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	<title>AmareVignola</title>
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	<description>Un blog per condividere pensieri per renderla più bella, più vivibile, più solidale. E' politica!</description>
	<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 21:04:53 +0000</pubDate>
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		<title>Parola d&#8217;ordine: rendere conto!</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2008 21:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Venerdì 11 luglio, a Ponte Alto di Modena, l’assemblea regionale del Partito Democratico ha approvato lo statuto regionale (ecco il pdf). Diversi i punti di grande interesse e che segnano, finalmente, un’innovazione nella modalità di organizzazione del partito. E’ chiaro che le norme sono importanti, ma ciò che conta è che la prassi sia conseguente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Venerdì 11 luglio, a Ponte Alto di Modena, l’assemblea regionale del Partito Democratico ha approvato lo <strong>statuto regionale</strong> (ecco il <strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/statuto_approvato_23201.pdf">pdf</a></strong>). Diversi i punti di grande interesse e che segnano, finalmente, un’innovazione nella modalità di organizzazione del partito. E’ chiaro che le norme sono importanti, ma ciò che conta è che la prassi sia conseguente. Questa è la vera sfida del partito – soprattutto per chi ritiene che vi sia un nesso tra “forma partito” (democrazia interna, apertura e partecipazione, selezione dei gruppi dirigenti in base al “merito”, ecc.) e la capacità del partito stesso di stare in sintonia con la società. Di “stare sul pezzo” – come si suol dire. In attesa di una ricognizione dettagliata, mi preme evidenziare un punto a mio modo di vedere di grande interesse. Quello della “rendicontazione” e della trasparenza sull’operato degli amministratori, già trattato in precedenza su questo blog (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/02/rendere-conto-possiamo-chiedere-piu-trasparenza-sui-risultati-a-politici-ed-amministratori/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Sono norme contenute nell’art.20 dello Statuto regionale (esattamente ai commi 4, 5 e 6). Innanzitutto richiamano l’obbligo alla rendicontazione, agli elettori ed ai cittadini, di quanto operato dagli amministratori nel corso del proprio mandato:<br />
<em>“4. I Sindaci, Presidenti di Provincia e Presidente della Regione eletti nelle liste del Partito e gli assessori nominati nelle Giunte regionale, provinciali e comunali, nonché gli eletti al Parlamento nazionale, si impegnano a una rendicontazione sociale al termine del mandato che dia conto dell’attività svolta e dei risultati conseguiti per la comunità, prevedendo forme di partecipazione della cittadinanza attraverso strumenti di comunicazione comprensibili per consentire una valutazione partecipata sul proprio operato.”</em><br />
In secondo luogo un impegno alla trasparenza nelle nomine effettuate dagli amministratori, con l’evidente intento di innalzare, tramite la trasparenza, il livello qualitativo (sappiamo che non è sufficiente, ma è un passo nella giusta direzione!):<br />
<em>“5. Se nelle competenze discrezionali degli eletti ricade la nomina di organi tecnici o amministrativi, di presidenze di Enti o di membri di consigli di amministrazione, di consulenti e professionisti, gli eletti si impegnano a seguire criteri di competenza, merito e capacità. Essi devono inoltre richiedere che all’intera procedura di selezione sia data la massima pubblicità. Dell’elenco delle nomine effettuate sulla base delle competenze discrezionali viene data pubblicazione sul sito del PD regionale o del livello territoriale di appartenenza, se presente.”</em></p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/mafalda1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-177" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/mafalda1.jpg?w=300&h=264" alt="" width="300" height="264" /></a></p>
<p>In terzo luogo anche i gruppi consiliari – dunque anche il gruppo consiliare del PD a Vignola – sono tenuti a rendere conto del proprio operato e della presenza dei propri membri (oltre a disciplinare in modo formale il proprio funzionamento):<br />
<em>“6. I gruppi del Partito Democratico nelle assemblee elettive di ogni livello istituzionale sono tenuti ad approvare e a rendere pubblico un Regolamento di disciplina della loro attività, e un resoconto annuale che contenga le informazioni relative all’espletamento del mandato (presenze/assenze alle riunioni, rendicontazione delle attività – iniziative legislative, mozioni, interpellanze).”</em><br />
Personalmente valuto di grande importanza queste norme, anche se non mi illudo che basti metterle per iscritto (che pure è davvero tanto!). Ora si tratta di metterle in pratica. La consapevolezza dell’importanza di trasparenza, rendicontazione e valutazione per il funzionamento degli organismi politico-istituzionali e delle amministrazioni pubbliche è in crescita, come testimonia anche questo articolo di Pietro Ichino e Pietro Micheli, apparso sul <em>Corriere della Sera</em> del 12 luglio 2008 (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/ichino-su-progetto-brunetta-12lug2008.pdf">vedi</a></strong>). Mentre riconoscono condivisibili alcuni degli obiettivi proposti dal ministro Brunetta per la “modernizzazione” ed il recupero di efficienza della pubblica amministrazione, gli autori evidenziano che nelle idee di riforma del ministro mancano alcuni pezzi importanti: appunto trasparenza (sulla <em>performance </em>delle amministrazioni, molto più importante che sulle consulenze) e “misurazione, valutazione, incentivazione”. Pur nella tempesta che si sta per scatenere sugli enti locali (i tagli di Tremonti) occorre tenere fissa la barra verso questi obiettivi.</p>
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		<title>Ex-Sipe. Facciamo il punto</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 15:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[la città che cambia]]></category>

		<category><![CDATA[ex-Sipe]]></category>

		<category><![CDATA[Retail Park]]></category>

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		<description><![CDATA[Entro il mese di luglio verrà adottato in Consiglio Provinciale il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), ovvero lo strumento di pianificazione che definisce assetto e tutele del territorio dell&#8217;intera provincia di Modena. Il passaggio non è irrilevante ai fini del progetto ex-Sipe visto che da diverso tempo è aperta una discussione in merito alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Entro il mese di luglio verrà adottato in Consiglio Provinciale il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), ovvero lo strumento di pianificazione che definisce assetto e tutele del territorio dell&#8217;intera provincia di Modena. Il passaggio non è irrilevante ai fini del progetto ex-Sipe visto che da diverso tempo è aperta una discussione in merito alla possibilità o meno di realizzare in quell&#8217;area, nell&#8217;ambito della superficie prevista per attività commerciali o direzionali, un <em>Retail Park</em>, ovvero un agglomerato di strutture della grande distribuzione (ed in tal modo consentire la realizzazione e finanziare il Parco Scientifico Tecnologico previsto in quell&#8217;area). E visto che, per realizzare quanto richiesto dalla proprietà (<em>Green Village srl</em>), occorreva introdurre una modifica al Piano Operativo delle Infrastrutture Commerciali (POIC) che nel distretto Valle del Panaro prevede, ad oggi, la possibilità di realizzare strutture medio-grandi fino ad un massimo di 7.000 mq (modifica che può passare anche nell&#8217;ambito del PTCP in corso di adozione). Nei giorni scorsi, nel rispondere ad un&#8217;interpellanza, l&#8217;assessore provinciale Maurizio Maletti ha affermato che le disposizioni del vigente piano del commercio provinciale non verranno modificate (<strong><a href="http://www.provincia.modena.it/accessibile/page.asp?Stampa=1&amp;IDCategoria=6&amp;IDSezione=3250&amp;ID=68354" target="_blank">vedi</a></strong>), ovvero che non verrà modificata la dotazione prevista nel 2006 di 7.000 mq di superficie di vendita di strutture commerciali medie e medio-grandi (strutture da 1.500 a 5.000 mq). Questo significa che le strutture con queste dimensioni che potranno essere collocate nell&#8217;area del progetto ex-Sipe (nella zona “le alte”) non potranno eccedere le disposizioni della pianificazione commerciale vigente (ovvero non potranno eccedere i 7.000 mq ad oggi previsti per il distretto). Due considerazioni.</p>
<p>[1] Per quanto riguarda il PTCP occorre osservare che questa soluzione appare razionale e dunque condivisibile, come ho già cercato di illustrate (<strong><a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/05/retail-park-allex-sipe-alcune-considerazioni-pacate-e-sperabilmente-solide/" target="_self">vedi</a></strong>) e come ho sostenuto nel corso del dibattito interno al PD dei tre comuni interessati (Vignola, Spilamberto, Savignano). E ciò per un semplice motivo. Le previsioni del POIC nascono da un percorso formale di accertamento del fabbisogno del territorio, a cui hanno contribuito, altre agli enti locali, anche i soggetti privati (es. associazioni di categoria) mediante osservazioni ed argomentazioni che hanno contribuito a definire gli obiettivi del piano, cercando di fare crescere in modo equilibrato la rete commerciale del territorio. Per questo motivo è difficile sostenere oggi l&#8217;esigenza di discostarsi da quelle previsioni, anche perché la previsione di una superficie complessiva superiore ai 7.000 mq oggi previsti nasce dalla richiesta di un soggetto privato (la proprietà dell&#8217;area ex-Sipe) e pone all&#8217;ente pubblico il compito tutt&#8217;altro che agevole di dimostrare che una superficie maggiore risponde meglio all&#8217;interesse pubblico dei cittadini di questo territorio (<strong><a href="http://http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/05/retail-park-allex-sipe-alcune-considerazioni-pacate-e-sperabilmente-solide/" target="_self">vedi</a></strong>). Interesse – è bene ricordarlo – che riguarda sia le opportunità da offrire ai consumatori, ma anche la tenuta di un modello di città e di insediamento commerciale che vuole privilegiare il centro urbano (i “centri commerciali naturali”), in modo assolutamente coerente con le strategie di sviluppo che si vanno definendo per questo territorio (es. con il <em>Piano delle strategie</em> dell&#8217;Unione Terre di Castelli; <strong><a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/07/08/una-mission-per-questo-territorio-il-parco-europeo-dellospitalita/" target="_self">vedi</a></strong>). Bisogna osservare che nel dibattito a mezzo stampa si è avuta l&#8217;impressione che gli scenari (e relative “opportunità”) che si andavano delineando (ricordiamo che la proposta originaria della proprietà, nata dall&#8217;accordo con IGD, era per una superficie di vendita di 20.000 mq, quindi abbassata a 17.800 sulla base di una ipotesi avanzata “informalmente”) venissero ad essere piegati sulla base di preferenze od interessi soggettivi, con scarso riguardo alla solidità delle argomentazioni. Ritengo ancora oggi che sia difficile poter condividere la tesi, che pure è stata avanzata, che il <em>Retail Park</em> nell&#8217;area ex-Sipe possa costituire un valore in sé positivo per questo territorio (per intenderci, una cosa che avremmo promosso anche senza i <em>benefit </em>che esso consente: Parco Scientifico Tecnologico ecc.).</p>
