunale fino a quando non si fosse portato a termine il processo di riorganizzazione complessiva tra i Comuni e l’Unione.</p>
<div id="attachment_3220" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_foto_29ott2005_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-3220" title="L_foto_29ott2005_2" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_foto_29ott2005_2.jpg?w=300&#038;h=291" alt="L_foto_29ott2005_2" width="300" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">La Union Jazz Band suona all&#39;inaugurazione della nuova sede del Liceo M.Allegretti di Vignola (foto del 29 ottobre 2005)</p></div>
<p>[2] Invece della strategia di “alto profilo” ci si è accomodati con la “variante bassa”, ovvero la creazione di una nuova dirigenza a livello comunale (su settori, come già dimostrato, peraltro in larga parte governati a livello di Unione o comunque sovracomunale). Quali sono le ragioni di questa scelta? L’impressione è che siano in ballo anche ragioni “spurie”, ovvero non strettamente riconducibili a principi di razionalità organizzativa. Certo. Di impressioni si tratta. Ma il tema è davvero troppo importante per non evidenziare il rischio di un cedimento alla tentazione di usare la modifica dell’assetto organizzativo per risolvere (anche) questioni di altra natura. [Testo sottoposto a censura: --------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------------------------- --------------------------------------------------------------------------------------- ---------------------------------------------------------------------------------------]</p>
<div id="attachment_3223" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_teatro_8lug2009-008.jpg"><img class="size-medium wp-image-3223" title="L_teatro_8lug2009 008" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/l_teatro_8lug2009-008.jpg?w=300&#038;h=284" alt="L_teatro_8lug2009 008" width="300" height="284" /></a><p class="wp-caption-text">Il nuovo Teatro Ariston in via di ultimazione (foto dell&#39;8 luglio 2009)</p></div>
<p>Al di là di queste supposizioni (malevole?) rimane il dato politico di cui si accennava sopra: anziché scegliere una strategia di alto profilo, anziché puntare a proseguire l’azione di sviluppo dell’Unione Terre di Castelli puntando a superare una sua fragilità d’azione proprio in quei settori in cui non si è avuto il coraggio di sciogliere le riserve sul ruolo che l’Unione può e deve giocare (cultura, promozione turistica, marketing territoriale, ecc.), ci si accomoda ad aggiustamenti dell’organizzazione locale, ovvero comunale. Ribadisco che la cosa singolare di questa vicenda – indipendentemente da come andrà il “percorso” di selezione – è che <strong>è mancato un dibattito sulla strategia da perseguire a cui subordinare il ragionamento sull’assetto organizzativo del Comune di Vignola</strong>. Vedremo se emergerà qualcosa di significativo nel dibattito in consiglio comunale domani sera (mercoledì 28 ottobre) – in tal caso sarà mia premura aggiornare anche i ragionamenti svolti in questo <em>post</em>. Per intanto è noto che il sindaco Daria Denti ha già fissato almeno un requisito del nuovo dirigente: dovrà conoscere l’inglese visto che non è possibile che non ci sia un dirigente del Comune di Vignola in grado di parlare la lingua utile per la partecipazione a bandi e progetti europei, ecc. ecc. Argomento discutibile se si guarda alla “scala” del territorio – queste competenze di alto profilo (sic!) vanno collocate a livello dell’Unione più che a quello del singolo comune (o dei singoli comuni). Certo, non fa male avere dirigenti che parlano una o più lingue straniere in modo fluente od eccellente. Ma, appunto, anche questo aspetto enfatizza l’importanza di un siffatto ragionamento a livello di Unione, piuttosto che di singolo comune. In ogni caso, ad oggi, l’impressione che si ricava dalle informazioni (certo frammentarie) e dagli argomenti (pochi) esposti pubblicamente (es. in commissione consiliare) è che sia mancata una visione strategica di altro profilo. Sarebbe alquanto triste scoprire tra qualche settimana che le soluzioni adottate rispondevano invece ad esigenze, molto più banali, di “promozione” di personale non per fini di natura organizzativa.</p>
<p><em>PS Nella seduta del consiglio comunale del 28 ottobre, in occasione del dibattito sul punto n.4 all&#8217;ordine del giorno (a cui si riferisce il presente post), il sindaco Daria Denti ha annunciato pubblicamente una querela nei miei confronti per le cose scritte nel post. In attesa di poter consultare un legale (sic!) mi sembra opportuno auto-censurare la parte &#8220;incriminata&#8221;. Potrò forse sperare nelle &#8220;attenuanti&#8221;! Rimane il fatto che, forse anche per l&#8217;effetto di &#8220;drammatizzazione&#8221; delle dichiarazioni del sindaco, è mancato un dibattito che facesse capire in che modo la proposta di riorganizzazione dell&#8217;amministrazione comunale si inserisce nella strategia perseguita circa lo sviluppo dell&#8217;Unione terre di Castelli.</em></p>
