Archivio per Gennaio 2008

Il PD a Vignola: un partito coraggioso

31 Gennaio 2008

Nei dieci giorni che sono trascorsi da quando ho annunciato pubblicamente la mia disponibilità a candidarmi come coordinatore del Partito Democratico di Vignola ho incontrato più di 60 persone, tra iscritti al PD, persone interessate o rappresentanti delle forze economiche e sociali del territorio. Altre ne incontrerò nei giorni restanti prima dell’assemblea del PD prevista per venerdì 8 febbraio. Sono stati incontri individuali o a piccoli gruppi, così che ciascuno potesse esprimere osservazioni ed aspettative sul nuovo partito a Vignola. Oltre ad aver raccolto attestati di stima ed apprezzamento per la mia candidatura, ho registrato fortissima una valutazione positiva della competizione in atto, in quanto si tratta di una competizione di idee e di competenze ed in quanto tale non può che essere salutare per il nuovo partito. Ho avvertito la forte voglia di partecipare, di impegnarsi per dare davvero alla politica il volto di un servizio per la collettività. Tutto ciò è stato per me di grande incoraggiamento e mi ha spinto a confermare la mia candidatura a coordinatore del circolo del PD di Vignola.
In questi incontri mi ha colpito in particolare la richiesta di coraggio indirizzata al nuovo partito. I cittadini di Vignola, gli elettori delle primarie, gli iscritti al PD chiedono un Partito Democratico coraggioso. Coraggioso nell’aprirsi a nuove persone e nel cercare di coinvolgere le energie intellettuali e morali migliori della nostra città. Coraggioso nell’organizzare i processi interni di decisione in modo trasparente e realmente partecipato. Coraggioso nel confrontarsi con costanza con le realtà economiche, sociali, associative della città. Coraggioso nell’analizzare anche criticamente la propria esperienza e dunque nel tendere sempre a migliorare la propria capacità di raccogliere i bisogni ed i suggerimenti dei cittadini per tradurli in decisioni politiche, in indirizzi sul futuro della nostra città. Coraggioso nell’affrontare senza indugio anche temi impegnativi e di lungo periodo come la tutela del nostro territorio, la sicurezza della città, la promozione di comportamenti rispettosi dell’ambiente, l’integrazione dei cittadini stranieri.
Mi ha colpito anche la forte volontà di partecipare sin dall’inizio a costruire il nuovo partito, richiedendo un modo nuovo di fare politica e suggerendo i temi prioritari della sua azione. Ho ricevuto numerosi contributi – tante persone hanno voluto mettere per iscritto le proprie considerazioni ed i propri suggerimenti – e questo mi ha spinto ad integrarli, grazie ad un lavoro collettivo tuttora in corso, in una sorta di programma. Un programma che ha al centro un’idea di città da disegnare insieme, passo dopo passo, perché il PD di Vignola che tutti mi hanno chiesto di contribuire a costruire è un partito plurale, aperto, capace di ascoltare, ma anche di fare scelte coraggiose. Per illustrare e discutere queste considerazioni, questa visione del nuovo partito, questi punti del programma sei invitato ad un incontro pubblico martedì 5 febbraio, alle ore 20.30, in municipio a Vignola.

PS. Nei prossimi giorni renderò pubblico anche su questo blog la proposta di programma per il PD di Vignola. Se vuoi contribuire alla sua realizzazione o se sei interessato a fare due chiacchiere sulla visione politica che il nuovo partito dovrebbe sviluppare scrivi a: andrea.paltrinieri@terredicastelli.it