<p>[2] Seconda considerazione. Se per quanto riguarda la superficie di vendita di strutture medie e medio grandi (di pertinenza del POIC) nel distretto valle del Panaro il PTCP sembra aver imboccato la giusta direzione, rimane aperta la questione del dimensionamento complessivo del &#8220;polo commerciale&#8221; ex-Sipe. Infatti l&#8217;area, oltre a beneficiare della superficie (plausibilmente non di tutta, ma di una parte soltanto, ancorché consistente) prevista dal POIC potrà comunque vedere l&#8217;insediamento di altre strutture commerciali medio-piccole (da 250 a 1.500 mq), fino ad un max di 5.000 mq, la cui previsione insediativa è però di competenza dell’amministrazione comunale. Sul tavolo provinciale sta oggi la proposta di una superficie complessiva (fatta di una struttura medio-grande, più alcune strutture medio-piccole) di 11-12.000 mq. Proposta che lascia ancora insoddisfatte le associazioni di categoria. Posto che l&#8217;obiettivo è quello di servire il territorio senza intaccarne uno dei punti di valore - la rete del commercio nei centri urbani - occorre unire la discussione sulle superfici ad una considerazione sulle funzioni e le tipologie merceologiche che conviene collocarvi. Forse solo da una considerazione degli aspetti complessivi può emergere una qualche <em>chances </em>di un accordo che sia al tempo stesso un punto di razionalità per lo sviluppo del territorio. E’ infatti certamente vero che l’Accordo di Programma del 2004 prevede 39.700 mq di superficie per attività commerciali e direzionali e dunque l’attuale previsione di un’area commerciale integrata nel settore non alimentare sembra essere un buon compromesso tra gli interessi di valorizzazione della proprietà e l’interesse pubblico alla riqualificazione dell’area, all’ampliamento del verde ad uso pubblico ed il finanziamento del Parco Scientifico e Tecnologico. Occorre dunque fare il possibile per “concertare” l’ipotesi insediativa relativa alla configurazione del polo commerciale (dunque anche delle strutture medio-piccole, quelle fino a 1.500 mq), di pertinenza dell’amministrazione comunale, e per “governare” le tipologie merceologiche insediabili, al fine di perseguire la complementarietà (e non la concorrenzialità) con l&#8217;offerta commerciale esistente sul territorio (come chiedono da tempo le associazioni di categoria). Occorre anche dare maggiore trasparenza alla discussione, facendo pesare maggiormente gli interessi di medio-lungo periodo di tutto il territorio, rispetto a quelli a breve di tutti gli attori coinvolti  (e qui non si può non rilevare che un po&#8217; di credibilità l&#8217;abbiamo consumata). Da un confronto &#8220;allargato&#8221; potranno nascere buone argomentazioni sulla configurazione dell’area commerciale e direzionale ex-Sipe, così da massimizzare le <em>chances</em> di un intervento di qualità e di ausilio allo sviluppo del territorio? E&#8217; auspicabile. Un suggerimento è comunque quello di evitare di avere zone che rimangono vive solo nelle fasce orarie diurne o di prima serata, come spesso succede per i centri commerciali. Come insegna l&#8217;esperienza delle città, è la compresenza &#8220;armoniosa&#8221; di funzioni differenziate (residenza, uffici, commercio, servizi, ecc.) che consente di avere un contesto di vita di qualità. Oltre alla qualità delle soluzioni architettoniche, anche questi aspetti della “qualità sociale” delle funzioni insediate andranno particolarmente ricercati.</p>
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		<title>Libri in circolo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jul 2008 16:40:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si sa che i libri, specie se buoni, è bene che circolino. I libri sono ancora oggi, all’epoca di Internet, un buon veicolo di idee, storie, emozioni. Vorrei dunque segnalare alcune piccole ma significative esperienze di “circolazione” libraria, la cui particolarità è proprio quella di far fare “altri giri” ai libri, dunque estenderne nel tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si sa che i libri, specie se buoni, è bene che circolino. I libri sono ancora oggi, all’epoca di Internet, un buon veicolo di idee, storie, emozioni. Vorrei dunque segnalare alcune piccole ma significative esperienze di “circolazione” libraria, la cui particolarità è proprio quella di far fare “altri giri” ai libri, dunque estenderne nel tempo e nello spazio la circolazione (ed in tal modo diffondere la lettura ed un po’ di cultura). Magari anche con una finalità di “raccolta fondi”. Così come avviene a Pontremoli (MS), ma non solo lì. Si chiamano “<em>librerie degli onesti</em>” (<a href="http://www.libreriedeglionesti.it/chisiamo.htm" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>): libri già letti disposti in uno scaffale a basso costo (in realtà costruito con cassette di legno o di plastica) e lasciati incustoditi dalla mattina alla sera lungo via Garibaldi, nel centro del paese vicino a piazza del Duomo. Lo scaffale ospita anche una cassettina per le offerte. Chiunque passando può prendere un libro facendo un’offerta a sua discrezione. Il tutto ben spiegato da un apposito cartello. I soldi raccolti sono devoluti a progetti di associazioni non profit. Le librerie degli onesti di Pontremoli, oggi tre, sono gestite dalla <em>Legatoria artigiana</em> di via Garibaldi.</p>
<div id="attachment_168" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/libreria_onesti.jpg"><img class="size-medium wp-image-168" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/libreria_onesti.jpg?w=300&h=291" alt="La libreria degli onesti in via Garibaldi a Pontremoli (MS)" width="300" height="291" /></a><p class="wp-caption-text">La libreria degli onesti in via Garibaldi a Pontremoli (MS)</p></div>
<p>Ma non è finita qui. Una seconda vita ai libri, questa volta mai letti (perché invenduti), è offerta dal <em>Last Minute Book</em>, una evoluzione del <em>Last Minute Market</em> ideata da <strong>Andrea Segré</strong>, che abbiamo recentemente avuto gradito ospite a Vignola (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/08/andrea-segre-e-il-last-minute-market-a-vignola/" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). In questo caso i libri vengono prelevati dai magazzi degli editori e rimessi in circolazione, in genere donati a soggetti collettivi. Terzo esempio di (rinnovata) circolazione dei libri. Mi riferisco all’asta dei libri doppi, usurati o semplicemente (quasi) mai richiesti promossa, se ben ricordo nel 2002, dalla Biblioteca Comunale di Vignola (iniziativa dell’allora assessore alla cultura Giovanna Sirotti). L’iniziativa fece discutere (qualcuno). Eppure l’idea di fondo è tanto semplice quanto condivisibile: quella appunto del “ricircolo”, della messa in circolazione di quella parte (assolutamente minoritaria) di patrimonio librario che non viene fruito. Producendo comunque un beneficio alla collettività, sotto forma di nuova vita ai libri. E con il ricavato dell’operazione finanziare l’acquisto di libri nuovi. Anche qui, dunque, circolazione di libri e circolazione di risorse a beneficio della collettività. Nel frattempo, anche a Vignola, qualcuno ha provato a lanciare il <em>bookscrossing </em>o “libri liberi”. Temo senza grande successo. Si tratta di un sistema di “scambio” (gratuito) di libri letti (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bookcrossing" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). I libri che si vuol far circolare vengono collocati in un punto fisso della città. Chiunque può prenderli, con l’impegno, però, di non impossessarsene, ma di rimetterli in circolazione dopo letti. Ultima bella iniziativa di diffusione e circolazione libraria è “<em>Si fa credito a chi legge</em>”, promosso dall’amministrazione comunale e programmato il 16, 23 e 30 luglio presso il Parco della Biblioteca (<strong><a href="URL file">vedi</a></strong> il programma). Gli ingredienti: la socialità ed i libri (ed anche buoni-sconto da spendere in libreria). Insomma il libro come oggetto da far circolare e, per questo, come oggetto che crea relazioni sociali, oltre a produrre cultura. Una buona pratica da diffondere. <em>Ubi liber, ibi opes (Dove c&#8217;é un libro ci sono le ricchezze).</em></p>
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		<title>Una mission per questo territorio: Il Parco europeo dell&#8217;ospitalità?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 17:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[la città che cambia]]></category>

		<category><![CDATA[parco europeo dell'ospitalità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 15 marzo 2006 l&#8217;Unione Terre di Castelli ha adottato (delibera n.20/2006) il Piano delle strategie. Metodologia per lo sviluppo sostenibile in area vasta, redatto da Massimo Casolari di Studio Agoraa (RE). Esso traccia le linee guida di un modello di sviluppo sostenibile locale per il nostro territorio per i prossimi 15-20 anni (vedi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il 15 marzo 2006 l&#8217;Unione Terre di Castelli ha adottato (delibera n.20/2006) il <em>Piano delle strategie. Metodologia per lo sviluppo sostenibile in area vasta</em>, redatto da Massimo Casolari di Studio Agoraa (RE). Esso traccia le linee guida di un modello di sviluppo sostenibile locale per il nostro territorio per i prossimi 15-20 anni (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/piano-strategie-utdc-casolari-2006.pdf">vedi</a> </strong>il documento in formato pdf, 2,8MB) ed è un documento preliminare al <em>Piano Strutturale interComunale</em> (PSC) oggi in corso di elaborazione. E&#8217; dunque importante conoscerlo e valutarlo anche criticamente, recuperando un&#8217;azione di diffusione e discussione (come si deve) a livello locale. Il testo che segue vuole essere una presentazione sintetica del Piano, con un primissimo accenno di &#8220;analisi critica&#8221;.</p>