<p><em>PPS Replicando ad un articolo pubblicato su Modena Qui il giorno 30 ottobre, il sindaco Daria Denti, tramite il suo addetto stampa, ha precisato che nel suo intervento in consiglio comunale, il 28 ottobre, &#8220;non ha mai pronunciato la parola querela&#8221;. E &#8220;non ha mai nominato il signor Paltrinieri&#8221;. E&#8217; tutto vero. Il sindaco ha parlato di &#8220;provvedimenti&#8221; (da prendere) e di ricorso alla &#8220;magistratura&#8221;. Ed ha parlato di un sito web che &#8220;seguono&#8221; con attenzione. I presenti non hanno avuto bisogno dell&#8217;interprete.<br />
</em></p>
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		<title>Violenza etnica. Quale risposta?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 18:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[famiglia & politiche familiari]]></category>
		<category><![CDATA[mutamento culturale]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza e legalità]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri e italiani]]></category>
		<category><![CDATA[donne straniere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia è apparsa sulla Gazzetta di Modena di ieri, 24 ottobre: “Tenta di stuprarla in un garage”. Giovedì 22 ottobre, verso le ore 15, “una ragazza marocchina di 19 anni è stata immobilizzata da un connazionale in una palazzina di piazza Carducci. Condotta in uno scantinato, la violenza non è stata consumata solo per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3195&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La notizia è apparsa sulla <em>Gazzetta di Modena</em> di ieri, 24 ottobre: “Tenta di stuprarla in un garage”. Giovedì 22 ottobre, verso le ore 15, “una ragazza marocchina di 19 anni è stata immobilizzata da un connazionale in una palazzina di piazza Carducci. Condotta in uno scantinato, la violenza non è stata consumata solo per la reazione della vittima.” Un episodio avvenuto in pieno centro a Vignola. Ci sono diverse ragioni per cui questo episodio dovrebbe far riflettere. Proviamo a vederle.<span id="more-3195"></span><br />
[1] L’impressione è che sia in atto una crescita degli episodi di violenza sul nostro territorio. E’ un’impressione, ma mancano i dati per confermarla o disconfermarla. Il richiamo a “più trasparenza”, anche da parte dell’amministrazione comunale, rimane anche su questo fronte privo di conseguenze concrete. I “semplici” cittadini non hanno accesso né a dati delle forze dell’ordine (i più interessanti), né a dati di riscontro dell’attività della polizia municipale. Se guardo ai titoli dei giornali, tuttavia, l’impressione è quella di un aumento se non dei reati in generale, certamente degli episodi di violenza sulle persone. “Ubriaco accoltella l’amico alla gola” (<em>Gazzetta di Modena</em>, 11 maggio 2009: aggressore un cingalese, a Castelnuovo). “Pugni ai carabinieri. Arrestato clandestino” (<em>il Resto del Carlino</em>, 13 luglio 2009, a Vignola). “Costringe 21enne a prostituirsi, arrestato” (<em>Gazzetta di Modena</em>, 7 agosto 2009, un’albanese picchiava la fidanzata, rumena, per costringerla a prostituirsi, a Savignano). “Minacce con la pistola per togliergli il lavoro” (<em>il Resto del Carlino</em>, 23 agosto 2009, coinvolti due giovani albanesi, a Castelnuovo). “Aggredisce una ragazza al bancomat e la picchia per rubarle il cellulare” (<em>il Resto del Carlino</em>, 12 settembre 2009, aggressore e vittima sono marocchini, a Savignano). “Armato di pistola minaccia la cassiera e fugge col bottino” (<em>il Resto del Carlino</em>, 13 settembre 2009, il rapinatore è un “extracomunitario”, a Zocca). “Picchiato a sangue per rubargli un cellulare” (<em>L’Informazione di Modena</em>, 21 ottobre 2009, vittima ed aggressori sono “nordafricani”, a Castelnuovo). “Uccide un ragazzo albanese, preso a Guiglia” (<em>il Resto del Carlino</em>, 22 ottobre 2009, vittima ed uccisore sono albanesi). Ultimo l’episodio vignolese, anche in questo caso vittima ed aggressore sono stranieri (marocchini). Occorre provare a capire cosa sta succedendo. E per fare ciò non c’è altro mezzo: occorre un po’ di dati. Il fatto preoccupante, però, non è solo l’indisponibilità di dati per il comune cittadino. Anche le istituzioni non se la passano meglio – e questo è singolare però. Se il Consiglio Comunale di Vignola non ha a disposizione dei dati sugli episodi di criminalità, sui reati, sui <em>trend </em>in atto, come farà a decidere “razionalmente” quali politiche della sicurezza provare ad attuare sul territorio? Domanda intrigante. E se mancano i dati sull’andamento dei reati, come provare a rendicontare l’efficacia delle politiche di questo territorio degli anni passati? Lo stesso vale, ovviamente, per il Consiglio dell’Unione Terre di Castelli a cui, oggi, è affidata la delega per la polizia municipale (ma ci sono altri aspetti delle politiche di sicurezza – es. installazione telecamere – che rimangono in capo ai comuni).</p>
