Celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia nell’Unione Terre di Castelli. Un’occasione persa

27 novembre 2011

L’Unione Terre di Castelli, per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, ha proposto un ricco programma di iniziative, dipanatosi dal 17 marzo sino a metà novembre (vedi). Questa manifestazione ha avuto successo oppure no? Ha “funzionato” oppure no? Non sarebbe male porsi questa domanda. Voglio farlo qui seguendo le tracce di un ragionamento fatto da Roberto Balzani, sindaco di Forlì, ma anche professore straordinario di storia contemporanea dell’Università di Bologna, sulla rivista Il Mulino (n.5/2011), dove si interroga sull’efficacia del “programma” nazionale per il centocinquantesimo. Rispetto a quali parametri possiamo valutare se le manifestazioni locali per i 150 anni dell’Unità d’Italia sono state un successo oppure no? Partiamo da qui.

Francesco Selmi, patriota vignolese, con la famiglia. Il Risorgimento, a Vignola e dintorni, fu solo un movimento di élites? (foto dell'1 ottobre 2011)

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Teatro Ermanno Fabbri. Un anno dopo

8 novembre 2011

Domani, martedì 8 novembre, prende il via la seconda stagione teatrale del Teatro Ermanno Fabbri. E’ passato più di un anno dall’inaugurazione, avvenuta il 2 ottobre 2010, e la prima stagione teatrale è alle spalle. Si sarebbe trattato di un successo secondo il sindaco Daria Denti e secondo il presidente della Fondazione di Vignola, Giovanni Zanasi, sponsor dell’iniziativa. “Non possiamo che essere estremamente soddisfatti della stagione inaugurale del Teatro Ermanno Fabbri”, ha affermato il sindaco. Uguale soddisfazione ha espresso il presidente della Fondazione. Entrambi hanno però dimenticato di raccontare per intero la storia. E’ certo che per valutare la misura del “successo” del teatro vignolese non è opportuno affidarsi per intero agli uffici stampa. Sarebbe invece opportuno affidarsi ai numeri: sia a quelli relativi all’affluenza, sia a quelli circa il costo per la collettività della stagione teatrale. Ma i primi sono troppo sintetici, mentre i secondi mancano completamente. Non ne trovate traccia da nessuna parte nel sito web del comune di Vignola (tantomeno in quello della Fondazione), né in documenti ufficiali. Proviamo comunque a dire qualcosa di significativo. E ad impostare, almeno, un ragionamento che andrà comunque ripetuto con i dati precisi necessari per valutare questa iniziativa. Leggi il seguito di questo post »


Vignolesi comuni nel Risorgimento. Una mostra mancata

16 ottobre 2011

Sabato 1 ottobre è stata inaugurata la mostra “Una storia da incorniciare. Il Risorgimento italiano illustrato dai pittori dell’800”. Ospitata presso le Sale della Meridiana, nei locali a fianco dell’ingresso della Rocca e recentemente ristrutturati dalla Fondazione di Vignola, resterà aperta sino al 13 novembre. La mostra è stata curata dal Gruppo di documentazione vignolese “Mezaluna – Mario Menabue”, è stata finanziata dalla Fondazione di Vignola ed è inserita nel programma delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia (un programma né unitario, né caratterizzato da eventi significativi, quasi gli amministratori del territorio fossero stati colti di sorpresa dalla ricorrenza: vedi). Con grande onestà gli stessi curatori l’hanno definita una “mostra storico-didascalica”. In effetti non è nulla di più. Vi ci si trova quello che si troverebbe in un normale sussidiario di storia per le classi elementari. Solo due pannelli in più, curati dalla biblioteca comunale, su Francesco Selmi, patriota vignolese. Unico piccolo “cammeo” di storia locale. E’ un peccato. Visto che la celebrazione dei 150 anni dell’unità d’Italia poteva essere l’occasione per offrire ai vignolesi l’opportunità per recuperare un po’ di consapevolezza storica. E il fatto è che, se incaricati per tempo, gli amici della “Mezaluna” avrebbero avuto sia le competenze sia i materiali documentali per fare ben altro, per dare uno spaccato vivo della comunità vignolese degli anni attorno al 1860. E magari, collaborando con altri gruppi di cultura e storia locale, offrire un affresco non esangue di questo territorio. Comunque, il tema della “partecipazione” della comunità locale al Risorgimento è troppo intrigante. Per questo, in vista della prossima celebrazione, quella dei 200 anni, vorrei lasciare un appunto. Magari se il futuro vorrà concedere a questo comune di avere un assessore alla cultura come si deve potrà anche succedere di riuscire ad avere, in occasioni importanti come i “centenari” dell’unità di questo paese, eventi minimamente significativi, in grado di contribuire ad irrobustire la nostra fragile consapevolezza storica. Vediamo. Leggi il seguito di questo post »