<p>Il concetto di <em>sviluppo locale</em> che il Piano assume ha forti affinità con la visione tracciata da Carlo Trigilia, uno dei massimi esperti di sociologia economica in Italia (<a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842076421" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). La filosofia di fondo è infatti quella di una valorizzazione delle “risorse locali” per promuovere uno “sviluppo locale” che, rafforzando i tratti di identità del territorio, coglie le opportunità dischiuse dalla crescente globalizzazione, resistendo però ai processi di omogeneizzazione culturale. In altri termini, l’obiettivo è potenziare i tratti distintivi di questo territorio – innanzitutto di tipo ambientale e culturale – e metterli a frutto per lo sviluppo economico: “l’identità locale quale miglior prodotto per la visibilità nelle logiche della globalizzazione” (p.IV). L’intento, dunque, non è solo quello di rafforzare i vincoli e le tutele del patrimonio ambientale e culturale di quest’area, ma di collocare tali scelte di tutela all’interno di “logiche produttive” (p.II), dunque in un percorso . L’asse portante di questo <em>modello di sviluppo locale</em> sta nella “valorizzazione dei beni culturali e naturali … per creare un sistema integrato di qualità attraverso il quale competere con altri territori per essere visibili all’interno degli scenari nazionali ed internazionali nell’offerta di turismo.” (p.IV) Detto in modo ancora più esplicito: “l’area può organizzarsi per attrarre e trattenere un turismo diretto verso mete più famose e conosciute” (p.IV) Ed ancora: “si tratta di verificare se le tematiche ambientali e culturali possono sostenere il ruolo di “motore” del modello di sviluppo locale” (p.VI). Ad essere sinceri occorre innanzitutto ricordare che l’obiettivo della valorizzazione turistica ed economica del territorio e del suo patrimonio ambientale e culturale era già individuato come centrale per lo sviluppo di quest’area nel documento di Eco&amp;Eco, <em>La popolazione e le attività produttive dell’area. Storia, caratteri e scelte</em>, febbraio 1994 – un documento preliminare al PRG in forma associata dei Comuni di Vignola, Savignano, Marano. Il <em>Piano delle Strategie</em>, questo va riconosciuto, affronta il compito di delineare un percorso di sviluppo con strumenti concettuali e metodologie più rigorose (che certamente beneficiano anche della riflessione teorica e delle esperienze maturate negli oltre dieci anni che lo separano dal documento di piano del 1994). In ogni caso al territorio dei 5 comuni (Castelnuovo, Castelvetro, Savignano, Spilamberto e Vignola) è riconosciuta una grande potenzialità, tanto da parlare in più occasioni di un “pezzo di Toscana” (“la regione più famosa al mondo”) in Emilia. Ma si tratta di un “pezzo di Toscana” da valorizzare od anche da ripristinare, recuperando quegli effetti dello sviluppo “quantitativo” dei decenni del secondo dopoguerra. Ed in effetti la diagnosi formulata da Casolari non nasconde le criticità prodotte da un modello di sviluppo e di “uso” del territorio ancora oggi predominante. Quattro sono gli elementi critici oggi riscontrabili:<br />
[1] una spinta edificatoria che, oltre ad aver consumato territorio, ha portato a fenomeni di conurbazione, ovvero di “fusione” di diverse realtà urbane e di commistione tra edilizia residenziale, attività produttive, ecc.;<br />
[2] una rete inadeguata di infrastrutture per la mobilità, però con prospettiva di miglioramento con l’imminente realizzazione della Pedemontana (ed altre opere viarie “collaterali”);<br />
[3] una bassa qualità dell’architettura di numerosi edifici, così come una “commistione di funzioni incompatibili” e la presenza di “episodi architettonici che innescano la percezione di degrado e di marginalità del territorio.” (p.IX)<br />
[4] la mancanza di una “reputazione d’area” che può certo essere costruita, ma che richiede un impegno costante sul medio periodo. Il territorio dell’Unione Terre <em>di Castelli </em>non è organizzato “per offrire un vero «sistema dei castelli», in quanto non esiste una rete delle funzioni in grado di assicurare l’utilizzo dei monumenti” (p.IX).</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/foto-castello-vignola-web.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-162" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/foto-castello-vignola-web.jpg?w=300&h=210" alt="" width="300" height="210" /></a></p>
<p>Tuttavia, ancora oggi questo territorio esibisce risorse preziose che potrebbero consentire di innescare o rafforzare processi di <em>sviluppo locale</em> basati sul patrimonio ambientale e culturale. Il Piano ricorda, infatti, sia il paesaggio agrario di pregio che si riscontra in alcune aree, specie collinari (le coltivazioni a vigneto e frutteto costituiscono “un vero paesaggio culturale, che può essere paragonato ai terrazzamenti della Costiera Amalfitana, delle Cinque Terre e del Lago di Garda.” (p.VI)). Sia la presenza di numerosi “beni culturali”: la “forte presenza di castelli, rocche e fortificazioni”, ma anche “architetture religiose, palazzi nobiliari e grossi insediamenti produttivi storici”, senza trascurare, inoltre, “insediamenti e architetture minori: costruzioni strettamente collegate alle attività agricole che formano un tutt’uno con il paesaggio rurale.” (p.VII) Case padronali, poderi e cascine, insediamenti agricoli tipici della tradizione sono certo presenti e danno valore al paesaggio. Questo patrimonio ambientale e culturale, ereditato dalle epoche passate e perno dell’identità del territorio, può essere messo a frutto per un nuovo sviluppo economico, centrato sul turismo sia locale che internazionale. <strong>Il Piano identifica pertanto, per il nostro territorio, un obiettivo strategico, una “mission”: l’organizzazione del <em>Parco europeo dell’ospitalità</em>. Questo termine, decisamente enfatico, richiama un insieme coerente di azioni (di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, nonché di marketing ambientale, culturale e di prodotto) per elevare la qualità del territorio e la sua dotazione di servizi.</strong> Ogni azione ed ogni intervento delle amministrazioni (e, possibilmente, dei privati) dovrà essere misurato in termini di coerenza con questa missione ed in termini di apporto alla sua realizzazione (di valore “aggiunto”). Ma oltre alla mission, individua anche degli “assi strategici” – veri perni su cui innestare il nuovo modello di sviluppo:<br />
[1] uso di “barriere verdi” (es. un bosco che costeggia il tracciato della pedemontana) per proteggere questo territorio dalle pressioni al degrado (p.XIV). Il fiume Panaro pensato come “«autostrada» di funzioni nel verde” (p.XXIII);<br />
[2] un modello “funzionale” di <em>governance </em>che individua una divisione del lavoro e delle funzioni di governo a ciascuno dei 5 comuni in base alle proprie specificità tipiche;<br />
[3] la creazione di un marchio per la promozione europea dei prodotti agroalimentari di zona come elemento centrale del marketing di prodotto e del rafforzamento dell’identità locale;<br />
[4] la realizzazione di “un polo logistico per la mobilità pesante collocato in prossimità del casello autostradale di Modena Sud” (p.XV), un centro che dovrebbe offrire servizi sia ad autostrasportatori che turisti (sic!);<br />
[5] promozione di progetti di “integrazione tra grandi polarità produttive e territorio” (p.XVI), con particolare riferimento al polo di lavorazione delle carni di Castelvetro e Castelnuovo, prospettando la delocalizzazione di funzioni (foresterie, centro congressi, <em>show-room</em>, ecc.) nei beni monumentali e nei borghi da rivitalizzare;<br />
[6] la realizzazione di un “asse dell’innovazione” nell’area ex-Sipe: “un progetto europeo attorno al quale «fare sistema»” (p.XVI).<br />
Oltre a questi “assi strategici” di area vasta, sono identificate altri interventi strategici:<br />
[7] la suddivisione del territorio – seguendo il tracciato della pedemontana – in due zonee omogenee con tratti distintivi: quella a nord, meglio dotata di infrastrutture per la mobilità, in cui collocare “il maggior numero di polarità e servizi attrativi, rivolti a grandi numeri di utenti (residenti e turisti)”, un’area vocata per “grandi eventi, manifestazioni, concerti” (p.XIX); quella a sud, caratterizzata da “un sistema di flussi di relazione più lenti e poco numerosi” (p.XVII) in cui spingere di più con la tutela e la valorizzazione ambientale e culturale, dunque con “funzioni di paesaggio di qualità: mountain-bike, trekking, turismo equestre, auto elettriche, sentieristica, ecc.” (p.XVII)<br />
[8] la collocazione, al centro dell’area, di uno “<em>show room</em> del territorio, centro informativo e di sistema dell’offerta complessiva d’area: da esso si possono programmare le visite ed i percorsi tematici.” (p.XIX)<br />
[9] l’avvio di un processo di riqualificazione dei centri urbani, specie dei “centri storici”, centrato su valorizzazione delle fortificazioni (oggi spesso occultate dal verde), recupero delle piazze ad usi sociali (e loro liberazione dalle auto), recupero delle tecniche tradizionali di trattamento e finitura degli edifici, riordino dell’arredo urbano, riorganizzazione e recupero delle aree marginali od in degrado (da riqualificare in sostituzione dell’urbanizzazione di nuove aree).</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/27mar2005_18.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-163" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/27mar2005_18.jpg?w=300&h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Nonostante il <em>Piano delle strategie </em>risalga all’inizio del 2006, esso attende ancora una necessaria “lettura critica” (per questo esprimo rammarico: sarebbe stato opportuno diffondere sul territorio seminari, eventi, gruppi di lavoro per leggerlo, farlo conoscere, verificarlo, approfondirlo). Al momento mi limito ad abbozzare quelli che, a mio modo di vedere, sono i principali elementi di criticità del piano (pur condividendo assolutamente la filosofia di fondo: la valorizzazione ai fini dello sviluppo locale – nel senso di Trigilia – del patrimonio ambientale e culturale del territorio). Innanzitutto risulta evidente che la complessità del territorio e, soprattutto, dell’economia di questo territorio è ricondotta, con qualche forzatura, all’interno di un unico disegno: quello, appunto, della “messa a produzione” di ambiente e cultura sotto il titolo di <em>Parco europeo dell’ospitalità</em>. Ne consegue che il piano pone un’enfasi molto forte sugli aspetti paesaggistici e sulle attività economiche finalizzabili al “parco”, lasciando nell’ombra altre attività economiche presenti o (auspicabilmente) insediabili (pensiamo alle attività economiche basate sulle tecnologie dell’informazione, del virtuale od anche della cultura, che intrattengono un legame debole con il territorio). In questa prospettiva il progetto di recupero dell’area ex-Sipe (che pure è previsto a p.XVI) mantiene un ruolo marginale, non del tutto integrato nello scenario tratteggiato attorno all’idea della <em>mission </em>territoriale (alcune parti danno l’idea di un inserimento forzato, “a richiesta”). Oltre a ciò manca di approfondire l’aspetto dell’effettiva “fattibilità” di un progetto di valorizzazione territoriale a fini turistici (anche internazionale) sapendo che vi sono territori, non molto distanti da qui (pensiamo alla fascia pedemontana di Parma o di Forlì-Cesena) ambientalmente più integri e che questa direttrice di sviluppo l’hanno imboccata con particolare impegno da oltre un decennio (pensiamo all’area di Brisighella a sud di Faenza). Senza un posizionamento di questo territorio, dei suoi <em>asset</em>, rispetto ai <em>benchmark </em>presenti, si rischia di identificare progetti tanto ambiziosi quanto non realizzabili (sono certo che molte cose potranno essere fatte, ma poiché il tempo è una variabile decisiva, potrebbero non essere sufficienti per recuperare i <em>gap </em>esistenti). Sempre legato a ciò, manca una valutazione, anche solo di massima, della mole degli investimenti da mobilitare, magari per le singole fasi di un piano che si prefigura come almeno “ventennale” (consideriamo anche le condizioni in cui versa questo paese, l’Italia!). Manca un approfondimento sull’effettiva fattibilità di una riqualificazione dell’ambiente agrario che non può che passare dall’integrazione della produzione agricola con attività economiche aggiuntive di tipo turistico: agriturismi, b&amp;b, laboratori locali legati alle produzioni artigianali, attività legate alle culture locali, ecc. Risulta abbastanza contenuta (e dunque un po’ generica) la parte che cerca di legare le “polarità produttive” al territorio, nel senso non più (solo) del consumo di territorio, ma di una sua riqualificazione e valorizzazione.</p>