<div id="attachment_3201" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-073.jpg"><img class="size-medium wp-image-3201" title="Foto Libere di Correre 10mag2008 073" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-073.jpg?w=300&#038;h=270" alt="Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)" width="300" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)</p></div>
<p>[2] Molti degli episodi di “cronaca nera” riportati dai giornali vedono protagonisti cittadini stranieri. Che la presenza di cittadini stranieri si associ ad una crescita della criminalità non è una novità. Ce lo ricordano da diversi anni gli studi del sociologo Marzio Barbagli (<a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;ISBNART=12726" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Questi studi evidenziano che la gran parte della devianza straniera è riconducibile agli immigrati irregolari, ovvero a coloro che soggiornano in Italia senza permesso di soggiorno. Se questo è vero in generale, è però anche vero che la quota delle persone senza permesso di soggiorno sul totale degli immigrati denunciati varia in modo significativo a seconda del reato. Ci sono cioè reati commessi quasi esclusivamente da clandestini e, invece, reati commessi anche da (molti) stranieri regolari. Mentre tra gli stranieri denunciati per “furto con destrezza” gli stranieri regolari sono solo il 12% (dati 2006), tra quelli denunciati per “violenza carnale” essi sono il 38% (vedi il cap. 3 del libro citato di Barbagli). Basta però leggere anche solo i titoli delle notizie per accorgersi di un altro fenomeno: in moltissimi casi gli stranieri sono sia coloro che compiono il gesto criminale, sia la vittima. E’ vero cioè che l’immigrazione porta più criminalità. E’ anche vero, però, che gran parte di questa criminalità è “giocata” all’interno di confini “etnici”. Molti di questi episodi di violenza sono pertanto compiuti da stranieri su stranieri, spesso della stessa nazionalità. Se le cose stanno così occorre evitare un rischio purtroppo assai presente – il rischio di “due pesi, due misure”. Questo rischio è tangibile soprattutto nei casi di violenza sulle donne. Già in occasione del gravissimo episodio di violenza sessuale del 5 maggio 2008 qualche forza politica (leggi:Lega Nord) aveva avuto una reazione scomposta, chiamando “il popolo” alla difesa delle “nostre” donne, come se delle donne “degli altri” (ovvero, delle donne straniere) non importasse niente (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/05/18/108/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Il rischio, detto altrimenti, è quello di un’attenzione selettiva – un’attenzione differenziata, che da l’idea che la violenza sulle donne straniere (o, più in generale, sui cittadini stranieri) sia meno rilevante che la violenza indirizzata a donne o cittadini italiani. Sarà interessante misurare quanto è diffuso questo atteggiamento ed un primo banco di prova starà proprio nelle reazioni delle istituzioni e delle forze politiche alla “tentata” violenza alla ragazza marocchina di 19 anni.</p>
<div id="attachment_3202" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-105.jpg"><img class="size-medium wp-image-3202" title="Foto Libere di Correre 10mag2008 105" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-105.jpg?w=300&#038;h=288" alt="Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2009). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola</p></div>
<p>[3] Se focalizziamo l’attenzione sul fenomeno della violenza sulle donne occorre prestare particolare attenzione ad un altro dato. Sappiamo che nella maggior parte dei casi gli episodi di violenza sessuale non vengono denunciati o vengono denunciati tardivamente. Diverse sono le ragioni di ciò e tra queste un posto di rilievo ce l’ha la profonda vergogna delle vittime ed il fatto che spesso chi esercita violenza appartiene alla famiglia, alla rete parentale od alla cerchia dei conoscenti (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/03/12/the-dark-side-of-the-man/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Anche per questo la denuncia è più difficile. Le donne straniere debbono qui affrontare un handicap in più. L’uso della violenza per ottenere prestazioni sessuali è probabilmente più diffusa nelle culture di origine, spesso ancora improntate di ciò che noi definiremmo “maschilismo” e “patriarcalismo”. Diritti e norme culturali differenziate tra uomo e donna e che consentono al primo un esercizio del “potere” che sconfina nell’abuso. Della cultura non ci si sbarazza rapidamente. Il rischio è che questi modelli culturali costituiscano un ostacolo<em> in più</em> per le donne straniere oggetto di violenza. Un unico dato, disponibile sul <em>web</em>, riguarda la realtà di Carpi: nei primi otto mesi del 2006, al pronto soccorso di quella città, si sono presentate 104 donne che avevano subito violenza. Il 38 per cento erano straniere (<a href="http://www.ausl.mo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/832" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) – un fatto che segnala la gravità del fenomeno sia in assoluto, ma anche (e soprattutto) tra le donne straniere.<br />
