E se ci mettessimo nei loro panni?

Sabato 19 aprile, a Vignola, si è tenuto il terzo incontro del Forum per la partecipazione dei cittadini stranieri – incontro organizzato in occasione della ricorrenza del primo anno dall’insediamento. Vincenzo Tammaro, Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Modena, ha illustrato in modo chiaro (dimostrando anche grande sensibilità per la condizione degli stranieri) le procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno “elettronico” per i cittadini stranieri. Un procedimento che coinvolge, nell’ordine, le Poste, enti “terzi” (organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, patronati … che offrono ausilio alla compilazione), la Questura (incaricata anche della rilevazione elettronica delle impronte digitali e della verifica dei necessari requisiti di reddito e alloggio) e l’Istituto Poligrafico dello Stato, che produce il permesso di soggiorno elettronico (con microchip). Quest’ultimo viene quindi rispedito alla Questura che provvede a convocare l’interessato per la consegna. Dall’inizio alla fine del procedimento passa un tempo non precisato, dell’ordine di parecchi mesi. Un tempo che si allunga in circa una pratica su 4, per errori o documentazione incompleta. Inoltre tale procedura ha un costo non indifferente (72 euro per ogni richiesta di rinnovo), ma la qualità del “servizio” lascia un po’ a desiderare.
Non c’è dubbio che la procedura sia complessa e delicata. L’impressione, tuttavia, è che anche qui l’apparato burocratico, nonostante l’impegno e la buona volontà di singoli attori, non si ponga come elemento di servizio ai cittadini e non si preoccupi molto di garantire standard qualitativi adeguati, trasparenti, dichiarati. Sarebbe buona cosa se anche in questo caso l’amministrazione pubblica definisse uno standard per lo svolgimento della pratica. 90 giorni possono bastare (se non insorgono complicazioni)? Oggi serve in genere tre volte tanto – un tempo difficilmente giustificabile con ragioni tecniche. L’impressione è che, trattandosi di cittadini stranieri, l’impegno generale di garantire standard “decenti” di servizio sia ancora più debole che in altri contesti. Così succede che la Corte dei Conti censuri il funzionamento degli uffici per l’immigrazione per la farraginosità delle procedure. Succede altresì che occorrano 400 giorni per un visto d’ingresso (vedi Il Sole 24 Ore del 7 aprile 2008, p.11). O che i tempi della procedura burocratica per l’ottenimento della cittadinanza italiana siano risultati pari, in media, a 3,8 anni nel 2005, secondo i dati del Ministero dell’Interno (vedi Zincone G. (a cura di), Familismo legale. Come (non) diventare italiani, Laterza, Bari, 2006, p.22; vedi). Sono performance che nessun cittadino italiano riterrebbe accettabili dal “proprio” stato. In Italia ci sono circa 3,5 milioni di stranieri che periodicamente debbono rinnovare il permesso di soggiorno (che ha una durata massima di 2 anni) od il “permesso di soggiorno di lungo periodo” (durata 5 anni). Non è un obiettivo condivisibile quello di farli “tribolare” di meno? Di dare il segno dell’attenzione e dell’accoglienza a chi è in regola ed in regola ci vuole rimanere? Non sarebbe interesse dello Stato italiano quello di essere più user friendly nelle pratiche di rinnovo, nell’ottenimento del visto d’ingresso, nel rilascio della cittadinanza italiana (e, magari, più severo in quelle di espulsione)? Per favorire l’integrazione è importante dare l’idea di uno Stato “amico” per chi vuole fare le cose in regola. Cercare di “addomesticare” la pubblica amministrazione e renderla più amichevole nei confronti dei cittadini (in generale) è un obiettivo perseguito, seppure con esiti altalenanti, negli ultimi anni. Possiamo impegnarci a fare qualcosa per un rapporto più amichevole anche tra l’amministrazione statale e gli stranieri in regola?

Una Risposta a “E se ci mettessimo nei loro panni?”

  1. Eli Dice:

    Ciao Andrea,
    sono d’accordissimo con te, soprattutto dopo aver “visto da vicino” certe procedure che a me, italiana e laureata, hanno messo in difficoltà e hanno portata ad interrogarmi, come te, sul senso di tutte queste trafile e farraginosità. Altro che user friendly!
    A margine, mi permetto di segnalarti questo blog http://100cittasicure.wordpress.com promosso dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana.
    ciao,
    Elisa

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