Perché mi candido a coordinatore del circolo del PD di Vignola

21 Gennaio 2008

Care amiche, cari amici,
numerosi cittadini ed iscritti al PD mi hanno sollecitato a candidarmi a coordinatore del circolo del Partito Democratico di Vignola. Dopo essermi consultato con la mia famiglia ho pensato di accettare perché da sempre intendo la politica come servizio e perché ritengo che le competenze acquisite impegnandomi come amministratore (sia consigliere comunale che assessore) possono essere importanti in questa fase di costruzione del nuovo partito.
In questi anni mi sono impegnato perché la politica riacquistasse credibilità e capacità di fare. Ho affiancato questo impegno al mio lavoro quotidiano come dirigente all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. L’ho affiancato soprattutto alla vita familiare (sono infatti sposato con Tiziana ed ho 3 figli), spesso con grande sacrificio della mia famiglia. Mi hanno però confortato gli attestati di stima ricevuti in questi anni, oltre ai risultati raggiunti per la nostra città: un nuovo asilo nido in grado di accogliere oltre 60 bambini, un Centro per le famiglie che offre iniziative e servizi per le famiglie di nuova formazione, corsi di lingua italiana per stranieri grazie al Centro Territoriale Permanente di Vignola, il Centro Diurno per anziani, il centro giovani Meltin’ Pot, alloggi popolari a Mulino di Tavernelle, più orti per gli anziani ed altro ancora.
Oggi intendo mettere il mio impegno a disposizione del Partito Democratico. L’Italia ha bisogno di un partito nuovo, più grande, in grado di raccogliere le persone che vogliono ridare futuro a questo paese, perché si possa investire di più nella ricerca e nell’istruzione, promuovere una maggiore eguaglianza delle opportunità, maggiore attenzione all’ambiente, un nuovo senso civico. L’Italia ha anche bisogno di un modo nuovo di fare politica: politica per passione civile e come forma di servizio disinteressato per la collettività. E credo che spetti A NOI, a livello locale, dimostrare che un modo nuovo di fare politica è possibile. Una politica che sappia rinnovare se stessa: maggiore coinvolgimento dei cittadini e dei giovani nelle scelte di fondo della città, ad esempio con iniziative come le primarie delle idee e la progettazione partecipata della città; un reale e costante confronto con le realtà sociali ed economiche del territorio e con le numerose realtà associative; un impegno vero a rendere conto dei risultati conseguiti anno dopo anno ed anche un’attenzione alle critiche per imparare a fare sempre meglio. Una politica, inoltre, che affronta con coraggio le sfide che attendono la nostra città: una gestione più attenta del territorio, la promozione di comportamenti rispettosi dell’ambiente, l’integrazione dei cittadini stranieri giunti nella nostra comunità, la realizzazione di uno sviluppo sostenibile.
Mi farebbe piacere poter lavorare a tutto ciò con il tuo aiuto.

Andrea Paltrinieri

Con mia figlia maggiore a Scarlino (GR)

Una “silenziosa” trasformazione demografica

10 Gennaio 2008

Nati a Vignola 1960-2007

Sono disponibili i dati demografici del 2007. Come negli anni precedenti la popolazione di Vignola cresce anche nell’ultimo anno, passando da 23.075 (al 31 dicembre 2006) a 23.419 (al 31 dicembre 2007). L’incremento è dovuto essenzialmente al saldo migratorio (ampiamente positivo), mentre il saldo naturale torna negativo, anche se di poche unità. In pratica negli ultimi 7-8 anni Vignola è cresciuta di circa 350 residenti all’anno. Si tratta di un processo migratorio che ha tre componenti: immigrati da paesi stranieri, immigrati dal Sud Italia (specie da Campania, Puglia e Sicilia) ed immigrati da altri comuni modenesi. All’interno dell’area modenese (in grado di attrarre per l’andamento positivo dell’economia), Vignola attrae ancora di più per la sua dotazione di servizi e per una qualità della vita superiore alla media (a quando delle graduatorie provinciali?). I nati del 2007 sono 223, in riduzione rispetto al 2006 quando, con 258 nati, a Vignola le nascite sono ritornate ai livelli del 1968 (ma allora il numero dei residenti era di un quarto inferiore ad oggi). Comunque, dal 2002 le nascite sono stabilmente al di sopra delle 200 unità, ben lontane dal valore minimo del 1987 (allora ci furono solamente 103 nati). La ripresa della natalità è il prodotto del mutamento della struttura demografica della popolazione: il grosso dei nuovi residenti sono di giovane età (25-35 anni), l’età giusta per metter su famiglia e fare figli. Contribuiscono in modo significativo le famiglie di stranieri: sui 223 nati del 2007 69 sono stranieri (il 30,9%). Sulla popolazione residente complessiva, invece, gli stranieri incidono per l’11,5% circa. Sono dati che ci debbono spingere ancora di più a lavorare per l’integrazione, specie per le “seconde generazioni”. E’ un fenomeno di cui sappiamo ancora poco. E’ però plausibile ritenere che gli immigrati adulti arrivino da noi alla ricerca di un miglioramento delle condizioni economiche (pensando anche al futuro dei loro figli) e qualche volta fuggendo da condizioni assolutamente insopportabili. Si inseriscono da noi senza grosse pretese: molti di loro, pur avendo titoli di studio elevati, accettano posti da operai. Qui la soddisfazione per aver notevolmente migliorato la condizione economica fa premio su tutto. Per i figli degli immigrati nati qui la cosa è però diversa. Le loro aspettative sono in tutto simili a quelle dei nostri figli: poter studiare, trovare un buon lavoro. Occorre allora assicurare che il fatto di essere stranieri non si trasformi per loro in un handicap per la carriera scolastica e per la carriera lavorativa. Occorre evitare che si sentano intrappolati in percorsi che non riescono a sfociare verso l’alto. Per questo sarebbe importante avere i dati del loro abbandono scolastico e del loro successo scolastico. Nei confronti delle nuove generazioni la capacità di integrazione della società modenese dipende certamente (certo non solo, ma anche) dal fatto che non percepiscano l’esistenza di meccanismi sociali discriminatori. E’ questa una delle sfide più impegnative per l’integrazione … Occorre saper dosare il “lavoro” sulla cultura familiare e la sensibilità delle istituzioni, in primo luogo di quelle scolastiche. Niente buonismi per favore, ma uno sguardo lucido sul loro e il nostro futuro.