Anche sul tema della cultura veicolata dai nuovi immigrati tanto le istituzioni, quanto i servizi, quanto anche le forze politiche debbono probabilmente focalizzare meglio la situazione. Ricordo qualche anno fa quando, per promuovere un atteggiamento di tolleranza verso gli immigrati stranieri, i DS realizzarono una campagna comunicativa con manifesti con lo slogan “la differenza è un valore”. L’intento era buono, ma il messaggio profondamente sbagliato. Per un semplice motivo: non tutte le “differenze” (ovvero le espressioni culturali) sono da considerarsi meritevoli di essere salvaguardate (dunque non tutte le differenze sono “un valore”). Ci sono tratti culturali – ad esempio il “maschilismo” e l’atteggiamento connesso di considerare la donna una “proprietà” – che non solo non debbono ottenere riconoscimento, ma anzi debbono essere fortemente contrastati. In generale, non possiamo adottare un approccio che, anche solo alla lontana, fa pensare che vogliamo tutelare tutte le “diversità culturali”, alla stessa stregua della bio-diversità. Non tutte le espressioni culturali meritano rispetto – e la violenza è una di quelle che non lo merita. Dunque tolleranza zero.</p>
<div id="attachment_3203" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-060.jpg"><img class="size-medium wp-image-3203" title="Foto Libere di Correre 10mag2008 060" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-060.jpg?w=300&#038;h=289" alt="Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)" width="300" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008)</p></div>
<p>[4] Che fare? La prima cosa è riconoscere con chiarezza, in modo esplicito, che dobbiamo affrontare <em>un nuovo problema</em>, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Purtroppo l’impressione è che su queste cose le istituzioni locali (il riferimento è a Vignola ed al suo distretto) abbiano smesso di pensare da tempo, limitandosi ad un approccio “reattivo”: quando succede il fatto si prova a fare qualcosa. Perlomeno si prova a dare l’idea che si fa qualcosa o che si vuole fare qualcosa. C’è qualcuno che può smentirmi? Ne sarei lieto. Ovviamente il tema è difficilissimo da trattare a livello istituzionale. Non bastano le norme di legge, non basta più denaro, non basta l’attivazione di nuovi servizi – sono queste le leve che di solito manovra un’amministrazione. Plausibilmente non basta il potenziamento delle forze dell’ordine, né l’assunzione di due o più agenti di polizia municipale. La presenza delle forze dell’ordine sembra poter garantire dei risultati a posteriori, in termini di raccolta di segnalazioni, di indagini, di repressione. Bisogna anche riconoscere che il fenomeno della violenza (sulle persone) e della criminalità non è omogeneo, per cui la definizione di una politica integrata di intervento dovrebbe differenziare in modo preciso i diversi “ambiti” della criminalità e per ciascuno di questi mettere a punto una strategia d’intervento mirata. Mi limito qui a svolgere due considerazioni sul tema da cui siamo partiti – la violenza sulle donne (donne italiane e donne straniere), con particolare riferimento alla violenza “etnica” sulle donne.<br />
La prima osservazione riguarda la rete dei servizi ed in particolar modo quelli di “primo accesso” nei casi di violenza. Carabinieri e Pronto soccorso costituiscono oggi i principali luoghi di denuncia, anche se sappiamo che molti casi (forse la maggioranza) non vengono denunciati. In entrambi i casi si tratta, però, di punti di accesso indifferenziati, ovvero non specifici riguardo al tema della violenza per le donne. Probabilmente la presenza di una rete “dedicata” aiuterebbe in due modi: innanzitutto offrendo la possibilità di un counseling mirato (magari anche telefonico), in secondo luogo contribuendo alla visibilità del tema (e dunque a diffondere consapevolezza sulla sua presenza). Oggi non esiste, sul territorio, alcun servizio specificamente dedicato a questo. In ogni caso la presenza di uno o più servizi in grado di “prendersi in carico” donne vittime di violenza <em>non</em> emerge. Provate a fare una ricerca (usando le parole “violenza” o “violenza sessuale”) con il motore di ricerca interno nel sito <em>web </em>del Comune di Vignola, in quello dell’Unione Terre di Castelli od in quello dell’ASP “G.Gasparini”. In ogni caso il risultato sarà lo stesso: nulla! Va meglio nel