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		<title>Un applauso (sincero). L&#8217;ASP Giorgio Gasparini di Vignola presenta il suo primo &#8220;bilancio sociale&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 06:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>

		<category><![CDATA[welfare locale]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Azienda pubblica di Servizi alla Persona (ASP) “Giorgio Gasparini” di Vignola presenta oggi, 5 luglio 2008, il suo primo “bilancio sociale”. Oltre ad essere la prima ASP che si è costituita in Emilia-Romagna (e questo è merito degli amministratori di questo territorio), è anche la prima azienda “sociale” che “rende conto”, in modo trasparente ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L’Azienda pubblica di Servizi alla Persona (ASP) “Giorgio Gasparini” di Vignola presenta oggi, 5 luglio 2008, il suo primo “<em>bilancio sociale</em>”. Oltre ad essere la prima ASP che si è costituita in Emilia-Romagna (e questo è merito degli amministratori di questo territorio), è anche la prima azienda “sociale” che “rende conto”, in modo trasparente ed articolato, del proprio operato (e questo è merito degli amministratori dell’ASP che ci hanno creduto). Con il bilancio sociale l’ASP rende conto alla propria “committenza istituzionale” (i 9 comuni del distretto di Vignola e relativi enti di secondo livello: Unione Terre di Castelli e Comunità Montana Appennino Modena Est), ai propri <em>stakeholder </em>(i professionisti, le organizzazioni sindacali, il volontariato che con essa collabora), ai propri interlocutori (in primo luogo l’Azienda USL di Modena), ai cittadini tutti. Anticipa, su questo fronte, i comuni del territorio, dando loro il buon esempio. Realizzando un documento di “bilancio” della propria attività 2007 (l’impegno al bilancio di missione è nello statuto dell’ASP ed è pertanto destinato a diventare un’attività di <em>routine</em>, da svolgersi ogni anno) consegue contemporaneamente due obiettivi: (1) offre un contributo fondamentale al sistema di <em>governance </em>dei servizi sociali (sul tema della governance <a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/11/quella-magica-parolina-governance-riflessioni-sulla-governance-come-nuova-modalita-del-governo-locale-anche-a-vignola/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>), ovvero offre uno strumento fondamentale per la rendicontazione della propria attività, consentendo di chiudere il processo di pianificazione, programmazione, controllo, rendicontazione; (2) organizza in modo sistematico una serie di dati e di indicatori che consentono di “misurare” la sua attività e, in una qualche misura, di “misurare” (ancora indirettamente) l’efficacia della sua azione. Si tratta di dati ed indicatori estremamente utili all’organizzazione stessa per riflettere sulle tendenze in atto, sull’appropriatezza dei propri interventi, sulle modalità di allocazione delle proprie risorse (economiche ed umane). Ma anche per rappresentare all’esterno, per comunicare alla comunità tutta ed ai singoli cittadini il proprio operato (la complessità del proprio operato). Un plauso all’iniziativa, dunque (che vorrei veder seguita al più presto anche dal Comune di Vignola e dall’Unione Terre di Castelli). Il piatto è ricco e lo si gusta volentieri. Inoltre, poiché l’appetito vien mangiando, assieme agli elogi è bene sviluppare alcune osservazioni che possano stimolare la crescita ed il rafforzamento di questa esperienza di rendicontazione (e di sviluppo degli strumenti di <em>governance</em>).</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/bilancio_soc_asp.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-157" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/bilancio_soc_asp.jpg?w=300&h=193" alt="" width="300" height="193" /></a></p>
<p>Dunque, due osservazioni:<br />
[1] I dati di attività – che ci sono tutti, articolati e ben presentati – vanno affiancati da altri dati ed indicatori sia relativi alla qualità delle prestazioni, sia al loro costo unitario, sia all&#8217;incidenza degli utenti dell&#8217;ASP sulla popolazione target. E’ importante sapere che 751 nuclei familiari con minori hanno chiesto assistenza economica, ma è ugualmente rilevante sapere che “incidenza”, che “peso” hanno quei nuclei familiari sul totale dei nuclei familiari con minori sul territorio: sono lo 0,2%, il 2% od il 20%? E, se fosse possibile, sapere che incidenza hanno rispetto ai nuclei familiari con minori il cui reddito li colloca nella categoria della &#8220;povertà relativa&#8221;. Occorre anche, a tal fine, attivare un sistema di monitoraggio dei fenomeni sociali che non riguardano direttamente l’azienda, ma che la toccano indirettamente (è importante, ad esempio, sapere quanti anziani nel distretto sono assistiti dalle cosiddette “badanti”). Occorre, in altri termini, guardare oltre ai propri confini organizzativi e superare una visione centrata sul servizio (ed i suoi utenti). Nei prossimi anni, inoltre, avendo a disposizione i dati di più anni, sarà possibile rappresentare ed analizzare i trend: il fenomeno è in aumento? Di quanto? E’ importante, infine, “misurare” l’impiego di risorse (economiche ed umane) per ogni categoria di utenti: un minore in affido costa mediamente tot euro; un anziano in assistenza domiciliare …<br />
[2] E’ opportuno che il bilancio sociale diventi un documento a due livelli. Una parte <em>standard </em>che riporta i dati “classici” di attività, secondo una struttura omogenea anno dopo anno. Tuttavia, se vogliamo stressare (ed io sono convinto che debba essere così) la funzione di strumento di <em>governance </em>del bilancio sociale (come avviene, peraltro, per il <em>bilancio di missione</em> delle aziende sanitarie in Emilia-Romagna; <strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/bdm-rer-il-sole-24-ore-sanita-1-7lug2008.pdf">vedi</a></strong>), dobbiamo annualmente individuare degli obiettivi puntuali su cui il bilancio sociale dovrà sviluppare una specifica rendicontazione. Ovviamente tali obiettivi vanno formalizzati da parte della committenza istituzionale, ovvero da parte dei 9 comuni. L’ASP risponde sviluppando conseguenti programmi di intervento annuali e pluriennali, su cui, appunto, il bilancio sociale dovrà rispondere del raggiungimento dei risultati in modo puntuale. Per fare un esempio. La committenza istituzionale potrebbe richiedere un’azione di potenziamento delle forme di tutela ed accoglienza dei minori alternativo all’inserimento in comunità. Per quell’anno l’ASP dovrebbe sviluppare una serie di azioni per raggiungere l’obiettivo che sarebbe rendicontato puntualmente (es. con un capitolo <em>ad hoc</em>) nel bilancio sociale dell’anno di riferimento.<br />
Il bilancio sociale è uno strumento giovane, ma se usato con intelligenza può costituire una preziosa risorsa. Soprattutto se usato senza ritualismi, ma con intelligenza ai fini della governance. La buona partenza fa ben sperare per il prossimo futuro.<br />
In ogni caso, ecco una selezione, molto personale, dei dati principali. 10,7 milioni di spesa nel 2007 (il 34,9% per personale). Di questi il 55% è destinato all’assistenza agli anziani; il 24,7% ai disabili. Si smonta così la “leggenda metropolitana” che la maggior parte delle spese sociali va a beneficio dei cittadini stranieri (chi volesse verificare l’affermazione trova tutti i dati nel Bilancio sociale 2007). L’8,48% della spesa è destinata ai servizi per “minori e famiglia”, un’area che evidenzia da tempo una crescente sofferenza – anno dopo anno aumenta il numero delle famiglie con minori che sono in difficoltà e che chiedono assistenza economica (confermando un dato nazionale: sono le famiglie con minori quelle a maggior rischio di povertà – <a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/02/14/cosa-ci-dice-la-seconda-indagine-sulle-condizioni-economiche-delle-famiglie-in-provincia-di-modena/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>, per Modena, i dati ICESmo2) o che necessitano dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Nel 2007, nell’intero distretto, sono stati 751 i nuclei familiari che hanno <em>chiesto </em>assistenza economica (qui si concentrano i nuclei stranieri, in difficoltà per l’assenza di reti parentali e per la presenza, spesso, di un unico percettore di reddito, a fronte di spese ingenti per l’affitto: i nuclei di stranieri che hanno chiesto assistenza economica sono il 60%). Sempre sull’intero distretto i minori oggetto di provvedimento di tutela da parte dell’autorità giudiziaria sono stati 328 (tra cui 40 casi di affido e 29 casi di inserimento in comunità). Inoltre: 177 disabili supportati nell’inserimento lavorativo; 92 disabili in centro diurno. Per gli anziani: 422 utenti del servizio di assistenza domiciliare; 69 in centro diurno; 223 ricoverati in struttura residenziale; 104 anziani assistiti economicamente (di cui 65 per il pagamento della retta in struttura residenziale – è questa voce che assorbe una quantità consistente di risorse). Per gli altri dati si rimanda al <em>Bilancio sociale 2007</em> dell&#8217;ASP G.Gasparini di Vignola, nella versione sintetica (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/bilancio-sociale-abstract-per-stampa.pdf">vedi</a></strong>) od in quella completa (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/bilancio-sociale-per-stampa.pdf">vedi</a></strong>).</p>
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		<title>Rendiconto della gestione 2007. Invito alla lettura?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 17:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel Consiglio Comunale del 26 giugno scorso è stato approvato il Rendiconto della gestione dell’esercizio 2007, ovvero il bilancio d’esercizio relativo al 2007 del Comune di Vignola. 19,6 milioni di euro di entrate, poco meno per le spese correnti, un avanzo di amministrazione contenuto. Rispettato, inoltre, il patto di stabilità. Spesi per investimenti 5,6 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel Consiglio Comunale del 26 giugno scorso è stato approvato il Rendiconto della gestione dell’esercizio 2007, ovvero il bilancio d’esercizio relativo al 2007 del Comune di Vignola. <strong>19,6 milioni di euro di entrate, poco meno per le spese correnti, un avanzo di amministrazione contenuto. Rispettato, inoltre, il patto di stabilità. Spesi per investimenti 5,6 milioni di euro</strong> – meno rispetto al dato di previsione (9,9 milioni di euro), per lo slittamento al 2008 di due importanti interventi: l&#8217;avvio delle procedure per la realizzazione del nuovo plesso scolastico (termine previsto al 2012) e l&#8217;intervento di ampliamento del cimitero (aggiudicato nel maggio 2008). La maggior parte degli investimenti (47%) alla voce “viabilità e trasporti” – essenzialmente la realizzazione del Piano Urbano del Traffico (PUT): rotatorie per rendere più sicuri alcuni incroci e fluidificare il traffico (in più: meno auto ferme allo stop, meno inquinamento da gas di scarico), messa in sicurezza degli incroci, piste ciclabili, marciapiedi. Altri investimenti, finanziati con risorse di privati (es. tramite &#8220;scomputo&#8221; oneri di urbanizzazione secondaria), pur essendo importanti non compaiono nel documento di relazione. Per i dati &#8220;macro&#8221; - il <strong>Rendiconto dell’ente - </strong><strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/rendiconto-dellente-2007.pdf">vedi</a></strong> (pdf 298KB). Personalmente reputo di grande importanza (e valuto molto positivamente) l’operato