Composizione nati italiani e stranieri a Vignola 1997-2007

Fatti … da consigliere

3 Gennaio 2008

Il 20 dicembre 2007 si è costituito il gruppo consiliare del Partito Democratico anche a Vignola. Come avevo da tempo anticipato mi è sembrato opportuno lasciare ad altri l’incarico di capogruppo, che avevo invece nei Democratici di Sinistra. E’ dunque tempo di un bilancio di questi primi tre anni e mezzo della legislatura (dal giugno 2004 al dicembre 2007). Delle cose fatte da consigliere e da capogruppo DS. Innanzitutto in termini di partecipazione: sono l’unico ad essere stato presente a tutti i consigli comunali di questa legislatura (52 consigli comunali, dal primo - il 19 luglio 2004 - all’ultimo - il 20 dicembre 2007). Sempre per stare ai numeri: sono autore di 26 ordini del giorno o mozioni (uno dei modi in cui si esercita la funzione di indirizzo del consiglio comunale) su diversi temi: dalla promozione del commercio equo e solidale alla celebrazione delle festività civili, dalla riorganizzazione dell’assistenza sociale con la costituzione della nuova Azienda di Servizi alla Persona alle politiche culturali dispiegate in modo coordinato e con percorsi partecipati a livello d’Unione (i Piani di Zona per la Cultura!), dall’adeguamento dell’organico nelle scuole dell’infanzia statali di Vignola ai “buoni casa”, ai nuovi “istituti” di partecipazione come l’istruttoria pubblica. Sono anche autore di 45 interrogazioni al Sindaco ed agli assessori (l’ultima sulla situazione di degrado dell’autostazione), a riprova del fatto che anche la funzione di controllo e di valutazione delle politiche dell’amministrazione (oltre alla funzione di indirizzo) è di primaria importanza per i partiti di maggioranza che siedono in consiglio.
Da consigliere ho promosso la costituzione del Forum per i cittadini stranieri dell’Unione Terre di Castelli (primo firmatario dell’emendamento al Bilancio di previsione 2005), il potenziamento dei servizi per l’infanzia (più posti negli asili nido di Vignola!), l’incremento delle risorse per le associazioni di volontariato, la riqualificazione del verde pubblico (ce n’è ancora da fare!), la riorganizzazione dei “servizi sociali” del Distretto con la costituzione dell’ASP “G.Gasparini”, oltre a non aver mai fatto mancare il mio contributo sugli atti più importanti dell’amministrazione (bilancio, regolamenti, programmi degli investimenti, ecc.). Ugualmente importante, tuttavia, è stato il lavoro per recuperare quella funzione (”di indirizzo e controllo”) che la legge assegna ai consigli comunali. Significa fare discussioni serie ed approfondite degli atti fondamentali di bilancio, portare in consiglio comunale programmi e rendicontazioni degli organismi di secondo livello (l’Unione Terre di Castelli, il Coiss prima, l’ASP ora), stimolare l’attività di rendicontazione al consiglio e di informazione ai cittadini da parte dell’amministrazione. A qualcuno potrà sembrare poco. Però, provare per credere …