caso del sito <em>web </em>dell&#8217;Azienda USL di Modena, ma non per il distretto di Vignola. Del <em>Piano strategico sulla violenza alle donne</em> approvato in Consiglio Provinciale nel maggio 2008 (<a href="http://www.provincia.modena.it/page.asp?IDCategoria=6&amp;IDSezione=3283&amp;id=66812" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) non c’è alcuna ricaduta tangibile sul territorio del distretto di Vignola (diversamente da quanto avvenuto nei distretti di Modena, Carpi, Sassuolo ed anche Pavullo). Tra l’altro, nel <em>Piano</em>, la specificità degli immigrati stranieri è riconosciuta una volta sola e su un punto assolutamente secondario, seppure importante (campagne di informazione e comunicazione mirate anche alle donne straniere).</p>
<div id="attachment_3204" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-114.jpg"><img class="size-medium wp-image-3204" title="Foto Libere di Correre 10mag2008 114" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-libere-di-correre-10mag2008-114.jpg?w=300&#038;h=279" alt="Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola" width="300" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Libere di correre: camminata contro la violenza sulle donne (10 maggio 2008). Raduno conclusivo in piazza Boncompagni a Vignola</p></div>
<p>La seconda osservazione riguarda le azioni da condurre assieme alla “società civile”, visto che uno degli obiettivi da porsi è quello del cambiamento culturale. Su questo tema l’azione delle istituzioni sarà tanto più efficace quanto più saprà mobilitare i cittadini singoli ed associati, quanto più esse avranno al loro fianco realtà associative impegnate a perseguire lo stesso scopo della tutela delle donne e della promozione di una cultura che rigetta l’uso della violenza. Mi sembra che anche il <em>Forum dei cittadini stranieri</em> dovrebbe giocare un ruolo importante, assieme alle associazioni di stranieri oggi presenti sul territorio (almeno tre associazioni di marocchini, una di cingalesi, una di ghanesi sul territorio dell’Unione). Nei primi anni di vita il Forum ha operato essenzialmente come un’associazione culturale promuovendo qualche iniziativa “ricreativa” e qualche seminario sui temi legati all’immigrazione (in più sono stati portati sotto il suo ombrello eventi di fatto realizzati da altri servizi – dunque tanto per rimpolpare la lista delle attività, delle cose concrete attribuibili al Forum). Forse è giunta l’ora di impegnarlo su tematiche più impegnative relative alla (buona) convivenza tra cittadini italiani e stranieri, tra cui anche il contrasto della violenza alle donne. E’ vero che seppur con diverse settimane di ritardo anch’esso si è mobilitato, promuovendo una “camminata”, contro la violenza (e legata all’episodio del maggio 2008), ma il muovere i piedi è un po’ poco se si ha come obiettivo quello di produrre consapevolezza, di “fare cultura”. Un primo passo, certo, a cui però non è seguito nulla. In ogni caso è da una forte alleanza tra programmi delle istituzioni locali ed iniziative di più realtà associative (specie di quelle straniere) che può nascere qualcosa di utile per ridimensionare e forse scardinare quelle culture, sia autoctone che straniere, che tollerano la violenza sulle donne.</p>
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		<title>Una modesta proposta/3. Un rito per la consegna della cittadinanza agli stranieri</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 23:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[stranieri e italiani]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[politiche di integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, mentre ero al supermercato a fare la spesa, ho incontrato Fatima. Sposata con figli, marocchina, da diversi anni risiede a Vignola. Io l’ho conosciuta quando ero assessore alle politiche sociali. Era felice perché, dopo “solo” tre anni dalla presentazione della domanda, le è stata concessa la cittadinanza italiana. E rideva perché è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3184&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Qualche giorno fa, mentre ero al supermercato a fare la spesa, ho incontrato Fatima. Sposata con figli, marocchina, da diversi anni risiede a Vignola. Io l’ho conosciuta quando ero assessore alle politiche sociali. Era felice perché, dopo “solo” tre anni dalla presentazione della domanda, le è stata concessa la cittadinanza italiana. E rideva perché è riuscita ad ottenerla prima di suo marito che ne ha fatto richiesta quattro anni fa. Mi ha anche raccontato del momento in cui ha ritirato l’attestato presso l’ufficio anagrafe del Comune di Vignola. Un passaggio assai sbrigativo ed un po’ burocratico. Senza alcun significativo momento cerimoniale, senza nessun rito o atto che, sollecitando le emozioni, fosse in grado di dare il senso della rilevanza, non solo per l’interessata, ma per tutta la comunità vignolese, di quel momento. Si può fare meglio. Si deve fare meglio.<span id="more-3184"></span><br />