in due ambiti, oltre ai lavori pubblici (agli interventi per la mobilità si aggiunge il lavoro per il “polo per la sicurezza”, la nuova isola ecologica, l’edilizia scolastica), relativi alla “parte corrente”. Innanzitutto, bene anche il settore “urbanistica ed edilizia privata” che sta velocemente recuperando alcuni problemi accumulati nel recente passato, grazie ad una applicazione (più rigorosa) delle normative ed al potenziamento dei controlli. Molto bene, infine, i “servizi scolastici”. Tutte accolte le domande per le scuole dell&#8217;infanzia, con un lavoro di “raccordo” davvero notevole con la Direzione Didattica (e l&#8217;attivazione di 2 nuove sezioni, che si aggiungono alle 3 attivate nell&#8217;anno scolastico 2006/2007; oggi in totale sono 28, di cui 3 della Fondazione “L&#8217;Asilo di Vignola” di viale Mazzini). Ugualmente bene l&#8217;incremento dell&#8217;offerta sugli asili nido (+19 posti all&#8217;asilo “Cappuccetto Rosso”). Qui va rilevato l&#8217;avvio della procedura per la realizzazione del nuovo asilo nido in località “Il Poggio” - i lavori sono partiti nel marzo 2008. Per gli altri ambiti di attività (sociale, sport, turismo, interventi economici, ecc.) chi vuole può provare a farsi un’idea leggendo la relazione “della Giunta” e precisamente la parte relativa al “<strong>Rendiconto dei servizi</strong>” (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/rendiconto-dei-servizi-2007.pdf">vedi</a></strong>; pdf  1,2MB). Tutto perfetto, dunque? Perfetto no. Ma la valutazione complessiva è certamente positiva. Anche dalla relazione è possibile farsi l’idea dell’esigenza di potenziare o sviluppare meglio l’azione amministrativa in alcuni settori, anche recuperando una maggiore visione <em>strategica </em>(es. sull’agricoltura, sulla cultura, ecc.). Qui però mi interessa evidenziare una “nota dolente” proprio relativa alla relazione: assolutamente migliorabile (e da migliorare!). Vediamo perché.</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/altan_1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-153" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/altan_1.jpg?w=262&h=300" alt="" width="262" height="300" /></a></p>
<p>Mettiamo che un cittadino voglia farsi un’idea dell’operato dell’amministrazione comunale in un periodo determinato (un anno, una legislatura). Diciamo che voglia andare oltre alle impressioni che in modo spontaneo, “naturale” ha accumulato nel tempo (ad esempio leggendo il giornale; parlando con amici e conoscenti, magari anche con qualche amministratore; sperimentando direttamente la “qualità” dell’amministrazione in occasione di qualche intervento o iniziativa che lo riguarda, come l’iscrizione del figlio all’asilo nido o l’ottenimento di una concessione edilizia), e che si sono sedimentate in un giudizio. Che cosa può fare? Dove trovare le informazioni? Se esistesse davvero il “cittadino che vuole essere bene informato” circa l’operato dell’amministrazione che ha contribuito ad eleggere (o rispetto a cui ha votato contro), a quali fonti attingerebbe? Tre possibilità. [1] Potrebbe aver ritagliato e conservato tutti gli articoli di giornale che parlano di Vignola. Confidando che i criteri di “notiziabilità” non distorcano troppo la realtà (alcune cose finiscono più facilmente sui giornali, es. le polemiche; altre cose – es. i “processi” di lunga durata – non ci finiscono mai) potrebbe avere un quadro sufficientemente ricco dell’operato del sindaco, degli assessori, dell’amministrazione. Praticabile? Direi di no. Anche il ricorso ai numeri passati del giornale dell’amministrazione comunale (“dove li avrò messi? cestinati?”) non mi sembra molto praticabile. Anche in questo caso la sistematicità non è garantita. E poi è comunque solo la voce dell’amministrazione ed un cittadino potrebbe essere interessato ad un giudizio e ad un’informazione più “polifonica”. [2] Potrebbe ricorrere a cittadini che sa essere meglio informati di lui, oppure ad amministratori (assessori, consiglieri) od a persone politicamente impegnate, od ancora a persone che per il ruolo che ricoprono nelle associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, ecc. interagiscono con una certa frequenza con l’amministrazione e dunque hanno maggiori possibilità di farsi un’opinione. Scoprirebbe però che difficilmente questi – anche gli amministratori – sono in grado di dargli una visione complessiva. Su singole questioni le persone bene informate ed in grado di dare un giudizio competente possono anche essere numerose, ma sull’insieme delle attività? Potrebbe certo parlare con più persone, ciascuna competente in un settore diverso ed in tal modo comporre il quadro d’insieme. Praticabile? Pochino, pochino. [3] Potrebbe ricorrere ad un documento di rendicontazione, ad esempio la Relazione che accompagna il bilancio d’esercizio (o documenti di rendicontazione ancora più sofisticati, come il <em>Bilancio di missione</em>), dove l’attività dell’amministrazione nel periodo di riferimento viene presentata (si spera) in modo sistematico. Praticabile? Così, così. Il documento è disponibile <em>online</em>, anche se ben nascosto nel sito <em>web </em>del Comune (<a href="http://www.comune.vignola.mo.it/uffici/servizio_finanziario/index.htm?ID=3962" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Forse, vista la rilevanza, non sarebbe male creare una pagina <em>ad hoc</em> per i documenti di bilancio (di previsione, d’esercizio). Ma trovato il documento che cosa si scopre? Che non è proprio di grandissimo aiuto, specie se l’ipotetico cittadino è interessato, come è plausibile che sia, a comprendere quanto le azioni intraprese dall’amministrazione comunale hanno contribuito (o meno) a raggiungere gli obiettivi generali (e pluriennali) che l’amministrazione si è data. Per fare un esempio: quanto gli eventi promossi o sostenuti dall’amministrazione comunale contribuiscono all’economia del territorio (promuovendo il commercio, la conoscenza dei prodotti tipici, la presenza di turisti, ecc.). Queste informazioni in genere non ci sono. Il documento è l’assemblaggio non proprio ben “governato” di relazioni settoriali (dove il punto di vista è quello interno, dell’ufficio, non quello esterno delle ricadute e della soddisfazione degli utenti), non omogenee, spesso prive di dati ed ancor più spesso prive di possibilità di comparazione (se i dati riportati si riferiscono solo al 2007 non riesco ad inquadrarli in un trend e dunque non riesco a comprendere che tipo di processo è in atto). Dunque anche il bravo cittadino che si prende la briga di leggersi le 138 pagine della relazione alla fine non ha fatto grandi passi avanti nel comprendere l’azione complessiva dell’amministrazione comunale (e soprattutto la sua efficacia). Posto che la qualità dei quotidiani non è influenzabile e che le persone che hanno una visione complessiva ed approfondita scarseggiano, sarebbe certamente il caso di migliorare tali documenti di rendicontazione (e magari utilizzarli per appositi servizi informativi via <em>web </em>alla cittadinanza). Ed in tal modo dare al Consiglio Comunale la possibilità di lavorare meglio (svolgendo una delle funzioni importanti che la legge gli assegna: indirizzo e verifica), ed ai cittadini la possibilità, con un impegno minore di quello oggi necessario, di farsi una “buona” (nel senso di solida) opinione dell’operato dell’amministrazione della loro città. Non sono, queste, considerazioni né particolarmente originali, né particolarmente nuove (le vado ripetendo da tempo). E’ bene però che, riconoscendo la rilevanza della posta in gioco, vengano raccolte e messe in pratica.</p>
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		<title>Pietrasanta. Dall&#8217;economia della pietra all&#8217;economia della cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 06:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[la città che cambia]]></category>

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Dal 21 giugno al 31 agosto 2008, a Pietrasanta in provincia di Lucca, si tiene la mostra De 3 en 3 di Javier Marín, scultore messicano di fama internazionale (vedi). Come avviene da diverso tempo (vedi) la scena dell’allestimento è la città stessa – la piazza del Duomo – ed il complesso di Sant’Agostino. Pietrasanta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/marin11.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-147" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/marin11.jpg?w=300&h=224" alt="" width="300" height="224" /></a></p>
<p>Dal 21 giugno al 31 agosto 2008, a Pietrasanta in provincia di Lucca, si tiene la mostra <em>De 3 en 3</em> di Javier Marín, scultore messicano di fama internazionale (<a href="http://javiermarin.com.mx/" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Come avviene da diverso tempo (<a href="http://www.pietrasanta.it/arte/arte_mostre_passate.htm" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) la scena dell’allestimento è la città stessa – la piazza del Duomo – ed il complesso di Sant’Agostino. Pietrasanta, infatti, ha una lunga tradizione di valorizzazione dell’arte, tanto da poter essere considerata, nonostante le limitate dimensioni della città (con i suoi 24.400 abitanti è appena più grande di Vignola), uno dei centri artistici importanti in Italia (interessante per l’impegno a sviluppare un’economia della cultura e, soprattutto, dell’arte). Ciò che colpisce, infatti, oltre alle bellissime opere di Marín, è ciò che &#8220;vi sta dietro&#8221;: il tentativo di governare il passaggio dall’economia della pietra (il marmo) all’economia della cultura.</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/marin3.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-145" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/marin3.jpg?w=72&h=96" alt="" width="72" height="96" /></a></p>