PoesiaFestival 2011. Due considerazioni

26 settembre 2011

Anche la VIIa edizione del PoesiaFestival è stata un successo. Forse ancora maggiore rispetto agli anni passati. Insomma, nonostante le difficoltà finanziarie la manifestazione tiene. E dire che “vendere” poesia è certamente cosa più impegnativa che “vendere” altre discipline e temi. Essendo un frequentatore occasionale tanto della poesia che del PoesiaFestival mi limito a due considerazioni. Una di “geopolitica” della manifestazione. L’altra relativa a Paul Muldoon, poeta irlandese, che ho avuto occasione di ascoltare al PoesiaFestival 2011. Leggi il seguito di questo post »


Affreschi del XV secolo a Monteforte di Montese, di Umberto Ballestrazzi

13 agosto 2011

Monteforte si trova in prossimità di Montese, su uno sperone roccioso (vedi la mappa su Google Maps). Seguendo una ripida strada si raggiunge la cima, dove una volta era situato l’antico castello. Qui, oltre che sulle vallate circostanti, si apre uno scorcio sul passato che sembra essersi congelato per giungere quasi intatto fino ai giorni nostri (purtroppo, a deturpare tutta l’area, è presente un ripetitore su cui non mi soffermo perché non ne conosco le vicende anche se è un tale scempio che non esiste business in grado di giustificarlo). Il castello venne costruito probabilmente prima del XIII secolo anche se la prima citazione risale al 1222; le sue mura vennero definitivamente distrutte nel 1535 dopo secoli di dispute e di saccheggi tra i vari signori locali. Dell’antico splendore del castello rimangono una porta di ingresso (attualmente una torre campanaria), la cisterna, la cappella e parte delle mura di fortificazione oltre agli straordinari scorci che si aprono tra la vegetazione (non presente nel medioevo) che hanno consentito agli antichi signori di controllare, e a noi di ammirare, tutte le vallate circostanti. Impossibile immaginare come realmente fosse la roccaforte nel periodo del suo massimo splendore anche se qualche temerario ha tentato di operare una ricostruzione grafica. Personalmente mi auguro che un giorno si riescano a trovare i fondi per scavare, valorizzare ma soprattutto conservare tutto quello che il terreno ancora nasconde dell’antico castello. Quello che però mi ha veramente colpito di quest’area, sono stati gli affreschi conservati all’interno della piccola e semplicissima cappella, caduta anch’essa in disuso a seguito della distruzione delle mura, ma conservata nei secoli per rispetto verso il sacro.

Particolare dell'affresco dell'ultima cena (1451), Oratorio della Rocca di Monteforte di Montese

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Opere d’arte nelle rotatorie? Riflessioni a partire da un episodio spilambertese

12 giugno 2011

Il Comune di Spilamberto ha emesso un bando di concorso per la realizzazione di un’opera d’arte a tema “L’aceto balsamico tradizionale di Modena” da collocare in una rotatoria all’ingresso del paese, all’incrocio tra la strada provinciale che proviene da Modena (SP 623) e l’asse stradale Castelnuovo-Piumazzo (SP 16). Si aggiunge dunque un nuovo episodio alla lunga serie delle “opere d’arte” nelle rotatorie, un fenomeno esploso negli ultimi anni e che merita una riflessione. Ci sono in effetti due aspetti che colpiscono in questo fenomeno. Le rotatorie hanno da tempo scalzato le piazze come location ideale per queste opere d’arte, per questi “monumenti”. Accanto ai luoghi cambiano però anche i temi. Non più personaggi della storia nazionale. Non più eventi eroici o tragici della città. Non più rappresentazioni di ideali astratti o virtù civiche (qualunque esse siano). Ma i prodotti del territorio. Quei prodotti che hanno contribuito a determinare il benessere economico della popolazione residente o che, anche solo, segnano un tratto dell’identità che si vuole affermare (spesso recuperandola dal passato) per il territorio. Opere d’arte, dunque, che sono chiamate non tanto ad “elevare lo spirito” ma a fungere da operatori del marketing territoriale. Leggi il seguito di questo post »


MUSA di Castelvetro & C. Riflessioni sul sistema museale del territorio

6 maggio 2011

Gli amici di Castelvetro, sindaco incluso, mi perdoneranno se prendo a pretesto le vicende del MUSA – Museo dell’Assurdo per ragionare dei luoghi della cultura e del sistema museale del territorio. Mi perdoneranno – così spero – perché proverò ad argomentare che il Museo dell’Assurdo è un assurdo di museo. Come consolazione si potrebbe osservare che, in quanto “museo assurdo”, è in buona compagnia. Per certi versi vanno annoverati nella categoria anche il “Museo dell’elefante” di Savignano ed il Museo civico di Vignola. Ma anche il Museo naturalistico di Marano. Se non fosse per la loro funzione didattica, al servizio delle scuole del territorio, la loro irrilevanza sarebbe certa. Dopo alcuni anni gloriosi, subito dopo l’inaugurazione, hanno visto un progressivo declino – ogni tanto interrotto da una ripresina, magari a seguito di un intervento di restyling (come nel caso del museo civico di Vignola). Va ancora aggiunto, a ben vedere, che il gruppo dei musei “assurdi” è in realtà molto ampio in Italia. Basta considerare la realtà del sistema museale italiano, di cui disponiamo i dati per la parte statale (vedi - invece mancano, colpevolmente, dati su visitatori ed introiti dei musei gestiti dagli enti locali – un’opera su cui potrebbe svolgere qualche utile funzione la provincia o la regione). In effetti la maggior parte dei musei o luoghi della cultura ha un numero di visitatori disperatamente basso. Anche se sono pochi, anzi pochissimi, quelli che hanno meno visitatori del MUSA di Castelvetro (800 in un anno, secondo dati forniti alla stampa dalla stessa amministrazione). Leggi il seguito di questo post »