[1] Questi episodi della quotidianità si stagliano sullo sfondo di un dibattito prolungato nel tempo, ma assolutamente inconcludente, sulla modifica delle norme di legge per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Anche negli ultimi giorni il tema è tornato ad emergere nella sfera dei mass media, per effetto di alcuni interventi del Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini &#8211; interventi che accompagnano oggi una proposta di legge <em>bipartisan </em>volta a facilitare l’ottenimento della cittadinanza italiana ai nati in Italia da genitori stranieri (introducendo il principio dello <em>ius soli</em> in sostituzione dello <em>ius sanguinis</em>)  e ad abbassare da 10 a 5 anni il periodo di residenza ininterrotta in Italia al fine dell’ottenimento, da parte di stranieri adulti, della cittadinanza italiana.</p>
<div id="attachment_3191" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/k_corso-lingua-araba-8giu2003.jpg"><img class="size-medium wp-image-3191" title="K_Corso lingua araba 8giu2003" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/k_corso-lingua-araba-8giu2003.jpg?w=300&#038;h=236" alt="I genitori dei bambini frequentanti il corso di lingua araba nella giornata conclusiva (foto dell'8 giugno 2003)" width="300" height="236" /></a><p class="wp-caption-text">I genitori dei bambini frequentanti il corso di lingua araba nella giornata conclusiva (foto dell&#39;8 giugno 2003)</p></div>
<p>Plausibile che per diversi anni ancora le norme rimangano quelle odierne, stante l’indisponibilità della Lega Nord ad apportare cambiamenti che rendano più facile l’ottenimento della cittadinanza italiana agli stranieri alle vigenti leggi (<a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=NHZZ7" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Il fronte delle politiche per l’immigrazione è un fronte caldo e ciò significa, innanzitutto, che il governo vi interviene più con l’occhio puntato agli effetti sull’opinione pubblica (ed in particolar modo sul proprio elettorato), che agli effetti sulla società italiana, tanto a breve quanto a medio termine. In effetti le norme in vigore stanno producendo in modo sempre più accentuato uno “scollamento tra appartenenza alla società e appartenenza allo Stato” (Zincone G. (a cura di), <em>Familismo legale. Come (non) diventare italiani</em>, Laterza, Bari, 2006, p.22: <a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842080046" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Non la voglio tenere troppo lunga. A me sembra ragionevole rivedere le norme della legge n.91 del 5 febbraio 1992 che ha innalzato il periodo di residenza legale sul territorio italiano portandolo a 10 anni (in precedenza, a seguito della legge n.555 del 1912, erano sufficienti 5 anni!) (per la presentazione della normativa vigente: <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema002.html" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Mi sembra anche ragionevole andare ad introdurre un test di conoscenza della lingua italiana ed un test di conoscenza (ed accettazione) della nostra carta costituzionale. Il messaggio agli stranieri che intendono diventare cittadini italiani deve essere chiaro: per essere a pieno titolo cittadini italiani è indispensabile conoscere e parlare la lingua italiana, così come occorre avere consapevolezza sia dei diritti che dei doveri associati all’essere cittadini. Anche alcuni settori del centrodestra riconoscono la giustezza di questa posizione. Oltre a Fini, si è espresso in tal senso anche Ernesto Galli della Loggia sul <em>Corriere della Sera</em> del 29 settembre 2009 (<a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=NITSB" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Politiche di integrazione degli stranieri passano necessariamente dal riconoscere loro, senza inutili complicazioni (che oggi invece ci sono!), lo <em>status </em>di cittadini con tutto quello che ciò comporta.</p>
<div id="attachment_3190" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/k_consegna-diplomi-8giu2003.jpg"><img class="size-medium wp-image-3190" title="K_consegna diplomi 8giu2003" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/k_consegna-diplomi-8giu2003.jpg?w=300&#038;h=266" alt="Consegna dei diplomi ai partecipanti al corso di lingua araba (foto dell'8 giugno 2003)" width="300" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Consegna dei diplomi ai partecipanti al corso di lingua araba (foto dell&#39;8 giugno 2003)</p></div>