<p>Ai piedi delle Alpi Apuane, Pietrasanta è infatti storicamente famosa per la lavorazione del marmo. La città, fondata nel 1255, dal Podestà di Lucca Guiscardo da Pietrasanta (di qui il nome), diviene ben presto un importante centro tra Liguria e Toscana, nel XIV secolo anche grazie all’apertura di cave di marmo. Nel 1518 Michelangelo Buonarroti vi stipulò contratti per i marmi per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze (per la cronaca: l’operazione non andò a buon fine). Ma è nel XIX secolo che avviene un passaggio decisivo. Nel 1843 viene istituita a Pietrasanta (ollora parte del Granducato di Toscana) una scuola per l’insegnamento della lavorazione artistica del marmo, oggi divenuto Istituto d’arte “Stagio Stagi”. La scuola produce maestranze qualificate che portano allo sviluppo di laboratori artigiani di lavorazione del marmo. In tal modo la Versilia non si limita all’estrazione ed esportazione del marmo grezzo, ma diventa progressivamente un luogo di produzione di sculture. Il processo prosegue quindi per differenziazione: ai laboratori di lavorazione del marmo si aggiungono le fonderie artistiche (<a href="http://www.comune.pietrasanta.lu.it/turismo/fonderie.php" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>; la più antica risale al 1885) ed anche laboratori per la realizzazione di mosaici e di opere in terracotta e ceramica. Oggi, però, Pietrasanta non è solo la capitale della lavorazione artistica del marmo, ma è molto di più – è un centro di produzione artistica e, soprattutto, un centro che usa le produzioni artistiche e l’arte (una importante mostra annuale, quest’anno appunto dello scultore messicano Javier Marín, più altre “collaterali”) per alimentare l’economia del territorio. Si tratta di uno dei tanti casi italiani “da manuale” di quello che Carlo Trigilia, uno dei massimi studiosi di sociologia economica, chiama “sviluppo locale” (<a href="http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842076421" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Il concetto di “sviluppo locale” va distinto da quello di “dinamismo locale” (inteso come processo di crescita economica misurabile in termini di reddito prodotto e di occupazione) per un importante elemento: il concetto di “sviluppo locale” descrive un caso di dinamismo o crescita in cui le risorse del territorio vengono “valorizzate”, ovvero il territorio si arrichisce di competenze e specializzazioni locali (competenze e specializzazioni che possono essere intese come un “capitale” che consente ulteriore crescita, dunque sviluppo). Non tutti i casi di crescita economica hanno questa caratteristica (Trigilia distingue infatti lo “sviluppo locale” dal “localismo autarchico” e dal “dinamismo di origine esterna”). Questo quadro interpretativo – qui solo richiamato; il libro è molto più ricco di esempi e particolari – mette a disposizione una griglia di lettura dell’economia di un territorio (e delle scelte di un “buon” amministratore locale): questo nuovo insediamento, questo progetto, “arrichisce le competenze e le specializzazioni locali”? Tanto per intenderci (e per calare queste considerazioni nella nostra realtà): le produzioni artigianali di aceto balsamico sì, le cooperative di facchinaggio no (in un altro post svilupperò questo tema). Trigilia evidenzia tre fattori che contribuiscono alla “produzione di beni collettivi locali” importanti per lo “sviluppo locale”. Leggiamole in riferimento al caso di Pietrasanta: (1) dotazioni originarie di risorse tangibili (il marmo) ed intangibili (le capacità “artistiche” delle nuove maestranze); (2) gli effetti emergenti di scelte non coordinate di singoli attori (la nascita di laboratori di lavorazione artistica del marmo a partire dalla seconda metà del XIX secolo); (3) la capacità di coordinamento intenzionale tra attori collettivi - amministrazione comunale, provincia, associazioni economiche, privati (un minuscolo esempio: la mostra di Javier Marín è il frutto della collaborazione tra amministrazione comunale ed una delle tante gallerie d’arte di Pietrasanta). Ed è su questo terzo punto che oggi si innestano i progetti per lo sviluppo di un’economia della cultura a Pietrasanta. Negli ultimi due decenni, in modo via via più consapevole, l’amministrazione comunale ha infatti perseguito la costruzione e lo sviluppo di un sistema articolato di iniziative, di luoghi, di istituzioni volto ad intercettare la crescita di un’economia dell’arte e della cultura, ovvero la crescita del numero di cittadini (e consumatori) che apprezzano l’arte, la ricercano e sono disposti a pagare per accedervi (in realtà la mostra di Javier Marín è gratuita) o comunque volto a promuovere ricadute economiche sul territorio dai flussi turistici mossi dall’arte. Pietrasanta ha infatti sviluppato importanti rapporti con artisti di fama internazionale proprio grazie alle competenze specialistiche dei suoi laboratori. Ricordiamo il colombiano Fernando Botero (<a href="http://www.pietrasanta.it/Botero/index.htm" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>; ha una casa a Pietrasanta) e lo scultore polacco Igor Mitoraj (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Igor_Mitoraj" target="_blank"><strong>vedi1</strong></a>; <a href="http://www.adhikara.com/igor-mitoraj/index.html" target="_blank"><strong>vedi2</strong></a>; dal 1983 ha stabilito un suo laboratorio a Pietrasanta). Ha disseminato opere d’arte negli spazi pubblici e privati della città, realizzando un &#8220;parco della scultura&#8221; (<a href="http://www.museodeibozzetti.it/structure/parco/sculture.htm" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Ha sostenuto la diffusione di gallerie d’arte. Investe in manifestazioni artistiche di richiamo nazionale. Pietrasanta è un caso interessante da studiare per questo: per il tentativo di promuovere e governare il passaggio dall’economia della pietra all’economia della cultura. Sono numerose le città che in Italia stanno provando a realizzare un percorso analogo, valorizzando la conoscenza, la cultura, l’arte a fini economici. Con risultati più o meno soddisfacenti. Un percorso assai rilevante soprattutto per quelle realtà altrimenti economicamente “stagnanti”. Anche solo gli indicatori demografici confermano che l’economia del territorio – se si esclude la Versilia marittima – non è affatto dinamica: la popolazione di Pietrasanta non è più cresciuta dal censimento del 1961 (ma sta tornando a crescere ora); gli stranieri sono il 2% della popolazione residente. E qui si potrebbe citare il caso ancora più interessante di Ferrara. Ma il caso di Pietrasanta è, per noi vignolesi, interessante proprio dal punto di vista comparativo, visto che anche qui l’amministrazione sta perseguendo, anche se ad “intensità variabile”, il progetto di una quota aggiuntiva di sviluppo economico legato alla cultura (pensiamo al tema “Vignola città della musica”). E Pietrasanta ha le stesse dimensioni di Vignola. Anche se, diversamente da noi, è inserita in un contesto economico meno ricco e soprattutto “monospecialistico” (il marmo, per lungo tempo, ha rappresentato l’elemento di visibilità a livello regionale e nazionale). In ogni caso, la mostra di Javier Marín vale davvero la pena (<a href="http://www.comune.pietrasanta.lu.it/ufficio.php?id_i=2000&amp;id_uff=22&amp;%20arg=mostre" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Dopo averla assaporata, però, pensate all’economia, all’economia della “conoscenza” e della cultura.</p>
<p><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/marin2.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-146" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/marin2.jpg?w=300&h=225" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/amarevignola.wordpress.com/143/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/amarevignola.wordpress.com/143/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/amarevignola.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/amarevignola.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/amarevignola.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/amarevignola.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/amarevignola.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/amarevignola.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/amarevignola.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/amarevignola.wordpress.com/143/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/amarevignola.wordpress.com/143/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/amarevignola.wordpress.com/143/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amarevignola.wordpress.com&blog=2496792&post=143&subd=amarevignola&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Una via &#8220;partecipata&#8221; al governo della città?</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 18:12:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[cittadini e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il documento Linee programmatiche di governo. Mandato elettorale 2004-2009 (ovvero il documento di programma fatto proprio dalla coalizione delle forze politiche che hanno sostenuto il sindaco Roberto Adani alle amministrative del 2004) è composto da 75 pagine, dove sono presentati i diversi obiettivi (per la città) che si intende realizzare, grazie all&#8217;azione dell&#8217;amministrazione comunale, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il documento <em>Linee programmatiche di governo. Mandato elettorale 2004-2009</em> (ovvero il documento di programma fatto proprio dalla coalizione delle forze politiche che hanno sostenuto il sindaco Roberto Adani alle amministrative del 2004) è composto da 75 pagine, dove sono presentati i diversi obiettivi (per la città) che si intende realizzare, grazie all&#8217;azione dell&#8217;amministrazione comunale, nel corso della legislatura 2004-2009. E&#8217; significativo che il documento inizi proprio trattando del tema della partecipazione e del coinvolgimento della città nelle scelte importanti che l&#8217;amministrazione vuole prendere per la città stessa. Ripercorriamo queste righe iniziali. Ecco l&#8217;<em>incipit</em>: “<em>Dovessi individuare un filo conduttore dei processi di scelta di questa coalizione nella costruzione e nella traduzione pratica di questo programma elettorale, lo individuerei nella volontà di ascoltare e di confrontarsi specie nei momenti di difficoltà con i cittadini.</em>” La prima persona singolare che regge il discorso è ovviamente il sindaco, che in tal modo giunge diretto a presentare una filosofia del governo della città. Il testo poi prosegue: “<em>Dalle riunioni di quartiere, agli incontri a tema, alla presentazione dei progetti, al rapporto con le varie categorie economiche e le associazioni di ogni tipo, passando per i tanti processi di pianificazione partecipata, dal piano regolatore, al piano urbano del traffico, al forum Agenda 21, ai vari piani: urbanistici, di riqualificazione, commerciale, per la salute &#8230; fino ad arrivare ad esperienze tanto positive quanto innovative come quella del bilancio partecipato o del consiglio comunale dei ragazzi.</em> <em>Sono forme di partecipazione da riproporre alla cittadinanza, all&#8217;esperienza del <strong>Bilancio Partecipativo</strong></em> (grassetto nell&#8217;originale; il riferimento è all&#8217;esperienza condotta nel 2003 in cui i cittadini vignolesi furono chiamati ad esprimersi su diversi progetti di investimento per un importo di 250.000 euro; i votanti furono 1.038 pari al 12% circa degli aventi diritto; <a href="http://www2.comune.vignola.mo.it/turismo/bilancio_partecipato.htm" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) <em>va data una cadenza regolare individuando inoltre percorsi partecipati per la costruzione dell&#8217;insieme delle priorità del Bilancio di Previsione, sperimentando anche nuove formule; interessante sarebbe ad esempio far partecipare in fase propositiva i privati e in fase di approvazione i cittadini che coniughino assieme l&#8217;opera pubblica e l&#8217;intervento privato.