MUSA & “Italia, Italie” a Castelvetro. In cerca di visitatori

3 maggio 2011

Dal 2002, a Castelvetro, è presente il MUSA – Museo dell’Assurdo, oggi divenuto uno spazio museale dedicato all’arte contemporanea (vedi). Associato ad esso, in questi giorni, dal 16 aprile al 22 maggio 2011, nello spazio espositivo Pake, si trova la mostra temporanea “Italia, Italie. Noi, gli altri e il Belpaese nell’arte contemporanea” (vedi). Qui le immagini scattate il giorno primo maggio (unico visitatore della giornata).

MUSA – Museo dell’assurdo & mostra Italia, Ital…, posted with vodpod

PoesiaFestival & C. Uno sguardo disincantato sugli eventi culturali del territorio dell’Unione

16 aprile 2011

I due eventi culturali più importanti del territorio dell’Unione Terre di Castelli hanno trovato spazio in questi giorni sui quotidiani locali. Mi riferisco al PoesiaFestival (vedi) ed al Festival nazionale ed europeo del Teatro dei Ragazzi di Marano (vedi). Il primo è, ad oggi, l’unico evento progettato e realizzato sin dall’inizio a livello di Unione Terre di Castelli – ed oggi coinvolge anche il Comune di Maranello. Il secondo è, ancora oggi, alla XXVIIa edizione, un evento solo maranese, nonostante, nel frattempo, la disponibilità di teatri nella zona si sia decisamente ampliata, prima con il teatro La Venere a Savignano, quindi con il teatro E.Fabbri a Vignola. Diversi i motivi che li hanno portati all’attenzione dei media locali. Per il Teatro dei Ragazzi di Marano l’occasione è l’inaugurazione (avvenuta ieri alle 20.30 – location il solito Centro culturale di Marano) e dunque la presentazione del programma che si dipana fino al 14 maggio. Per il PoesiaFestival, invece, si tratta di una polemica tra il coordinatore del PD del territorio, Luca Gozzoli, ed il Comune di Savignano (vedi Il Resto del Carlino del 14 aprile, p.23). Gozzoli ha attaccato denunciando l’intenzione dell’amministrazione di Savignano di abbandonare il festival. Questa ha risposto che si tratta solo di un ridimensionamento del contributo finanziario, che passa da 10 a 5mila euro. Dunque nessun abbandono, nessuna smobilitazione. Al di là dei motivi contingenti e più o meno mondani, vale la pena interrogarsi su questi due eventi culturali e sulla capacità di questo territorio di promuovere iniziative nel campo culturale che siano allo stesso tempo iniziative di qualità (volte a promuovere la cultura) ed anche in grado di dare visibilità al territorio e di attrarre visitatori e turisti. Leggi il seguito di questo post »


L’Unione Terre di Castelli celebra (male) i 150 anni dell’Unità d’Italia

14 marzo 2011

Da oggi, 14 marzo, siamo a conoscenza del programma delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia dei comuni dell’Unione Terre di Castelli (qui il pdf), con le prime iniziative programmate per giovedì 17. A prima vista il programma sembra ricco, ma se si va oltre al dato quantitativo è difficile non rimanere un po’ perplessi. Basta infatti un’occhiata appena un po’ approfondita per rendersi conto che questa importantissima ricorrenza scivolerà via senza lasciare tracce significative sui cittadini di Vignola e dintorni (se non come lieve incremento del tasso alcolico nel sangue a seguito dei numerosi “aperitivi tricolore” organizzati –Vignola ha cominciato per prima il 18 febbraio; seguiranno, il 17 marzo, Guiglia e Savignano). E’ un peccato perché, al di là del fatto che, come ha osservato lo storico Emilio Gentile, “l’Unità d’Italia divide gli italiani” (il Riformista del 3 marzo 2011: vedi) – e ciò assai prima delle ostilità della Lega Nord (vedi), questa poteva essere l’occasione per promuovere un po’ di consapevolezza storica (bene assai raro) nei cittadini di questo territorio. In effetti dobbiamo riconoscere che anche il modo in cui celebriamo questi momenti importanti della nostra storia parlano di noi, di chi siamo e, soprattutto, di chi vogliamo essere. Vorrei dunque provare ad interpretare queste celebrazioni leggendole innanzitutto come un segno di debolezza politica. Vediamo. Leggi il seguito di questo post »


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