<p>[2] Per fare ciò, oltre a modificare la legge, occorre un deciso intervento degli enti locali, ovvero delle istituzioni pubbliche che sono più vicine, territorialmente e fisicamente, agli stranieri stessi. A Vignola gli stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza italiana sono ancora in numero esiguo (204 dal 1994 al 2008). Ma stanno crescendo in fretta. Nel 2008 sono stati 38. Nel 2009 saranno molti di più (ad oggi ne possiamo stimare circa un centinaio). Per queste persone il “contatto” con le istituzioni è ancora un’occasione importante ed in quanto tale va “sfruttata” per rinforzare un messaggio “comunitario”: lo <em>status </em>di cittadino italiano vi consegna nuovi diritti e nuovi doveri; la comunità vignolese vuole essere accogliente nei vostri confronti, ma anche voi dovete fare la vostra parte; vogliamo affermare con forza l’impegno di tutti al rispetto delle norme della civile convivenza, del rispetto, della solidarietà. L’introduzione di nuovi <em>test </em>sulla lingua e sulla “consapevolezza civica” richiede ovviamente l’impegno ad offrire anche le occasioni ed i contesti per un’adeguata formazione. E’ su questo fronte che l’impegno degli enti locali va potenziato – cosa che può essere fatta anche in assenza di norme di legge. Sul versante della formazione linguistica Vignola ed il territorio circostante beneficiano dal 2002 della presenza del <em>Centro Territoriale Permanente di educazione degli adulti </em>(a Vignola tiene i corsi nei locali delle ex-Barozzi in Piazzetta Ivo Soli). Ogni anno diverse centinaia di stranieri residenti nel distretto frequentano i suoi corsi di italiano (oltre che di informatica ecc.). Qui, probabilmente, occorre potenziare l’offerta di formazione per le donne straniere (che significa offrire anche servizi ad hoc per tenere i figli, per organizzare il trasporto, ecc.). Deve passare il messaggio che è di capitale importanza l’apprendimento della lingua italiana – ad esempio perché altrimenti non si riesce ad avere il necessario rapporto con le istituzioni. Non deve succedere, ad esempio, che siano i figli a fare da “mediatori linguistici” verso i genitori nei rapporti tra la famiglia e la scuola! Ugualmente importante è l’investimento in momenti di formazione sulle norme del vivere civile e dunque, in ultima istanza, sulla carta costituzionale. Dopo il progetto “<em>L’esperienza dell’altro</em>” (negli anni 2003-2004) si è fatto troppo poco su questo fronte nel territorio del distretto. Poche sono state le eccezioni – per lo più dovute ad iniziative del <em>Forum dei cittadini stranieri</em>.<br />
Infine, l’altra cosa che va messa in campo è un’adeguata “ritualità” associata alla consegna della cittadinanza ed al relativo giuramento. Al termine dell’iter per l’ottenimento della cittadinanza italiana “per naturalizzazione per residenza” sta infatti il Comune di residenza. Il Ministero dell’Interno, infatti, invia il decreto di concessione della cittadinanza alla Prefettura, la quale provvede a consegnarlo all’interessato, per il tramite dell’anagrafe comunale. “Il cittadino straniero, al quale è stata concessa la cittadinanza italiana, ha 6 mesi di tempo dalla notifica del decreto per prestare giuramento presso il comune di residenza”. Non sarebbe il caso di caricare di un po’ di enfasi questo momento? Non sarebbe opportuno, tanto per i cittadini stranieri, quanto per quelli italiani (tutti “diretti interessati”), organizzare una cerimonia di consegna del decreto, in cui abbinare il giuramento ad una vera “celebrazione” dell’ingresso nel nuovo status? Non varrebbe la pena di usare questo momento per stabilire dei “legami” tra i nuovi cittadini, le istituzioni e la comunità “accogliente”? Le politiche di integrazione vivono anche di momenti rituali, di riti civili. Questo è già possibile farlo oggi. Sarebbe una buona cosa se l’assessore alle politiche sociali del Comune di Vignola si impegnasse su questo fronte. Trasformare l’attuale “passaggio burocratico” in un vero “rito civile” non comporterà una gran spesa, ma i suoi effetti potrebbero essere assai benefici per la comunità. Dunque, perché non farlo?</p>
<div id="attachment_3193" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/k_vesak-mag2007.jpg"><img class="size-medium wp-image-3193" title="K_Vesak mag2007" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/k_vesak-mag2007.jpg?w=300&#038;h=279" alt="Vesak, festa del risveglio, principale ricorrenza buddista (Spilamberto, maggio 2007)" width="300" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Vesak, festa del risveglio, principale ricorrenza buddista (Spilamberto, maggio 2007)</p></div>
<p>PS Era già evidente dal programma elettorale del PD (e poi da quello di tutta la coalizione) la debolezza del pensiero in tema di cittadini stranieri, che pure sono oggi circa il 15% dei residenti. In tutto il programma del PD (e della coalizione) non c’è un solo paragrafo dedicato al tema dell’integrazione dei cittadini stranieri. Presenza non citata, neppure evocata. Tutto quello che dice il programma al proposito non occupa neppure una riga! Si parla solo di “intercultura” nella scuola (p.2) e di “educazione alla legalità” per i cittadini stranieri (p.4). Decisamente poco! Per un&#8217;analisi vedi il punto [7] del <em>post </em>apposito (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/05/15/il-programma-elettorale-di-daria-denti-e-del-pd-di-vignola-unanalisi/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>).</p>