</em>” Da quelle dichiarazioni sono passati 4 anni, ovvero i 4/5 della legislatura. Penso che anche chi guarda con simpatia alle forze politiche al governo della città venga spontaneo, rileggendo quelle parole, chiedersi: “cos&#8217;é successo? Cos&#8217;é andato storto?” Forse rileggendo con attenzione le vicende di questi anni qualche giustificazione può anche emergere (compito che non svolgerò qui). In ogni caso sono (da tempo) personalmente convinto che in quel paragrafo introduttivo, in quell&#8217;abbozzo di una filosofia “partecipativa” al governo della città, di una realtà complessa com&#8217;é oggi la città di Vignola, vi sia la via giusta per il governo della città. Formule del tipo “non disturbate il manovratore” non appartengono alla cultura politica del centrosinistra (ieri) e, soprattutto, non appartengono alla cultura politica del Partito Democratico (oggi). E&#8217; giusto trattare il tema senza ideologia, come abbiamo provato a fare a suo tempo come gruppo consiliare DS (<strong><a href="http://amarevignola.wordpress.com/2007/12/28/piu-partecipazione-dei-cittadini-al-governo-locale/" target="_self">vedi</a></strong>), anche perché, va riconosciuto con grande onestà, le esperienze “partecipative” solo di rado portano a risultati significativi, sono cioè sia innovative che efficaci. Ma non voglio mettermi a fare un&#8217;analisi critica di tali esperienze (che pure va fatta) od a cercare di identificare quei requisiti che rendono davvero partecipate e davvero efficaci questi “percorsi” di coinvolgimento (e, cosa non trascurabile, rendono davvero “migliori” le decisioni che in tal modo vengono prese) - e sono convinto che, lavorandoci bene, in una realtà &#8220;piccola&#8221; come Vignola sia possibile ottenere buoni risultati. Qui mi limito a definire gli “spazi” di un ragionamento sul coinvolgimento dei cittadini – e soprattutto sulle loro forme aggregative (associazioni di interessi, associazioni culturali, di diritti, volontariato, ecc.) - che l&#8217;amministrazione comunale deve riprendere e rilanciare e che il PD deve fare suo, volendo segnare davvero una discontinuità nel modo di governare una realtà complessa come quella di Vignola. E gli “spazi” di questo ragionamento sono definiti da tre concetti: informazione, partecipazione, rilevanza.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/partecip11.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-149" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/07/partecip11.jpg?w=300&h=182" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p><strong>Informazione</strong> e soprattutto informazione facilmente accessibile (1) sull&#8217;agenda del governo cittadino (troppo spesso succede che si viene a conoscenza di una decisione solo quando il processo decisionale è chiuso); disponibilità ed accesso facile (2) ai dati ed alle informazioni che sono rilevanti ai fini della decisione da prendere (troppo spesso ci si serve del <em>gap</em> informativo come strumento di orientamento od anche di &#8220;manipolazione&#8221;); informazione facilmente accessibile (3) sui risultati dell&#8217;azione amministrativa e sulla coerenza tra i risultati conseguiti e gli obiettivi dichiarati.  Ci sono molteplici modi per garantire la circolazione di queste informazioni e tutti vanno usati: dal sito <em>web</em> del Comune alle assemblee di quartiere (assolutamente da ripristinare). Ma non starò a farne l&#8217;elenco. <strong>Partecipazione.</strong> Occorre poi creare dei luoghi, dei momenti, delle “arene” per la partecipazione. Ai diversi livelli. In riferimento ai diversi &#8220;soggetti&#8221; della partecipazione (dalle forze sociali, ai cittadini tutti). Intanto ci sono “tavoli” ed “organi” istituzionali della partecipazione, della consultazione, del confronto (appunto “Consulte”, “Forum”, ecc., fino ai meno formalizzati tavoli di confronto e discussione sulle scelte importanti – citiamo il Bilancio preventivo, a titolo d&#8217;esempio) il cui funzionamento va forse migliorato. Ci sono poi esperienze particolarmente innovative, che vanno sotto il nome di &#8220;democrazia deliberativa&#8221; (o &#8220;partecipativa&#8221;). Personalmente sono un po&#8217; scettico su tali dispositivi &#8220;artificiali&#8221; come le giurie di cittadini, i deliberative polls, ecc. Credo che sia molto più produttivo rafforzare i processi “naturali” di partecipazione, ad esempio tramite percorsi come quello dell&#8217;<strong>istruttoria</strong> <strong>pubblica</strong> (oggi sperimentata, ad esempio, nel Comune di Bologna). In ogni caso, proprio l&#8217;esperienza delle primarie del PD segnalano che quando la posta in gioco è chiara e significativa, quando cioè partecipare conta, i cittadini non si lasciano scappare l&#8217;occasione. Per questo Francesco Galli fa bene a richiamare con insistenza il tema delle <strong>primarie delle idee</strong> (<strong><a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/03/05/partecipazione-e-organizzazione-interna-le-novita-che-vorremmo-nel-pd/" target="_self">vedi</a></strong>) – ovvero il tema di un metodo partecipato tramite cui chiamare gli elettori (nel caso di un&#8217;iniziativa di partito), i cittadini (nel caso di un&#8217;iniziativa istituzionale), ad esprimersi su idee contrapposte. Facendo ovviamente precedere il momento del voto dai momenti dell&#8217;informazione e dell&#8217;argomentazione (dibattito pubblico).<br />
<strong>Rilevanza.</strong> E veniamo così al terzo concetto, in verità già introdotto. E&#8217; il concetto della rilevanza. La partecipazione avviene per cose che sono ritenute importanti, ovvero rilevanti. Quando i miei interessi, i temi per me importanti, “vitali”, si incontrano con le opportunità di partecipazione. Siamo consapevoli che non basta offrire spazi di partecipazione. Occorre una “posta in gioco” significativa, ed occorre che il tema sia ritenuto importante. Con questi ingredienti la partecipazione è assicurata.<br />
Insomma, tutto ciò per arrivare a dire che la filosofia del governo “partecipato” del documento programmatico del 2004 va ripresa, rilanciata, potenziata. L&#8217;amministrazione comunale ha davanti a sé due occasioni importanti; una, anzi, importantissima. La prima è il bilancio di previsione del 2009. E&#8217; l&#8217;ultimo bilancio di previsione di questa legislatura e come tale potrebbe passare sottotono. Però è anche il primo bilancio di previsione dopo la nascita del PD. Vogliamo segnare un&#8217;innovazione? La seconda, ancora più importante, è il PSC (che sta per <em>Piano Strutturale interComunale</em>, ovvero il nuovo piano “regolatore” urbanistico). L&#8217;Unione Terre di Castelli per ora ha messo in campo timidamente un primo ciclo di incontri ed un sito <em>web</em> (un po&#8217; tradizionale, per la verità; <a href="http://www.psccastelli.it/" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Un po&#8217; poco. Questa del PSC è una grande occasione, visto che si “disegna” il futuro di questo territorio per i prossimi 15 anni (almeno). Vogliamo investire in “intelligenza collettiva”? Ne vale la pena.</p>
<p><em>La foto a corredo del post si riferisce alla &#8220;camminata di quartiere&#8221; a Vescovada organizzata dal gruppo consiliare DS nell&#8217;ottobre 2005 (<a href="http://amarevignola.wordpress.com/2007/11/26/in-giro-per-la-citta-camminate-di-quartiere-2005/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>).</em></p>
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		<title>Silvio, Romano e &#8230; Luca</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 17:26:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[A poco più di un mese dall’insediamento del governo si è già sfaldato il clima di dialogo tra maggioranza ed opposizione, ma, cosa ancora più grave, anche i rapporti tra il Presidente del Consiglio ed il Capo dello Stato sono sottoposti a tensione dopo l’iniziativa di Berlusconi di inserire alcune norme ad personam nel decreto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>A poco più di un mese dall’insediamento del governo si è già sfaldato il clima di dialogo tra maggioranza ed opposizione, ma, cosa ancora più grave, anche i rapporti tra il Presidente del Consiglio ed il Capo dello Stato sono sottoposti a tensione dopo l’iniziativa di Berlusconi di inserire alcune norme <em>ad personam</em> nel decreto legge sulla sicurezza (e di supportare quest’iniziativa con una lettera di attacco alla magistratura fatta leggere dal Presidente del Senato). Intanto i giornali - vedi <em>Il Resto del Carlino</em> di oggi, 18 giugno 2008 - riportano le opinioni dei sondaggisti che avvertono che gli italiani sono interessati ad altro e che dunque il Berlusconi che cura i propri interessi non avrà ripercussioni negative sulla propria immagine (sino a qui uscita rafforzata dalle prime settimane di attività del governo). Con i provvedimenti in questione non è però in gioco – e già questo sarebbe sufficiente – solo la salute delle istituzioni. La posta in gioco riguarda proprio uno dei temi di grande interesse per tutta la collettività, ovvero la coerenza delle norme sulla sicurezza (ed il principio – che, a parole, tutti vogliamo rafforzare – della certezza della pena). Trattano di questo argomentano in modo acuto sia Giuseppe D’Avanzo su <em>Repubblica </em>(<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/davanzo-su-b-repubblica-18giu2008.pdf">vedi</a></strong>), che Luca Ricolfi su <em>La Stampa</em> (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/ricolfi-su-b-la-stampa-18giu2008.pdf">vedi</a></strong>). Anche Stefano Folli, nel suo editoriale su <em>Il Sole 24 Ore</em> (quotidiano smaccatamente di sinistra?) non è tenero a riguardo delle ultime mosse del Presidente del consiglio (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/folli-su-b-il-sole-24-ore-18giu2008.pdf">vedi</a></strong>). Mosse che hanno spinto Walter Veltroni a dichiarare che in tal modo si chiude ogni possibilità di dialogo tra maggioranza ed opposizione. Il PD, dal canto suo, si appresta all’incontro dell’Assemblea Nazionale del 20 giugno in cui dovrà essere eletto il nuovo presidente dell’assemblea. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli nei confronti di Romano Prodi, perché ritorni sui suoi passi ed accetti di rimanere nella carica di Presidente dell’Assemblea nazionale del PD.</p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-134" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/prodi_3.jpg?w=300&h=247" alt="" width="300" height="247" /></p>
<p>Michele Salvati è intervenuto in tal senso sul <em>Corriere della Sera </em>del 17 giugno (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/salvati_caro-romano-europa-17giu2008.pdf">vedi</a></strong>). Il suo appello merita di essere letto perché unisce passione a lucidità (ed onestà) intellettuale. Mario Barbi, prodiano, risponde oggi su <em>Il Riformista</em> (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/autocoscienza-pd-barbi-18giu2008.pdf">vedi</a></strong>) sottolineando che “la pressione esercitata su Prodi è insieme il segno di una difficoltà seria del PD di Veltroni e la prova che il PD cerca una scorciatoia per aggirarla.” Anche questo merita un’attenta lettura. Facile pronosticare che gli appelli non smuoveranno Prodi dalla sua decisione e che dunque il PD dovrà affrontare, con coraggio ed intelligenza, questo non semplice passaggio (così come quelli all’orizzonte, ad esempio in vista delle prossime elezioni europee). Per le sfide impegnative servono le energie migliori, ma anche una grande lealtà verso il progetto di questo nuovo partito – che quotidianamente vogliamo far crescere. Servono luoghi di discussione vera e grande trasparenza.<br />
Infine a livello locale si riunisce nella serata di oggi l’Assemblea di zona del PD, per eleggere il coordinatore di Zona. L’unica candidatura è quella di Luca Gozzoli, ex-sindaco di Spilamberto ed attuale presidente del Consiglio provinciale (<a href="http://www.provincia.modena.it/page.asp?IDCategoria=25&amp;IDSezione=1147" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Apprezzo la disponibilità di Luca per questo “impegno” ulteriore e gli auguro sin da subito buon lavoro. Il PD vuole essere un partito che coinvolge e valorizza le migliori risorse morali e intellettuali anche a livello locale, un partito che riapre e fa funzionare i canali di collegamento tra politica e società. Il buon funzionamento delle realtà territoriali è dunque essenziale, così come il loro coordinamento – soprattutto nel nostro territorio, dove in questi anni abbiamo costruito realtà istituzionali sovracomunali importanti come l’Unione Terre di Castelli e l’ASP G.Gasparini. Abbiamo infatti bisogno di “momenti” (se non di veri e propri organismi) in cui le segreterie e/o i comitati direttivi si ritrovino per discutere degli elementi programmatici di maggiore importanza di ambito sovracomunale. Occorre, in altri termini, giungere alla costruzione di un’architettura “politica” di tipo sovracomunale che possa corrispondere all’architettura istituzionale, anch’essa sovracomunale, che abbiamo da tempo instaurato (considerazioni che ho svolto di recente in modo più approfondito – <a href="http://amarevignola.wordpress.com/2008/06/11/quella-magica-parolina-governance-riflessioni-sulla-governance-come-nuova-modalita-del-governo-locale-anche-a-vignola/" target="_self"><strong>vedi</strong></a>). Insomma buon lavoro, non solo a Luca, ma anche a tutti noi!</p>