Un giorno questo dolore ti sarà utile

1 Gennaio 2008

Un libro molto bello che ho letto tutto d’un fiato una domenica mattina di qualche mese fa. Ne ho fatto, allora, una sorta di recensione. Si tratta del libro di Peter Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Adelphi, Milano, 2007, 206 pp., 16,50 €

Ci sono momenti nella vita che contano più di altri. Sono i momenti delle scelte importanti, le scelte che possono incanalare l’esistenza in una direzione oppure nell’altra. Per un giovane, uno di questi momenti è certamente quello della scelta dell’università. Questo è anche il momento in cui si svolge la storia di James Danfour Sveck, diciottenne di una famiglia agiata newyorkese, raccontata nel romanzo di Cameron. James è un ragazzo poco socievole, ma con una certa sensibilità e senso dell’ironia, che non sa come collocarsi nel mondo. I suoi coetanei non lo attirano: “il problema principale era che non mi piace la gente, e in particolare non mi piacciono i miei coetanei, cioè quelli che popolano l’università. (…) Le persone, almeno per quel che ho visto fino adesso, non si dicono granché di interessante. Parlano delle loro vite, e le loro vite non sono interessanti. Quindi mi secco.” (pp.43-44) Degli adulti ha una pessima opinione: sono mossi solo dalla volontà di affermarsi, senza riguardo per gli altri. E come dargli torto, visto che queste caratteristiche sono innanzitutto quelle dei suoi genitori? Il disagio “esistenziale” di James deriva anche dal vuoto che lui percepisce in un mondo superficiale, fatto di gente indaffarata ed egocentrica, assorbita nella ricerca di una felicità sfuggente – sfuggente anche perché maldestramente ricercata. Ed anche dallo scarto tra gli affanni quotidiani degli adulti, spesso un po’ meschini, ed i problemi che incombono sulla civiltà: “hai ragione. E’ vero” [rivolgendosi alla madre]. “E’ vero cosa?” ha chiesto. “Che sono disturbato”. Pensavo al significato di questa parola, a che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film o dalla foresta vergine che brucia o dalle calotte polari che si ritirano. O dalla guerra in Iraq” (p.68).
Il libro racconta i mesi dell’estate di James che, pur essendosi già iscritto all’università, sta maturando l’idea di rinunciarvi. In questi momenti cruciali, con diverse possibilità, ma anche tanta incertezza, la famiglia dovrebbe essere una risorsa, un ausilio. Così non è però per James. Vive con sua sorella e sua madre, dopo che questa ha divorziato da suo padre e si è risposata altre due volte. Il libro inizia proprio con le vicende del terzo matrimonio della madre, ritornata precipitosamente a casa dopo aver rotto con il nuovo marito durante il viaggio di nozze, dopo soli quattro giorni dal matrimonio! “Con mio padre era stata sposata quindici anni e con il secondo marito tre, quindi quest’ultimo matrimonio doveva essere in proporzione. Cercavo di calcolare quale percentuale di quindici fossero tre anni, in modo da ottenere il terzo numero: possibile che fossero quattro giorni? (…) Comunque, proporzione o no, quattro giorni erano proprio desolanti. E semmai la curva dovrebbe andare nell’altro senso, i matrimoni dovrebbero migliorare, non peggiorare. Di questo passo mia madre, se mai ci avesse riprovato, sarebbe stata abbandonata all’altare.” (p.22) La madre è comunque indaffarata nella gestione di una galleria d’arte. Ma le cose non vanno meglio con la sorella, Gillian, più grande ed al terzo anno di università, impegnata in una relazione con un professore, sposato, di teoria del linguaggio. Con il padre, impegnato a fare affari a Wall Street, si incontra settimanalmente, ma si tratta di incontri fugaci, giusto il tempo per ricevere consigli - “non puoi sempre scappare dalle cose che non ti piacciono. La vita non funziona mica così” (p.123) – ma da un adulto che ha l’atteggiamento di chi non ha troppo tempo da dedicarti, di chi deve già fare qualcos’altro. Il padre e la madre, insomma, non hanno troppo tempo per lui, sono presi dalla loro vita piena d’affari (il padre) o incasinata (la madre). Quest’ultima divide il proprio tempo, in modo frenetico, tra la galleria d’arte e le relazioni sociali ad essa legate, il proprio life coach (tradotto come “allenatore dell’anima”), la ricerca di nuovi amori. Le relazioni con i figli assorbono solo una parte marginale della sua vita e senza grandi manifestazioni di attaccamento ed interesse. D’altronde il comportamento della madre può essere descritto nei termini di incapacità di riconoscimento – una “patologia” che il libro fa ritenere una sindrome socialmente diffusa. “Ignoralo e vedrai che ti lascerà stare, diceva mia madre a Gillian quando eravamo piccoli e io la stuzzicavo. Ignoralo e basta. Vuole solo attenzione. A ripensarci sembra quasi crudele riconoscere e insieme respingere il desiderio d’attenzione di qualcuno, specialmente di un bambino. Vuole solo attenzione, come se fosse una brutta cosa, neanche uno volesse soldi, potere e celebrità.” (pp.156-157)