<p>PPS E&#8217; questo il terzo <em>post </em>della serie &#8220;una modesta proposta &#8230;.&#8221;. Interventi di miglioramento della qualità della città e della comunità a basso costo. In precedenza mi sono occupato di fontanelle &#8220;a misura di bambino&#8221; in ogni parco di Vignola (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/04/11/una-modesta-proposta-per-un-programma-elettorale-fontanelle-a-misura-di-bambino-in-ogni-parco/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>) e della proposta di diffondere gli orti urbani nei quartieri (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2009/05/25/una-modesta-proposta2-orti-pubblici-in-ogni-quartiere/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>).</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/amarevignola.wordpress.com/3184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/amarevignola.wordpress.com/3184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/amarevignola.wordpress.com/3184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/amarevignola.wordpress.com/3184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/amarevignola.wordpress.com/3184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/amarevignola.wordpress.com/3184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/amarevignola.wordpress.com/3184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/amarevignola.wordpress.com/3184/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/amarevignola.wordpress.com/3184/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/amarevignola.wordpress.com/3184/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3184&subd=amarevignola&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">K_consegna diplomi 8giu2003</media:title>
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		<title>Ringraziamenti just-in-time</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 17:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[elezioni 2009]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni amministrative]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni amministrative Vignola]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali Vignola commento]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse a qualcuno sono sfuggiti. Dal 7 al 21 ottobre sono stati affissi per Vignola i manifesti di ringraziamento ai propri elettori da parte del Popolo della Libertà di Vignola. Quali votazioni ci siamo persi? &#8211; penserete voi. Tranquilli, non è successo niente. Le elezioni sono quelle del 6-7 giugno scorso (ballottaggio il 21 e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=3179&subd=amarevignola&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Forse a qualcuno sono sfuggiti. Dal 7 al 21 ottobre sono stati affissi per Vignola i manifesti di ringraziamento ai propri elettori da parte del Popolo della Libertà di Vignola. Quali votazioni ci siamo persi? &#8211; penserete voi. Tranquilli, non è successo niente. Le elezioni sono quelle del 6-7 giugno scorso (ballottaggio il 21 e 22 giugno). Proclamazione del risultato il 23 giugno. Primo consiglio comunale l’11 luglio. Buoni ultimi a metà ottobre arrivano anche i ringraziamenti del PdL ai propri elettori. Si chiamano “ringraziamenti just-in-time”. L’atto è importante e deve essere adeguatamente ponderato. Anche se, grammaticalmente, non sembra essere stato ponderato abbastanza.</p>
<div id="attachment_3180" class="wp-caption aligncenter" style="width: 240px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-22ott2009-007.jpg"><img class="size-medium wp-image-3180" title="Foto 22ott2009 007" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2009/10/foto-22ott2009-007.jpg?w=230&#038;h=300" alt="I manifesti del PdL di ringraziamento ai propri elettori sono stati affissi a metà ottobre!" width="230" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">I manifesti del PdL di ringraziamento ai propri elettori sono stati affissi a metà ottobre!</p></div>
<p><span id="more-3179"></span>Sui manifesti il PdL di Vignola “promette 5 anni di opposizione seria, intransigente e costruttiva”. E soprattutto tempestiva. Alla qualità della democrazia, anche locale, contribuisce tanto la maggioranza, quanto l’opposizione. Il contributo del PdL all’attività di quest’ultima è stato praticamente inesistente. L’impressione è che le cose non cambieranno di molto nei mesi a venire. Basta attendere ancora qualche mese e lo sapremo con certezza.</p>
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