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		<title>Donne globali (anche a Vignola). Colf, badanti e sex workers transnazionali</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 21:43:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Paltrinieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[la città che cambia]]></category>

		<category><![CDATA[welfare locale]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;anagrafe del Comune di Vignola sono regolarmente registrate, come residenti, alcune centinaia di donne dell&#8217;Est Europa. Molte di loro sono “assistenti familiari”, ovvero “badanti” secondo il linguaggio quotidiano. Il 17 maggio scorso sui tre giornali locali è apparsa la notizia di un intervento del comando provinciale dei carabinieri di Sassari contro una organizzazione criminale che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>All&#8217;anagrafe del Comune di Vignola sono regolarmente registrate, come residenti, alcune centinaia di donne dell&#8217;Est Europa. Molte di loro sono “assistenti familiari”, ovvero “badanti” secondo il linguaggio quotidiano. Il 17 maggio scorso sui tre giornali locali è apparsa la notizia di un intervento del comando provinciale dei carabinieri di Sassari contro una organizzazione criminale che faceva arrivare ragazze dalla Nigeria per avviarle alla prostituzione in diverse città italiane. Tra gli arrestati anche una <em>“maman” </em>nigeriana residente a Vignola (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/prostituzione-blog.pdf">vedi</a></strong>). I due fenomeni intrattengono un sottile collegamento: si riferiscono a “donne globali”, ovvero alla migrazione di donne da paesi del secondo e terzo mondo verso l&#8217;occidente industrializzato. Vengono qui da noi in risposta ad una domanda, crescente, di prestazioni di accudimento, di affetto ed anche di sesso (cfr. Ehrenreich B., Hochschild A.R. (a cura di), <em>Donne globali. Tate, colf e badanti</em>, Feltrinelli, Milano, 2004, <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000189" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Proviamo a riflettere su queste presenze, non molto visibili, che però rendono tangibile una delle manifestazioni di ciò che chiamiamo globalizzazione.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-132" src="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/mary_poppins.jpg?w=300&h=180" alt="" width="300" height="180" /></p>
<p>[1] Il pugno di ferro del governo nei confronti dei clandestini in un caso si è ammorbidito: quello delle cosiddette “badanti” (assistenti familiari). Si tratta delle persone straniere, quasi esclusivamente donne, che prestano assistenza ad anziani, disabili e minori nelle famiglie italiane. In un comunicato del Ministero del Welfare del 21 maggio scorso è infatti stata annunciata l&#8217;emanazione di linee guida per una programmazione in deroga dei flussi migratori 2007/2008, nell&#8217;ambito del “decreto flussi” 2007, aperto fino al 31 maggio 2008. In pratica si tratta di autorizzare l&#8217;accettazione di un numero di domande di “ingresso” per badanti (e forse colf) aggiuntivo rispetto ai 65.000 sin qui autorizzati (stime ufficiose parlano di ulteriori 150.000 “ingressi”) (<a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=I81B3" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). In realtà, piuttosto che ingressi veri, si tratterebbe di regolarizzare badanti già presenti in Italia e già occupate, anche se in modo irregolare. Ovviamente un tale provvedimento solleva interrogativi di opportunità e di equità. Come non ha mancato di evidenziare Andrea Olivero, presidente delle ACLI, “le colf non sono le uniche lavoratrici indispensabili in questo paese. Perché regolarizzare la badante e non l&#8217;operaio?” (<a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=I6N0Y" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). Nella visione del governo le motivazioni sembrano essere di due ordini: (1) innanzitutto questa categoria di stranieri presenta un profilo socialmente meno preoccupante: si tratta, appunto, di donne; reperibili (abitano presso il datore di lavoro); stabili; (2) in secondo luogo sono figure di cui il nostro welfare “familistico” ha un gran bisogno, essendo impiegate soprattutto per l&#8217;assistenza di anziani non autosufficienti (visto che il loro ricovero in struttura protetta risulterebbe economicamente più gravoso). Qui non ci interessa la questione della contraddizione tra annunci di severità e atti di “morbidezza”, né la questione dell&#8217;equità od opportunità di un intervento selettivo di regolarizzazione. Entrambe ci sono, e vanno rimarcate. Questo intervento testimonia in modo chiaro quanto sia complesso il governo dell&#8217;immigrazione, quanto siano articolati gli interessi in gioco (delle famiglie, delle imprese, delle comunità, dello stato), quanto sia opportuno procedere con serietà, piuttosto che con demagogia. Anche in questo caso una politica seria richiederebbe uno sguardo al medio-lungo periodo e l&#8217;adozione di politiche conseguenti. Visto che, come in diversi hanno già evidenziato, l&#8217;esigenza periodica di regolarizzazione anche di queste figure assistenziali evidenzia un problema strutturale del nostro paese – problema che nasce dall&#8217;incrocio tra processi di invecchiamento (crescenti) e incapacità delle famiglie a far fronte autonomamente all&#8217;esigenza di cura ed assistenza dei membri anziani (crescente anche questa, e per diversi motivi: aumento del tasso di occupazione delle donne; sopravvivenza di un solo coniuge anziano; aumento delle separazioni e divorzi, ecc.), a fronte di un&#8217;offerta di servizi di welfare non sempre accessibili dal punto di vista economico. Ma “governare” con serietà il fenomeno significa (1) rivedere l&#8217;ipocrita norma della chiamata “a distanza” (quale famiglia assume un&#8217;assistente familiare che non conosce, chiamandola dall&#8217;estero?); (2) dimensionare seriamente le quote d&#8217;ingresso (per evitare di dover ricorrere periodicamente a regolarizzazioni a posteriori); (3) introdurre agevolazioni fiscali più marcate (ed anche controlli più rigorosi) per ridurre la convenienza del lavoro nero; (4) sviluppare servizi di accompagnamento alle famiglie e soprattutto alle badanti (formazione professionale, dispositivi di incontro tra domanda ed offerta, ecc.) (vedi l&#8217;articolo di Sergio Pasquinelli, <em>Badante e clandestina</em>, su <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000440.html" target="_blank"><strong>LaVoce.info</strong></a>). Anche a Vignola, nell&#8217;ultimo decennio, è cresciuta in modo significativo la presenza di donne straniere, in larga parte provenienti dai paesi dell&#8217;Est Europa, impiegate in attività di “assistenza familiare”. Donne provenienti da Ucraina, Polonia, Moldova, Russia, Romania (oggi almeno 300 con regolare residenza, come risulta dall&#8217;anagrafe). Proviamo a leggere il fenomeno in altri termini, come una delle manifestazioni della globalizzazione – qui come “circolazione” di persone (donne), piuttosto che di merci od informazioni. Sono donne, queste, che spesso lasciano una famiglia al paese di origine – famiglie “transnazionali” dunque (vedi il cap. 3 di Ambrosini M., <em>Un&#8217;altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali</em>, Il Mulino, Bologna, 2008; <a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;ISBNART=12406" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). E&#8217; importante incontrarle, parlare con loro, ascoltare le loro storie, se si vuole capire una delle molteplici facce del l&#8217;immigrazione oggi.</p>
<p>[2] Le Nazioni Unite hanno stimato che nel 1998 la tratta internazionale delle donne per l&#8217;industria del sesso abbia riguardato 4 milioni di persone a livello mondiale, generando profitti per 7 miliardi di dollari per le organizzazioni criminali. Il fenomeno è in crescita, non certo in diminuzione, anche perché si associa oggi al sempre più diffuso fenomeno del “turismo sessuale”. Ad un recente convegno, organizzato dalla Caritas di Milano e dal Forum permanente sulla prostituzione (Cgil, Cisl e Uil), sono stati presentati i dati per l&#8217;Italia (<strong><a href="http://amarevignola.files.wordpress.com/2008/06/prostituzione-uscirne-si-puo-avvenire-27mag2008.pdf">vedi</a></strong>): circa 100mila prostitute (di cui il 90% straniere), circa 9 milioni di clienti, un giro d&#8217;affari di 90 milioni di euro al mese. Prostituzione sempre più spesso gestita da trafficanti internazionali (soprattutto di origine est-europea, balcanica e nigeriana). Certo, non tutte sono vittime del traffico ed anche i confini tra vittime e prostitute volontarie (<em>sex worker</em>) in alcuni casi è incerto (cfr. il cap. 10 di <em>Donne globali. Tate, colf e badanti</em>, Felrinelli, Milano, 2004, pp.158-172; <a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000189" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>). L&#8217;analisi di storie di vita (es. il capitolo di Lorenza Maluccelli in Colombo A., Sciortino G. (a cura di), <em>Assimilati ed esclusi</em>, Il Mulino, Bologna, 2002, pp.225-252; <a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;ISBNART=08965" target="_blank"><strong>vedi</strong></a>) evidenzia come in genere all&#8217;origine dell&#8217;inserimento nel circuito della prostituzione ci sia il debito contratto da queste donne con “imprenditori illegali” per l&#8217;ingresso, da clandestine, nel paese di destinazione – in questo caso, l&#8217;Italia. “Alcune donne si impegnano in un «contratto» delle cui clausole raramente si rendono conto in anticipo” (p.236). Il debito che si ritrovano poi a dover pagare è molto alto e rende queste donne facilmente ricattabili. Al “vincolo di debito” si associa, in molti casi, l&#8217;inganno. Solo durante il tragitto od all&#8217;arrivo nel paese di destinazione le donne sapranno che dovranno prostituirsi. E&#8217; solo il caso di notare che, per queste donne, una sistema di protezione sociale è offerto dai programmi conseguenti alla legge Turco-Napolitano del 1998 (legge dell&#8217;Ulivo). Anche questo è uno dei molteplici volti dell&#8217;immigrazione oggi ed in particolare dell&#8217;immigrazione clandestina (sulla prostituzione coatta delle donne provenienti dai paesi dell&#8217;est vedi l&#8217;indagine regionale realizzata nell&#8217;ambito del progetto <a href="http://www.regione.emilia-romagna.it/west/italiano/ricerche/flusse_rotte/prostituzione_forzata.asp" target="_blank"><strong><em>WEST - Women East Smuggling Trafficking</em></strong></a>).</p>
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