Un giorno questo dolore ti sarà utile, di Peter Cameron

Il solo approdo stabile nella vita famigliare di James è la nonna che abita sola in “una casa stile Tudor”, dove “si prova la bella (e rara) sensazione che chiunque abbia costruito quella casa l’abbia fatto con amore e senza fretta.” (p.74) In casa della nonna – nanette è chiamata - “tutto è sempre in ordine” (p.75); l’attenzione verso James, verso l’individuo, si manifesta con le cose quotidiane, ad esempio con il mettere i sottobicchieri d’argento sotto il bicchiere suo e del nipote – un gesto innocuo, ma che da l’idea del valore del momento (p.182). E’ il legame con la nonna che alla fine risulterà di aiuto a James nella sua difficile estate prima dell’università. La nonna sempre pronta ad accoglierlo, a rispettarne l’umore, a dedicargli tempo ed attenzione (seppure con grande discrezione). Ad evidenziare quello che di positivo ha già fatto, pur in una situazione che a James sembrava un disastro: “Sai una cosa,” mi ha detto dopo aver assaggiato il suo whisky con aria soddisfatta “in fondo quello che mi hai raccontato mi pare incoraggiante. Hai fatto una cosa stupida e hai fatto un gran pasticcio, eppure lo trovo incoraggiante”. “Perché?” ho chiesto. “Perché volevi una cosa e hai cercato di prendertela. Hai agito. Stupidamente, ma hai agito, e questo è l’importante.” (pp.185-186) Scritto con grande leggerezza, con dialoghi divertenti ed osservazioni acute, il romanzo di Cameron fa ridere ed anche commuove. E’ un romanzo molto bello. E’ la storia di un momento di forte incertezza nella vita sociale ed affettiva di un giovane diciottenne. “Ho solo diciotto anni. Come faccio a sapere cosa vorrò nella vita? Come faccio a sapere cosa mi servirà?” (p.206) Ma da questa storia emerge con forza l’importanza dei legami affettivi solidi ed incondizionati – quello con nanette. In un mondo di relazioni famigliari instabili, in cui nessuno può dare ciò che non ha innanzitutto per sé stesso – il rispetto – le risorse che consentono al giovane James di non “perdersi” sono il legame con una nonna che gli vuole bene, che non ha da imporgli niente, che non deve dimostrare di essere preoccupata per il suo futuro. Il romanzo è forse la metafora del restringersi degli spazi dell’affetto incondizionato che una volta erano forse presenti nella famiglia grazie al ruolo della madre. Una volta la divisione del lavoro di socializzazione passava attraverso la coppia: il padre preoccupato degli orientamenti funzionali (come inserirsi bene nella società), la madre serbatoio d’affetto. Il romanzo di Cameron testimonia di un quadro cambiato: ora sia il padre che la madre sono socialmente inseriti, sono socialmente attivi. Ma, soprattutto, sono narcisisticamente preoccupati di sé, del ruolo e dell’immagine da difendere nella società, e sono dunque incapaci di prestare attenzione ed ascolto ai figli che hanno generato. Per questa funzione insostituibile non sono rimasti che i nonni!